Kiev, mercoledì mattina. Sui social ucraini cominciano a circolare appelli a raccogliersi in piazza il giorno dopo, per “mostrare al presidente che siamo contrari ai continui rimpasti di governo e alla sostituzione di ministri efficaci con opportunisti compiacenti”. Non è una protesta contro la guerra, né contro lo sforzo bellico. È qualcosa di più sottile e, per certi versi, più rivelatore: è la reazione di una società civile che si sente privata di uno dei suoi punti di riferimento più credibili.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha rimosso Mykhailo Fedorov dalla carica di ministro della Difesa, nell’ambito di un più ampio rimpasto di governo. Lo ha confermato lo stesso Fedorov, con un messaggio sui social che mescolava compostezza istituzionale e orgoglio per il lavoro svolto: “È stato un grande onore servire il popolo ucraino come ministro della Difesa”.
Sei mesi. Tanto è durato il suo mandato alla guida del dicastero. Eppure il nome di Fedorov era già noto a milioni di ucraini ben prima di questo incarico.
Dal 2019 al gennaio 2026, Fedorov aveva ricoperto la carica di vice primo ministro e ministro della Trasformazione digitale, diventando il volto di una delle riforme più tangibili e apprezzate degli ultimi anni: la strategia dello “Stato nello smartphone”, che ha portato decine di servizi pubblici direttamente sui telefoni dei cittadini attraverso l’app Diia, lanciata nel 2020. Meno code agli sportelli, meno carta, meno intermediari. Una rivoluzione silenziosa che ha cambiato il rapporto quotidiano tra i cittadini e le istituzioni.
Con l’invasione su vasta scala della Russia, il suo ministero aveva ampliato il proprio raggio d’azione fino a toccare il cuore dello sforzo bellico: sviluppo e produzione di droni, riforma del sistema educativo in tempo di guerra, raccordo tecnologico tra il ministero della Trasformazione digitale e quello della Difesa. L’ultima iniziativa di rilievo è stata la campagna “Turning Crimea into an Island”, un’operazione asimmetrica particolarmente efficace contro la logistica militare russa nella penisola annessa e nelle regioni meridionali temporaneamente occupate.
Nel suo bilancio pubblico, Fedorov ha elencato con franchezza tanto i successi quanto i limiti del suo semestre alla Difesa. Tra i risultati: il blocco dei sistemi Starlink per le forze russe, la campagna in Crimea, e una riforma militare che lui stesso ha definito “impopolare ma estremamente importante”. Tra i fallimenti, ha ammesso di non essere riuscito a completare la trasformazione organizzativa del ministero secondo gli standard NATO. “La nuova struttura era pronta, molte persone erano state licenziate”, ha spiegato, aggiungendo con una punta di autocritica: “Sarebbe stato necessario essere ancora più decisi nel rimuovere chi frenava i cambiamenti”.
Dietro la rimozione si profila uno scontro che va oltre le personalità. Secondo le ricostruzioni dei media ucraini, il nodo centrale è stato il reclutamento militare e le proposte di riforma avanzate da Fedorov sul funzionamento interno del ministero della Difesa, che avevano generato attriti con il comandante in capo Oleksandr Syrskyi. Una tensione descritta come uno scontro generazionale: da un lato un giovane manager formatosi nel mondo delle startup e della tecnologia, dall’altro un generale di tradizione militare classica. Zelensky, stando a quanto riferito durante una riunione della sua fazione parlamentare del partito Servant of the People, avrebbe ammesso privatamente che “idealmente entrambi dovrebbero essere destituiti”, ma di non poterlo fare in questo momento.
Al posto di Fedorov è atteso il generale Ihor Klymenko, attuale ministro dell’Interno, che ha guidato la Polizia nazionale dal 2019 al 2023 ed è stato nominato al suo attuale incarico dopo la morte del predecessore Denys Monastyrsky. La nomina dovrà essere ratificata dal Parlamento ucraino.
La reazione dell’opinione pubblica è stata immediata e intensa. Fedorov gode di un rispetto trasversale nella società civile ucraina, costruito in anni di lavoro concreto e visibile. La sua rimozione ha alimentato critiche nei confronti di Zelensky che vanno al di là della normale dialettica politica: c’è chi teme che il rimpasto premi la fedeltà a scapito della competenza, proprio nel momento in cui l’Ucraina non può permettersi di disperdere il proprio capitale umano migliore.
Fedorov ha chiuso il suo messaggio con una promessa, non con una resa: “Continuerò a lavorare alla missione con cui sono arrivato al ministero della Difesa: sconfiggere il nemico puntando sull’asimmetria, sulla rapidità dell’innovazione e sulla forza della nostra organizzazione”. Parole che suonano come un programma, non come un commiato. E che, in una guerra dove la tecnologia e l’ingegno stanno ridisegnando i confini del possibile, potrebbero ancora avere un peso decisivo.

