Due incontri nello Studio Ovale, due dossier cruciali per la stabilità globale. Il presidente americano Donald Trump ha ricevuto in rapida successione il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, con la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt che ha definito entrambi i colloqui “positivi e produttivi” in un messaggio pubblicato su Truth.
Sul fronte ucraino, Zelensky ha descritto l’incontro come costruttivo, aprendo con un gesto di rispetto istituzionale: le condoglianze per la scomparsa del senatore Lindsey Graham, definito “un vero amico dell’Ucraina”. Il leader di Kiev ha poi illustrato i contenuti concreti del colloquio, incentrato sulle licenze per la produzione di intercettori Patriot e su un pacchetto più ampio di proposte operative. Sul piano diplomatico, Zelensky ha sottolineato la necessità di “rivitalizzare il processo diplomatico”, annunciando che i rispettivi team lavoreranno alla definizione dei dettagli. «Sono grato agli Stati Uniti per il loro fermo sostegno», ha scritto su X a colloquio concluso.
Il capitolo Iran ha dominato il secondo incontro. Netanyahu ha descritto il colloquio con Trump come “eccellente”, precisando di non intendere il termine in senso formale, bensì come espressione di una convergenza strategica reale: «Una conversazione all’insegna della piena collaborazione, del sostegno reciproco e della comprensione dell’obiettivo comune — garantire che l’Iran non possieda armi nucleari». Il portavoce del premier israeliano ha confermato all’agenzia Bloomberg che Israele sostiene “qualsiasi strada scelga Trump” sul dossier iraniano, aggiungendo che la questione degli F-35 alla Turchia non è stata affrontata nel corso del vertice.
Al tavolo con Netanyahu siedevano figure di primo piano dell’amministrazione americana: l’inviato speciale Steve Witkoff, il segretario al Tesoro Scott Bessent e il segretario di Stato Marco Rubio. Una composizione che segnala quanto Washington intenda gestire questi dossier con un approccio integrato, che coniuga sicurezza, diplomazia e dimensione economica.
Ciò che emerge da questa giornata alla Casa Bianca è un quadro di relazioni transatlantiche e mediorientali in movimento, con Washington che si riposiziona come interlocutore attivo su più fronti simultaneamente. Per l’Europa e per i suoi partner, il segnale è chiaro: le grandi partite — dalla guerra in Ucraina alla proliferazione nucleare iraniana — si giocano ancora attraverso canali diplomatici strutturati, e il multilateralismo, pur sotto pressione, continua a produrre interlocuzione concreta.

