Crisi di Ceuta: Madrid chiede a Roma la revoca immediata dei controlli Schengen

La crisi migratoria di Ceuta riapre il dossier europeo sulla gestione delle frontiere esterne e mette sotto pressione i rapporti bilaterali tra Italia e Spagna. Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha chiesto martedì all’Italia di revocare immediatamente i controlli alle frontiere aeree e marittime imposti da Roma dopo l’afflusso di circa 70mila migranti nell’enclave nordafricana tra il 30 e il 31 luglio.

La richiesta è arrivata al termine di una videoconferenza straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Unione europea, convocata su iniziativa del premier Pedro Sánchez e sostenuta da 22 Stati membri. Grande-Marlaska ha motivato la sua posizione con tre argomenti distinti: la Spagna non ha mai reintrodotto controlli alle proprie frontiere; Ceuta dispone di un regime speciale nell’ambito dello spazio Schengen che impedisce a chiunque di lasciare la città autonoma senza un controllo documentale effettivo; infine, Frontex e tutti i partecipanti alla riunione hanno confermato che lo spazio Schengen non è mai stato a rischio. «Mi sembrava assolutamente priva di necessità e di proporzionalità la misura adottata dall’Italia», ha dichiarato il ministro spagnolo.

La premier Giorgia Meloni aveva annunciato la sospensione temporanea del trattato di Schengen con la Spagna il 31 luglio, invocando ragioni di sicurezza nazionale e precisando che la misura sarebbe rimasta in vigore «solo per il tempo necessario», con attenzione a limitarne l’impatto sui flussi turistici estivi. Una decisione che si colloca in una logica di cautela sovrana, ma che — alla luce dei dati emersi nella riunione europea — appare difficile da sostenere sul piano tecnico e giuridico.

Il quadro europeo: solidarietà e meccanismi di allerta precoce

Al termine dell’incontro in videoconferenza, i Paesi dell’UE hanno espresso forte solidarietà alla Spagna e si sono impegnati a rafforzare i meccanismi europei di rilevazione precoce delle crisi migratorie. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva già elogiato lunedì la gestione spagnola dell’emergenza. Tuttavia, diversi dei 22 Paesi che avevano sostenuto la convocazione avevano in precedenza sollevato dubbi sulla gestione del rischio lungo la frontiera meridionale europea, segnale che il consenso non è privo di riserve.

Grande-Marlaska ha definito la riunione «assolutamente costruttiva» e ha sottolineato come sia emerso con chiarezza che il regime speciale di Ceuta — che prevede controlli obbligatori all’uscita dalla città — costituisce una garanzia strutturale contro i movimenti secondari verso il resto dello spazio Schengen. Un punto di diritto che avrebbe dovuto orientare le valutazioni di Roma prima dell’adozione di misure unilaterali.

Sul fronte dell’intelligence, il ministro spagnolo ha assicurato che il Centro nazionale di intelligence (CNI) non aveva lanciato alcun allarme su una crisi di tale portata, neppure paragonabile all’episodio del 2021 quando circa 10mila persone erano entrate a Ceuta in poche ore. Se un’allerta di quella natura fosse esistita, ha spiegato, sarebbe arrivata ai massimi livelli dello Stato. «Questo non è accaduto», ha dichiarato. La questione si complica tuttavia alla luce delle informazioni diffuse dal Ministero degli Esteri marocchino, secondo cui Rabat avrebbe avvertito Madrid alcuni giorni prima sulle possibili conseguenze di una sentenza della Corte Suprema spagnola in materia di espulsioni immediate.

Risorse, minori non accompagnati e cooperazione territoriale

Sul piano operativo, il governo spagnolo ha annunciato lo stanziamento di 25 milioni di euro aggiuntivi per Ceuta, destinati in via prioritaria all’assistenza dei minori migranti non accompagnati. La nuova dotazione si aggiunge ai 5,5 milioni già approvati a luglio dalla Conferenza settoriale per l’infanzia e l’adolescenza. La ministra dell’Inclusione, Sicurezza sociale e Migrazioni Elma Saiz ha chiesto la collaborazione di tutte le comunità autonome spagnole — comprese quelle governate dal Partito Popolare — per contribuire all’accoglienza dei minori.

Il Ministero della Gioventù e dell’Infanzia ha comunicato l’attivazione di due centri educativi a Ceuta, in coordinamento con il Ministero dell’Istruzione, con attenzione specifica alle minori di sesso femminile. La ministra Sira Rego si recherà nei prossimi giorni nella città autonoma per seguire l’evoluzione della situazione. Tra le misure strutturali previste figura l’applicazione della riforma della legge sugli stranieri, che introduce un sistema di ricollocamento dei minori dai territori sotto forte pressione migratoria verso altre comunità autonome.

Dei 72mila migranti entrati a Ceuta dall’inizio della crisi, 70mila sono già rientrati in Marocco. Restano nell’enclave circa duemila persone, tra cui un numero significativo di minori non accompagnati. Oltre 80 persone avrebbero perso la vita nel tentativo di attraversare il confine, dato che conferma la gravità umanitaria di una crisi che l’Europa non può permettersi di gestire in ordine sparso.

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