La crisi della maggioranza e il caos in Parlamento
Matteo Renzi, senatore e leader di Italia Viva, ha rilasciato una lunga dichiarazione sulla giornata parlamentare di ieri alla Camera, definendola «un giorno di ordinaria follia». Mentre lo scenario internazionale si aggrava — con l’Iran che minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz, i bombardamenti russi su Kiev e le mosse imprevedibili di Donald Trump — il Parlamento italiano ha consumato ore preziose in un estenuante dibattito sugli emendamenti alla legge elettorale, il cosiddetto melonellum.
Secondo Renzi, la priorità reale del Paese è ben altra: il costo della vita, il caro bollette e la fuga dei giovani all’estero. «Con gli emendamenti al melonellum non si mangia», ha detto con nettezza, sottolineando come la maggioranza di governo abbia perso il contatto con le preoccupazioni quotidiane dei cittadini.
Il voto segreto di ieri ha rivelato un numero elevato di franchi tiratori all’interno della stessa coalizione di centrodestra. Per Renzi si tratta di un segnale inequivocabile: «Un numero così elevato di voti dissidenti dimostra che la maggioranza è allo sbando». Il leader di Italia Viva ritiene che Giorgia Meloni, pur avendo subito una sconfitta politica significativa — già anticipata dal risultato referendario di tre mesi fa — sceglierà di portare a casa la legge elettorale e di andare al voto nella primavera del 2027, dopo che sarà maturato il diritto al vitalizio per i parlamentari.
La questione delle preferenze e la difesa della Casta
Sul tema delle preferenze elettorali, Renzi ribadisce la posizione storica di Italia Viva: «Votiamo sempre a favore delle preferenze e contro i listini bloccati, sempre». Il partito non ha esultato in Aula alla notizia della bocciatura degli emendamenti sulle preferenze, ma Renzi giustifica le reazioni dell’opposizione come «fisiologiche» di fronte a una sconfitta della maggioranza.
Ciò che invece definisce «casta» è l’incapacità del Parlamento di concentrarsi sulle urgenze reali del Paese, costretto invece a maratone legislative sulla riforma elettorale. Il voto segreto, secondo Renzi, ha svelato soprattutto le divisioni interne alla destra, più che coprire quelle del centrosinistra: «È stato un harakiri voluto da chi ha paura di prendere il consenso dei cittadini e si vergogna anche a dirlo apertamente».
Il centrosinistra e la necessità di una componente riformista
Alla domanda sulla prontezza di Italia Viva in caso di elezioni anticipate a settembre, Renzi risponde senza esitazioni: sì. Tuttavia pone una condizione politica precisa: il campo largo — inteso come alleanza tra Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra — non è sufficiente per vincere. «Un blocco del genere può raggiungere il 40%, ma perde le elezioni», afferma.
Per Renzi, la vittoria passa obbligatoriamente per l’inclusione di una componente riformista che non si riconosce nell’attuale campo largo. «Io credo in un centrosinistra di governo», dichiara, escludendo esplicitamente la propria adesione alla coalizione così come è oggi configurata. Il programma che propone si articola su tre assi: sicurezza, stipendi e sanità, ai quali aggiunge investimenti in innovazione e una decisa lotta alla burocrazia, settori in cui accusa Meloni di aver «sprecato anni d’oro per il Paese».
No ai governi tecnici, sì all’Europa
Renzi esclude categoricamente la propria partecipazione a un eventuale governo tecnico, anche in uno scenario di pareggio elettorale. «I governi tecnici rappresentano il passato», sostiene, aggiungendo che la nuova legge elettorale rende in ogni caso improbabile tale esito. La sua posizione è netta: «Servono governi politici, non governi tecnici».
Sul fronte della politica estera, il senatore fiorentino prende le distanze dalle posizioni filorusse attribuite a Giuseppe Conte, assimilandole a quelle di Matteo Salvini e del generale Roberto Vannacci. La bussola del centrosinistra, secondo Renzi, deve essere l’integrazione europea: «Nessuno da questa parte del campo è euroscettico», afferma, in contrasto con una destra che giudica «profondamente divisa» sul tema. Critica anche il gesto del ministro Antonio Tajani, reo di aver indossato il cappellino MAGA per compiacere Trump.
La costruzione del polo riformista
Renzi si mostra disponibile ad allargare l’area riformista, ma respinge l’idea di un «garante» o «federatore» esterno: «La politica non è per i garantiti», cita, parafrasando Clint Eastwood. Italia Viva, a suo dire, dispone già di una struttura nazionale, di gruppi parlamentari e delle risorse necessarie per competere. «Siamo pronti a costruire qualcosa di più grande di Italia Viva, tutti insieme», dichiara, precisando però di voler partire «da ciò che già c’è, non da progetti costruiti a tavolino».
Il punto di partenza concreto è la festa dell’estate di Casa Riformista, in programma alla scalea Bruno Zevi a Roma, dove Renzi ha invitato chiunque voglia contribuire alla costruzione del progetto riformista. Un appuntamento che segna, nelle intenzioni del leader di Italia Viva, l’avvio di una fase politica nuova per il centrosinistra italiano.

