Legge elettorale in Trentino: Forza Italia e Patt contro le norme costruite per escludere un avversario

Nel dibattito sulla riforma della legge elettorale trentina emerge con forza una posizione condivisa tra forze politiche diverse: le regole democratiche non si scrivono per colpire un singolo avversario. È questo il nucleo del confronto che anima in queste ore la politica provinciale, con implicazioni che vanno ben oltre il caso locale.

A farsi portavoce di questa linea è Forza Italia, per voce del commissario provinciale Diego Rossato. La sua presa di posizione è netta: «Le regole non si scrivono contro una persona». Partire da una clausola anti-Fugatti, avverte Rossato, significherebbe affrontare una riforma istituzionale «con il metodo peggiore: non nell’interesse dell’autonomia e dei cittadini, ma per escludere un avversario politico che, evidentemente, si teme di affrontare alle urne». Un argomento che richiama principi fondamentali del diritto elettorale democratico: la neutralità delle norme rispetto ai soggetti che ne sono destinatari.

Gli azzurri trentini insistono su un punto che considerano imprescindibile. «Le leggi elettorali devono stabilire regole uguali per tutti e guardare al futuro», afferma il partito, «non essere costruite per relegare nel passato l’avversario politico, stabilendo in anticipo chi possa o non possa partecipare alla competizione». Quando le norme vengono piegate a convenienze contingenti, il danno non ricade soltanto sul singolo escluso: si comprime il diritto dei cittadini di esprimersi liberamente nelle urne, che è la sostanza stessa della rappresentanza democratica.

Una sensibilità analoga emerge dalla segreteria del Partito Autonomista Trentino Tirolese. Il Patt, attraverso la propria capogruppo Maria Bosin, sta lavorando attivamente al testo della riforma e ribadisce con chiarezza la propria posizione: «Non è una riforma pensata a favore di qualcuno, ma nemmeno contro qualcuno. È una legge per il Trentino». Le Stelle Alpine escludono con decisione qualsiasi strumentalizzazione del processo legislativo, respingendo tanto le pressioni esterne quanto le letture di parte che circolano sulla stampa.

La segreteria del Patt va oltre, scegliendo di fissare anche il perimetro del confronto: il dibattito sulla legge elettorale si terrà «esclusivamente nelle sedi opportune, a partire dagli organi di partito, e non certo sulle pagine dei giornali». Nessun «ammiccamento politico», nessuna «ambiguità di posizionamento». E la chiosa finale suona come un avvertimento rivolto a chi potesse nutrire aspettative di diverso tenore: «Non siamo un soggetto politico in vendita».

Ciò che emerge da questo scambio di dichiarazioni è, in fondo, una questione di metodo prima ancora che di merito. Una riforma elettorale costruita attorno all’obiettivo di neutralizzare un avversario specifico non soltanto viola l’equità formale del sistema, ma erode la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Il Trentino, con la sua tradizione autonomista e la sua cultura amministrativa, merita un dibattito all’altezza della posta in gioco: norme chiare, stabili e pensate per il lungo periodo, indipendentemente da chi le propone e da chi ne potrebbe beneficiare o essere penalizzato nell’immediato. È questa la misura di una classe dirigente matura.

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