Parigi, vertice dei Volenterosi: Zelensky incontra Macron e von der Leyen mentre l’Ucraina colpisce la flotta russa nel Mar d’Azov

Il giorno del vertice

All’Hotel des Invalides, nel cuore militare di Parigi, si è consumato oggi uno degli appuntamenti diplomatici più densi dall’inizio del conflitto in Ucraina. Il presidente francese Emmanuel Macron ha accolto il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky prima di aprire il vertice della Coalizione dei Volenterosi, alla quale aderiscono 37 Paesi decisi a mantenere viva la pressione su Mosca. La scelta della sede non è casuale: gli Invalides, monumento alla storia militare francese, offrono una cornice che sottolinea la dimensione strategica dell’iniziativa. Al termine dei lavori è prevista una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro britannico Keir Starmer. Per l’Italia è presente il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre il presidente Sergio Mattarella è atteso domani sugli Champs-Élysées per la parata del 14 luglio, anch’essa incentrata quest’anno sul «risveglio strategico europeo».

Prima del vertice plenario, i lavori sono stati aperti dalla prima riunione della Coalizione anti-aerea, ospitata al Quai d’Orsay, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione industriale e condividere competenze tecniche tra i Paesi partecipanti. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen era presente a Parigi per entrambi gli incontri. È il 1.601° giorno di guerra, e la diplomazia europea non allenta la presa.

La guerra sul mare: il Mar d’Azov paralizzato

Sul fronte operativo, la notte ha registrato un’escalation significativa. Le forze ucraine dei sistemi senza pilota, guidate dal comandante Robert “Madyar” Brovdi, hanno rivendicato il colpimento di 15 imbarcazioni della cosiddetta «flotta ombra» russa, impiegata da Mosca per aggirare le sanzioni occidentali sulle esportazioni di petrolio. Tra i bersagli figurano sette petroliere, cinque navi cargo, un traghetto e due rimorchiatori. Brovdi ha precisato che, nell’arco dell’operazione denominata «MoLoCHKa», tra il 6 e il 13 luglio le forze ucraine hanno colpito complessivamente 105 imbarcazioni russe, e che le operazioni proseguiranno senza sosta.

Le conseguenze strategiche sono già visibili: la Russia ha sospeso il transito di navi attraverso il canale Don-Azov, che collega la rete fluviale russa al Mar Caspio, dopo che circa 90 imbarcazioni sono state danneggiate o distrutte in meno di una settimana. Il Mar d’Azov rappresenta una via d’acqua vitale per Mosca, utilizzata per esportare petrolio, cereali e acciaio verso i mercati internazionali attraverso lo stretto di Kerch e il Bosforo. Brovdi ha affermato che la flotta ombra si sta «notevolmente riducendo» e non può più utilizzare lo stretto di Kerch. Nella stessa notte, le forze ucraine hanno attaccato nove impianti di trasformazione elettrica in Crimea e nei territori occupati, colpendo per la seconda volta in 48 ore il nodo strategico del ponte energetico Kuban-Crimea.

Odessa sotto attacco: una nave cargo colpita, tre morti

La risposta russa non si è fatta attendere. Una nave cargo civile battente bandiera togolese è stata colpita da un missile russo mentre scaricava fertilizzanti minerali nel porto di Odessa, causando la morte di tre membri dell’equipaggio e il ferimento di altri cinque. Il vicepremier ucraino per la Ricostruzione, Oleksii Kuleba, ha precisato che il missile ha colpito la sovrastruttura della nave provocando un incendio, e ha definito l’episodio «un altro colpo russo contro la navigazione civile e le infrastrutture portuali dell’Ucraina». Secondo Kuleba, azioni di questo tipo «minacciano la sicurezza della navigazione internazionale, la stabilità del commercio globale e la sicurezza alimentare mondiale»: parole che richiamano la fragilità delle catene di approvvigionamento globali in tempo di guerra.

Il ministero della Difesa russo ha invece rivendicato attacchi alle strutture portuali di Chernomorsk, elencando tra gli obiettivi colpiti depositi di carburante, rampe di carico, un centro di controllo per il trasporto container e due traghetti marittimi. La versione di Mosca descrive operazioni di natura militare; quella di Kiev documenta vittime civili e danni a navi mercantili. La distanza tra le due narrazioni misura la profondità del conflitto.

Droni sulla regione di Mosca: tre morti, cinque feriti

L’Ucraina ha esteso le proprie operazioni anche alla regione di Mosca, dove un attacco con droni ha causato la morte di tre persone e il ferimento di altre cinque. Il governatore locale Andrei Vorobyov ha riferito che nell’insediamento di Pionersky tre persone sono state uccise e tre ferite dalla caduta di un drone, mentre a Solnechnogorsk due persone sono rimaste ferite dopo che un velivolo senza pilota ha colpito un condominio. La difesa aerea russa ha dichiarato di aver abbattuto complessivamente 81 droni nella notte.

Sanzioni e pressione diplomatica: il fronte europeo si consolida

Sul versante diplomatico, l’Europa ha mostrato una coesione che vale più di qualsiasi dichiarazione di principio. L’Unione Europea e la Gran Bretagna hanno imposto sanzioni alla Russia per gli attacchi informatici condotti dall’Fsb contro una decina di Paesi europei: Bruxelles ha colpito nove persone e quattro entità, Londra ha aggiunto 24 nomi alla propria lista nera. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore russo, definendo la campagna informatica di Mosca un atto di «sabotaggio e spionaggio». Anche Berlino ha convocato il proprio ambasciatore russo, dichiarando che gli attacchi sono «inaccettabili» e saranno «contrastati con azioni decise».

