Biennale di Venezia e i fondi europei sospesi: Stefani difende il dialogo tra le nazioni e la solidità dei conti

Una preoccupazione politica, non contabile

La decisione dell’Unione Europea di sospendere il finanziamento da due milioni di euro alla Biennale di Venezia — motivata dalla presenza del Padiglione russo — ha sollevato interrogativi che vanno ben oltre la semplice contabilità di una fondazione culturale. Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto e membro del consiglio d’amministrazione della Biennale, è uscito mercoledì mattina da Ca’ Giustinian con un messaggio rassicurante sul piano economico, ma con una critica netta sul piano istituzionale.

La riunione del CdA, ha precisato Stefani, si è svolta in un clima disteso e si è concentrata principalmente sulla prossima Mostra del Cinema. Ciononostante, è evidente che la questione del presunto taglio europeo abbia occupato un posto rilevante nell’agenda. Il governatore tiene a sottolineare che, ad oggi, «non risulta che siano arrivati i documenti ufficiali da Bruxelles», rendendo ancora incerta la portata concreta della misura.

I conti della Biennale reggono: incassi in crescita del 20%

Sul piano finanziario, Stefani offre dati concreti a sostegno della propria tranquillità. Il bilancio della fondazione è in positivo, sostenuto da risultati commerciali che definisce «straordinari»: la Biennale d’Arte di quest’anno registra un incremento di presenze e incassi pari al +20% rispetto all’edizione precedente, con un divario ancora più marcato rispetto a quella di quattro anni fa. Una performance che, secondo il governatore, rende la perdita dei fondi europei gestibile senza ricorrere a misure straordinarie.

Alla domanda diretta se la Regione potrebbe intervenire a sostegno della fondazione in caso di difficoltà, la risposta è lapidaria: «Ma non ci sono». Una chiusura che vale sia come rassicurazione sia come presa di distanza da qualsiasi allarmismo.

La critica all’Europa: premiare il dialogo, non punirlo

È sul piano politico e istituzionale che Stefani esprime la propria posizione con maggiore fermezza. L’Europa, a suo avviso, sta attraversando una fase di difficoltà economica e geopolitica talmente profonda da rendere paradossale la scelta di colpire proprio uno spazio di dialogo culturale tra le nazioni. «L’Europa dovrebbe incentivare chi permette il dialogo», afferma con chiarezza, capovolgendo la logica della decisione di Bruxelles.

La Biennale, nel ragionamento di Stefani, non è un palcoscenico neutro su cui proiettare le tensioni diplomatiche del momento: è un luogo in cui l’arte pone domande senza imporre risposte, in cui artisti di nazionalità diverse convivono attraverso il linguaggio universale della libera espressione. Subordinare questo spazio a logiche di politica estera significa, secondo il governatore, rinunciare a uno degli strumenti più efficaci di costruzione della pace culturale tra i popoli.

Il ricorso: una strada possibile, ma ancora da valutare

Se la Biennale dovesse procedere con un ricorso contro la sospensione dei fondi, la Regione Veneto si troverebbe al suo fianco in quanto membro del consiglio d’amministrazione. Stefani non esclude questa eventualità, ma la subordina alla comprensione piena delle motivazioni formali della decisione europea: «Al momento non ne abbiamo contezza». Una posizione prudente, coerente con l’attesa dei documenti ufficiali che, stando alle parole del governatore, non sono ancora pervenuti.

Cinema, territorio e identità: la cultura come leva di sviluppo

A margine delle questioni più urgenti, Stefani ha offerto una riflessione più ampia sul valore della cultura come strumento di promozione territoriale. Il suo film preferito è Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore — «una storia meravigliosa che richiama l’identità dei territori e l’importanza di saper coltivare i propri sogni» — ma la sua attenzione si concentra anche su esperienze più vicine al Veneto.

Il regista veneto Francesco Sossai, con Le città di pianura, ha vinto otto David di Donatello e ha portato all’attenzione internazionale luoghi come la Tomba Brion di Carlo Scarpa, oggi meta di un turismo culturale in forte crescita. «Casi come questo fanno capire quanto importante sia la promozione tramite il cinema, che non è un’arte fine a sé stessa», ha osservato Stefani, che ha voluto incontrare e premiare personalmente il regista.

Agenda regionale: Zes unica al nord e housing sociale

Sul fronte delle politiche regionali, il governatore ha ribadito la proposta di estendere la Zona Economica Speciale unica al Nord Italia, con un ragionamento che parte dalla posizione geografica del Veneto: una regione di confine tra due territori a statuto speciale, che subisce le asimmetrie di un sistema normativo non omogeneo. Una proposta che Stefani legge come strumento di riequilibrio competitivo, non come rivendicazione autonomista.

Sul tema dell’housing sociale, il governatore riconosce le critiche delle opposizioni — secondo cui chi non trova casa continua a non trovarla — ma difende la misura come un passo necessario in una strategia più ampia. L’apertura all’Edilizia Residenziale Sociale, le agevolazioni per le imprese che vogliono trattenere i propri lavoratori sul territorio e la disponibilità di abitazioni a prezzi calmierati costituiscono, a suo avviso, un insieme di leve complementari che nessun singolo strumento potrebbe sostituire da solo.

In un momento in cui le istituzioni europee mostrano una certa rigidità nell’interpretare il proprio ruolo culturale, la posizione di Stefani offre uno spunto di riflessione che merita attenzione: la cultura non è un lusso da finanziare nei periodi di pace e da tagliare in quelli di crisi, ma uno degli strumenti più preziosi per costruire la stabilità che la crisi richiede.

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