Von der Leyen all’Europarlamento: un’Unione più forte, tra nuove alleanze, sfide globali e ambizioni digitali

Strasburgo ha ospitato, il 16 settembre, il discorso annuale sullo Stato dell’Unione europea pronunciato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen davanti alla plenaria del Parlamento europeo. In quasi un’ora e mezza di intervento, von der Leyen ha tracciato un quadro articolato delle priorità dell’esecutivo comunitario, muovendosi con sicurezza tra geopolitica, economia, clima e governance digitale, con un filo conduttore preciso: in un mondo divenuto più freddo, fragile e ostile, l’Unione europea ha scelto di percorrere una propria strada, emergendo — a suo dire — più forte e indipendente, come unica cornice capace di garantire vera sovranità ai suoi cittadini.

L’annuncio più inatteso e politicamente rilevante dell’intero discorso ha riguardato il Canada. Von der Leyen ha proposto al premier Mark Carney — presente in prima fila nell’emiciclo — di diventare il primo membro associato dell’Unione europea, un’offerta senza precedenti nella storia dell’integrazione comunitaria e ancora da definire nei dettagli con le capitali nazionali. L’alleanza immaginata è di ampio respiro: tecnologia, difesa, energia, minerali critici, intelligenza artificiale e cooperazione nell’Artico. Il gesto non è casuale: il Canada attraversa turbolenze geopolitiche simili a quelle europee e, dopo mesi in cui il premier Carney aveva evocato la necessità di un’alleanza tra medie potenze per resistere alle pressioni dei giganti globali, la risposta di Bruxelles si è concretizzata in una proposta di partenariato strutturato e ambizioso.

Sicurezza europea e la questione cinese

Il deterioramento del contesto internazionale — reso plasticamente evidente dalla vicenda della Groenlandia e dall’imprevedibilità dell’amministrazione Trump — ha spinto von der Leyen a lanciare una seconda proposta di grande portata: la creazione di un Consiglio di sicurezza europeo, organo esecutivo dibattuto da anni ma mai concretizzato, che ora acquisisce nuova urgenza. A questo si affiancherebbe un protocollo di emergenza modellato sull’Articolo 4 della Nato, che obbligherebbe gli Stati membri a consultarsi ogniqualvolta uno di essi ritenga minacciate la propria sicurezza, integrità territoriale o indipendenza politica. Si tratta di un passo significativo verso una maggiore autonomia strategica europea, che risponde a una domanda crescente tra governi e opinioni pubbliche del continente.

Altrettanto netta è stata la posizione sul fronte cinese. Von der Leyen ha denunciato uno squilibrio commerciale con la Cina pari a un miliardo di euro al giorno, definendo il fenomeno un “secondo China Shock” già in atto, visibile nelle comunità e nelle fabbriche europee, con effetti diretti sulla deindustrializzazione dei cuori produttivi del continente. La presidente ha avvertito che le interlocuzioni diplomatiche in corso con Pechino non stanno producendo i risultati attesi, e che l’Unione intende ricorrere a tutti gli strumenti disponibili per riequilibrare il rapporto commerciale. Una posizione che riflette una consapevolezza ormai matura: la competitività europea non si difende solo con riforme interne, ma anche con un terreno di gioco internazionale equo e reciproco.

Sul Medio Oriente, von der Leyen ha assunto toni insolitamente diretti, condannando sia il progetto israeliano di insediamento E1 in Cisgiordania — definito “inaccettabile” e illegale, in quanto spezzerebbe la continuità territoriale palestinese — sia la frammentazione interna all’Unione, che nell’ultimo anno non ha saputo raggiungere la maggioranza necessaria per agire in modo coerente. “Quando l’Europa è divisa, non può cambiare il corso degli eventi”, ha detto, ribadendo l’impegno a tenere viva la prospettiva della soluzione a due Stati. Parallelamente, ha confermato il massimo sostegno all’Ucraina in vista di un inverno difficile, con l’impegno a rafforzare l’applicazione delle sanzioni contro la Russia e a chiuderne le falle ancora esistenti.

Clima, digitale e la sfida dell’intelligenza artificiale

L’estate appena trascorsa ha fornito a von der Leyen un argomento potente per rilanciare l’agenda climatica: 660.000 ettari bruciati, circa 12 milioni di tonnellate di raccolti perduti e oltre 35.000 morti in più durante le ondate di calore. “Questi sono stati i mesi estivi più caldi di sempre, ma probabilmente i più freschi degli anni a venire”, ha avvertito, annunciando un nuovo quadro per la resilienza climatica, un’iniziativa contro lo spreco idrico e un’Alleanza per l’assicurazione contro i rischi climatici — strumento quanto mai necessario, considerato che solo un quarto degli edifici colpiti da disastri nell’Ue risulta assicurato. L’obiettivo è fare dell’Europa un leader nel mercato emergente delle tecnologie di adattamento, trasformando la necessità in opportunità industriale.

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, von der Leyen ha insistito sulla necessità di trovare un equilibrio tra opportunità e rischi, citando esplicitamente lo spettro dei sistemi auto-migliorativi e la necessità di governare la frontiera tecnologica. L’Unione intende collaborare con Canada e Regno Unito sulla sicurezza dell’IA, mentre sul piano industriale punta a potenziare massicciamente la capacità di calcolo europea, facendo leva su quello che la presidente ha definito “un prezioso tesoro europeo”: le industrie di livello mondiale con dati di altissima qualità. La governance digitale si estende anche ai minori: la Commissione proporrà il divieto di accesso ai social network per i minori di 13 anni, il divieto di account personali fino ai 15 anni, e l’obbligo per le piattaforme di dimostrare la conformità per la fascia tra i 15 e i 18 anni. “Siamo noi a decidere le nostre regole, non le grandi aziende tecnologiche”, ha concluso von der Leyen, anticipando anche una proposta legislativa contro la dipendenza digitale attesa per l’autunno.

Sul versante economico e migratorio, la presidente ha rivendicato gli sforzi per ridurre la burocrazia, chiedendo agli Stati un “patto contro il gold-plating” — la sovra-regolamentazione nazionale che distorce il mercato unico — e ha anticipato un nuovo pacchetto bancario orientato alla semplificazione. Ha inoltre ribadito la necessità di nuove risorse proprie per finanziare il prossimo bilancio pluriennale 2028-2034, che la Commissione vorrebbe avvicinare ai 2.000 miliardi di euro. Quanto ai confini, ha citato esplicitamente Ceuta, teatro della massiccia violazione di frontiera di fine luglio, promettendo strumenti europei più efficaci per gestire le emergenze migratorie, soprattutto quando i movimenti di massa vengono “orchestrati e strumentalizzati”. Un discorso, nel complesso, che ha rispecchiato la volontà di un’istituzione che ambisce a essere protagonista, non spettatrice, dei grandi cambiamenti in corso.

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