È il 1.612° giorno di guerra. E ogni giornata porta con sé un bilancio di morti, feriti e decisioni strategiche che ridisegnano gli equilibri del conflitto tra Russia e Ucraina.
Nella notte tra il 23 e il 24 luglio, le forze russe hanno colpito Zaporizhzhia con cinque bombe aeree guidate, ferendo almeno 25 persone, tra cui sei bambini e un neonato di tre mesi. I danni hanno interessato un centro medico privato, edifici residenziali, un asilo nido e numerose autovetture. Nella stessa giornata, un attacco missilistico balistico ha colpito un’area privata nella regione di Kiev dove si stava svolgendo una dimostrazione di sistemi d’arma dell’industria della difesa ucraina: il bilancio definitivo parla di dieci morti e circa un centinaio di feriti. La procura ucraina ha aperto un procedimento penale per accertare le responsabilità nell’organizzazione dell’evento, ritenuto imprudente in tempo di guerra. A Sloviansk, nell’oblast di Donetsk, un bombardamento ha ucciso cinque persone e ne ha ferite nove, danneggiando anche l’edificio del consolato onorario lettone.
Sul fronte diplomatico, la giornata ha registrato sviluppi significativi. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riunito il nuovo vertice militare e governativo — il capo di Stato Maggiore Mykhailo Drapatyi, il ministro della Difesa Yevhenii Khmara e il vice capo dell’Ufficio presidenziale Pavlo Palisa — per definire le priorità di agosto. Zelensky ha sottolineato le sfide nel settore energetico, nel mercato dei carburanti, nell’agricoltura e nella difesa aerea, ribadendo la necessità di una collaborazione più stretta con Bruxelles. Ha inoltre confermato che incontrerà il presidente statunitense Donald Trump il 28 luglio a Washington, a margine dei funerali del senatore Lindsey Graham, scomparso poche settimane dopo una visita a Kiev.
Cosa sta accadendo sul fronte diplomatico e sanzionatorio?
Il quadro diplomatico si fa sempre più articolato. Il Kyiv Independent riferisce che Ucraina e Stati Uniti starebbero elaborando congiuntamente nuove proposte di pace da presentare a Mosca, sulla base di quelle che i funzionari ucraini descrivono come mutate «realtà sul campo». La Casa Bianca ritiene che il Cremlino potrebbe essere ora più disposto ad accettare almeno un cessate il fuoco parziale nello spazio aereo. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che Mosca è aperta a nuove proposte, a condizione che siano «accettabili», ma ha ribadito che in assenza di prospettive concrete «andremo fino in fondo».
Sul fronte sanzionatorio europeo, l’adozione del ventunesimo pacchetto di misure restrittive contro la Russia ha aperto un dibattito interno all’Unione che non può essere ignorato. Il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna ha giudicato le misure insufficienti, lamentando che molte imprese europee continuano ad acquistare gas naturale liquefatto russo. Il collega lituano Kestutis Budrys è andato oltre, denunciando una tendenza «pericolosa»: le decisioni sulle sanzioni, ha affermato, sono sempre più guidate dagli interessi economici dei singoli Stati membri, il che non solo riduce la pressione su Mosca, ma erode l’efficacia delle misure già adottate. È una critica che interpella direttamente la coerenza dell’architettura istituzionale europea: la regola dell’unanimità in materia di politica estera continua a rappresentare un freno strutturale alla capacità dell’Unione di agire come attore unitario.
La Cina ha risposto al nuovo pacchetto europeo inserendo 14 entità dell’Unione nella propria lista di controllo delle esportazioni, vietando loro l’accesso a beni a duplice uso. Tra i soggetti colpiti figurano il produttore italiano di motori elettrici Gruppo Lafert, il colosso tedesco della difesa Rheinmetall, la società marittima olandese IHC e il produttore ceco di veicoli militari Tatra Trucks. Pechino ha dichiarato di agire «per salvaguardare la sicurezza nazionale» in risposta alle «azioni ostili dell’Ue».
Sul versante atlantico, il Senato degli Stati Uniti si prepara a votare già la prossima settimana un pacchetto di sanzioni bipartisan contro la Russia — e contro l’Iran, su richiesta dell’amministrazione Trump. Si tratterebbe di una rara convergenza tra democratici e repubblicani, resa possibile anche dall’eredità politica del senatore Graham, che aveva lavorato fino agli ultimi giorni di vita per portare il provvedimento al traguardo.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso solidarietà a Lettonia e Ucraina dopo l’attacco al consolato di Sloviansk, affermando che «la Russia sta perdendo la guerra che ha iniziato» e che «lo spirito dell’Ucraina è indomabile». Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha definito l’attacco al consolato lettone «grave e inaccettabile». Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha ribadito che le sanzioni europee servono a «costringere Putin al tavolo» nel rispetto del diritto internazionale.
Zelensky, intanto, ha incontrato rappresentanti di Raytheon, il produttore americano del sistema Patriot, a meno di tre settimane dal vertice NATO di Ankara. E in un’intervista ha rivelato che il rapporto con Trump è cambiato dopo un breve incontro privato in Vaticano, durante i funerali di Papa Francesco: «Abbiamo trasformato le nostre relazioni in 15-20 minuti», ha detto. «Da dialoghi come questo dipendono molte vite.»

