Esiste un confine preciso tra amicizia personale e influenza professionale? È la domanda che aleggia nei corridoi di via Teulada, sede romana di Report, e che riguarda il rapporto tra Valter Lavitola e il conduttore della trasmissione di RaiTre Sigfrido Ranucci. Un’amicizia consolidata, riconosciuta dagli stessi protagonisti, ma che secondo voci insistenti negli ambienti politici e televisivi romani potrebbe celare qualcosa di più complesso: una sovrapposizione tra interessi personali, affari nel settore energetico e scelte editoriali di una trasmissione di punta del servizio pubblico.
La massima attribuita a Sciascia — «le uniche cose sicure in questo mondo sono le coincidenze» — viene citata con frequenza crescente tra chi lavora a via Teulada, spesso con un’ironia amara. La coincidenza in questione riguarda alcune inchieste di Report particolarmente aggressive nei confronti di Fratelli d’Italia nel Lazio, il partito che, non a caso, si è opposto con determinazione a progetti nel campo delle energie rinnovabili riconducibili alla rete di relazioni di Lavitola.
Dopo aver scontato le condanne definitive legate al periodo berlusconiano ed essere uscito dal carcere nel 2016, Lavitola ha riorganizzato la propria vita professionale a Roma. Noto il suo locale a Monteverde, frequentato abitualmente da Ranucci, assai meno nota la sua nuova attività: Lavitola è entrato nel mercato delle energie rinnovabili, muovendosi come consulente, intermediario e procacciatore d’affari tra sviluppatori di progetti eolici e fotovoltaici e potenziali investitori. Il suo interesse si è concentrato in particolare sull’Alto Lazio, dove ha spinto per ottenere autorizzazioni e finanziamenti legati alla transizione energetica.
È proprio su questo terreno che si sarebbe consumato l’attrito con la dirigenza regionale di Fratelli d’Italia. I meloniani, tanto a livello nazionale quanto nella Tuscia, hanno adottato una linea di netto contrasto alla proliferazione di pale eoliche e impianti fotovoltaici, motivata dalla tutela del paesaggio e dell’agricoltura. Una scelta politica legittima, radicata in una visione conservatrice del territorio, ma che si è scontrata frontalmente con gli interessi di chi, come Lavitola e i gruppi imprenditoriali a lui vicini, puntava allo sblocco di quei progetti. Secondo quanto riferito in ambienti della destra e, significativamente, anche all’interno della Rai, Lavitola si sarebbe trovato in una posizione di aperto attrito con la nuova classe dirigente della destra laziale, decisa a blindare i propri centri decisionali tenendo a distanza figure ingombranti legate a stagioni politiche superate.
In questo contesto vanno lette — con tutta la cautela che la materia impone — alcune inchieste di Report. Il 7 dicembre 2020 la trasmissione mandò in onda “Cinque sfumature di nero”, un’indagine sulla figura di Pasquale Maietta, ex tesoriere di Fratelli d’Italia alla Camera e presidente del Latina Calcio, indagato per un presunto sistema di riciclaggio e di evasione fiscale, con riferimenti ai suoi legami con la criminalità locale. Maietta fu successivamente prosciolto da alcune delle accuse, anche a seguito della modifica del reato di abuso d’ufficio. Un altro servizio della trasmissione ha sollevato polemiche per presunti legami tra esponenti della destra e ambienti della criminalità romana, con conseguenti strascichi legali e richieste di risarcimento danni da parte di FdI nei confronti della Rai.
Nessuno di questi elementi costituisce, da solo, una prova di alcunché. I collegamenti automatici tra vicende distinte sono spesso fuorvianti, e un’amicizia può benissimo essere soltanto un’amicizia. Lo stesso Ranucci ha dichiarato che Lavitola «mi parlava spesso della Carbon Tax», come farebbe qualunque persona impegnata nel settore energetico. Eppure l’insieme delle circostanze — la vicinanza tra i due, l’attrito di Lavitola con FdI sul dossier energetico, la sequenza di inchieste di Report contro il centrodestra laziale — alimenta interrogativi che le istituzioni del servizio pubblico non possono permettersi di ignorare.
È significativo che la richiesta di trasparenza arrivi dall’interno della Rai stessa. I consiglieri di amministrazione di area centrodestra Simona Agnes, Federica Frangi e Antonio Marano hanno diffuso una nota in cui affermano: «È fondamentale che sulla vicenda che vede coinvolto Ranucci si faccia chiarezza. Abbiamo il dovere di tutelare l’immagine della Rai in una storia che rischia di minare la fiducia dei telespettatori mettendo in discussione l’integrità del Servizio Pubblico e quella di tutti i suoi giornalisti».
È una posizione che merita attenzione non soltanto per la sua provenienza politica, ma per il principio che incarna. Un servizio pubblico radiotelevisivo vive della fiducia dei cittadini che lo finanziano. Quella fiducia si costruisce con la trasparenza, si difende con regole chiare sui conflitti di interesse, si perde — irrimediabilmente — quando le domande rimangono senza risposta. La vicenda Lavitola-Ranucci è ancora tutta da chiarire. Ma proprio per questo, la luce piena che si invoca non è un capriccio politico: è una necessità democratica.