Sul fronte del 21° pacchetto di sanzioni, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha espresso ottimismo, indicando come priorità il tetto massimo al prezzo del petrolio russo. «L’Europa deve dimostrare questa settimana di essere in grado di agire», ha dichiarato Wadephul a Bruxelles, sottolineando che la pausa estiva si avvicina e che la finestra politica per agire è stretta. La Lettonia, voce tra le più ferme dell’Est europeo, ha definito «inaccettabile» qualsiasi proposta di alleggerimento delle sanzioni esistenti, chiedendo invece un aumento della produzione e della fornitura di droni all’Ucraina.

Il gas russo che l’Europa continua ad acquistare

Una contraddizione difficile da ignorare emerge dai dati pubblicati dal Financial Times: nella prima metà del 2026, l’Europa ha importato dalla struttura russa Yamal LNG una quantità record di gas naturale liquefatto, pari a 9,89 milioni di tonnellate, il 18% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I principali acquirenti europei sono stati Francia, Belgio e Spagna, con rispettivamente 3,6, 2,9 e 2,7 milioni di tonnellate. Secondo l’organizzazione non governativa Urgewald, l’Europa potrebbe aver pagato fino a 6 miliardi di euro per queste spedizioni, finanziando di fatto l’impianto energetico di punta della Russia mentre il conflitto si protrae ormai da cinque anni. Il paradosso è lampante: si impongono sanzioni da un lato, si acquista energia dall’altro, e il divieto europeo sulle importazioni di gas russo non è ancora entrato in vigore.

La Germania acquista 50.000 droni per l’Ucraina

Berlino ha stanziato 90 milioni di euro per finanziare l’acquisto di 50.000 droni d’attacco destinati alle forze armate ucraine. Si tratta degli Shrike, prodotti dall’azienda ucraina SkyFall e dotati di software sviluppato dalla società americana Auterion, progettato per tracciare e colpire autonomamente bersagli in movimento nella fase finale del volo. Il CEO di Auterion, Lorenz Meier, ha confermato l’entità del contratto, precisando che alcune unità sono già state consegnate e che le restanti saranno spedite entro la fine dell’anno. L’investimento tedesco si inserisce in un quadro più ampio di riarmo industriale europeo, che punta a ridurre la dipendenza dalle forniture americane e a costruire una capacità autonoma di produzione bellica.

Kiev cambia governo: Svyrydenko si dimette

La guerra impone anche trasformazioni interne. La premier ucraina Yulia Svyrydenko ha presentato le proprie dimissioni, che dovranno essere ratificate dalla Rada, il Parlamento monocamerale ucraino. Si tratta del terzo rimpasto significativo dall’inizio dell’invasione su larga scala, dopo quelli del 2024 e del 2025. L’obiettivo dichiarato è rendere la macchina dello Stato più rapida, più verticale, più capace di prendere decisioni in tempi di guerra. In cima all’agenda del nuovo esecutivo figurano gli accordi con Washington per la produzione su licenza di missili Patriot, lo scudo antibalistico europeo denominato Freyja e la necessità urgente di acquisire armamenti prima che l’offensiva russa consumi ulteriori risorse umane e territoriali.

La Russia e il reclutamento forzato: le aziende pagano per non mandare i dipendenti al fronte

Dall’interno della Russia emergono segnali di una macchina bellica sotto pressione. Secondo l’emittente indipendente Dozhd, le autorità regionali avrebbero iniziato a imporre pagamenti alle aziende che non riescono a fornire personale per il fronte. Un documento ottenuto dalla testata, relativo al distretto di Muisky in Buriazia, prevede quote di arruolamento calcolate in base alle dimensioni dell’organico aziendale. Le imprese che non riescono a rispettare le quote possono pagare 100.000 rubli — circa 1.140 euro — per ogni candidato «mancante» al servizio a contratto. Un imprenditore siberiano ha riferito a Dozhd di essere stato minacciato di controlli fiscali per il mancato rispetto delle quote, e di dover ora versare 450.000 rubli per ogni militare non fornito. Il sistema coinvolge anche enti pubblici: gli ospedali della Buriazia sarebbero tenuti a indicare operatori sanitari da inviare al fronte, nonostante la cronica carenza di medici nella regione. Il quadro si inserisce in un rallentamento del reclutamento volontario: secondo stime dell’intelligence occidentale, l’afflusso di nuovi soldati — sceso nel primo trimestre del 2026 a 800-1.000 unità al giorno — non sarebbe più sufficiente a compensare le perdite sul campo.

Zelensky: «Sostenere l’Ucraina è la cosa giusta»

Al termine di una giornata densa di incontri e di sangue, Zelensky ha affidato a X un messaggio che sintetizza la posta in gioco. «Oggi i russi hanno nuovamente colpito obiettivi puramente civili: autobus passeggeri a Odessa, condomini a Zaporizhzhia, un ospedale nella regione di Kharkiv», ha scritto il presidente ucraino. «Ogni singolo giorno di questa guerra dimostra che sostenere l’Ucraina è la cosa giusta da fare sotto ogni punto di vista: difensivo, politico e semplicemente umano». Zelensky ha chiesto nuove sanzioni, nuovi pacchetti di sostegno e ha citato l’iniziativa europea antibalistica Freyja come strumento concreto di difesa collettiva. Le parole rimandano a una verità scomoda che Parigi, Berlino e Bruxelles non possono più permettersi di ignorare: la tenuta dell’ordine europeo si gioca, in larga parte, sulle pianure e nei porti dell’Ucraina.

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