Jas Gawronski: «Il mondo e Torino nel DNA de La Stampa»

Jas Gawronski porta nel cognome e nel sangue una storia editoriale che attraversa oltre un secolo di giornalismo italiano. Suo nonno fondò La Stampa nel 1895, e quella eredità non è mai diventata soltanto un dato biografico: è rimasta una bussola, un insieme di valori trasmessi attraverso le generazioni con la stessa cura con cui si tramanda una visione del mondo.

Scrittore, giornalista, già europarlamentare, Gawronski descrive il nonno come un intellettuale nel senso più pieno del termine. Un uomo che al progetto editoriale affidò principi precisi: serietà, professionalità, fantasia, ma anche quella parsimonia che distingue chi costruisce qualcosa di duraturo da chi insegue il successo immediato. Non è una descrizione nostalgica. È, semmai, un programma ancora attuale.

La tensione tra il locale e il globale è da sempre al cuore dell’identità de La Stampa. Torino da un lato — città industriale, capitale dell’automobile, crocevia di culture subalpine e di migrazioni interne — e il mondo dall’altro, con tutto il peso della politica internazionale, dei mercati, delle idee che circolano oltre i confini nazionali. Questa doppia vocazione non è una contraddizione: è la cifra di un giornalismo civile che sa radicarsi nel territorio senza rinunciare alla prospettiva europea e globale.

È proprio questa prospettiva che Gawronski rivendica come tratto distintivo e irrinunciabile.

In un’epoca in cui il dibattito pubblico tende a semplificarsi, a polarizzarsi, a inseguire l’emozione del momento piuttosto che la solidità dell’analisi, il richiamo ai valori fondativi di un grande quotidiano assume un significato che va ben oltre la commemorazione. Significa difendere l’idea che il giornalismo serio — quello che investe nella formazione dei propri redattori, che rispetta i lettori come cittadini adulti, che non confonde l’opinione con il fatto — rimanga un pilastro della democrazia liberale.

La parsimonia evocata da Gawronski non è soltanto una virtù contabile. È la disciplina intellettuale di chi sa che le risorse, anche quelle della credibilità, si consumano se non vengono coltivate con rigore. Un insegnamento che i fondatori delle grandi istituzioni — siano esse giornali, imprese o enti pubblici — conoscevano bene, e che ogni generazione è chiamata a riscoprire.

Il DNA de La Stampa, secondo Gawronski, è dunque fatto di radici torinesi e di apertura al mondo: una combinazione che, a oltre cent’anni dalla fondazione, continua a definire l’ambizione di un giornale che ha attraversato monarchia, fascismo, Repubblica e globalizzazione senza perdere il filo della propria identità.

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