Il fronte centrista del centrosinistra italiano attraversa una fase di ridefinizione intensa, in cui aggregazioni e scissioni si susseguono con ritmo serrato, mentre i leader di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra premono affinché quella galassia di sigle e personalità si presenti unita al tavolo della coalizione. La questione è aperta, le scadenze incombono e le primarie — ammesso che si tengano — potrebbero rivelarsi il banco di prova decisivo per l’intero schieramento progressista.
Da tempo i vertici del Campo largo ripetono la stessa esigenza: quando si tratterà di discutere il programma di governo, sarà indispensabile avere un solo interlocutore centrista, non una delegazione frammentata in dieci formazioni distinte. Ma dall’area di mezzo rispondono invitando alla pazienza, in attesa che si chiarisca il quadro della nuova legge elettorale — non tanto il testo parlamentare, quanto l’esito del vaglio del Quirinale e della Corte Costituzionale. Se saltasse l’indicazione del premier o la regola del «miglior perdente», i centristi potrebbero ritrovarsi liberi di correre separati. Un’eventualità che, a giudicare dai movimenti in corso, qualcuno accarezza con malcelato compiacimento.
Ruffini e il manifesto atteso per settembre
Al centro di questo scenario campeggia la figura di Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, oggi alla guida dei comitati civici «Più uno». Il suo nuovo libro — atteso per settembre, redatto con il contributo di più collaboratori — dovrebbe fungere da manifesto programmatico e da biglietto da visita per il tavolo del centrosinistra. Ruffini ha già attirato intorno a sé personalità di rilievo istituzionale: l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli e il sindaco di Milano Beppe Sala. Anche Bruno Tabacci, storico leader di Centro Democratico, attende la mossa di Ruffini: se questa non arrivasse, mediterebbe di abbandonare definitivamente la scena politica.
Nel Pd si ragiona già su un piano di riserva: un posto in lista per Ruffini — e per Gabrielli — potrebbe essere garantito qualora il progetto autonomo non decollasse. La raccolta delle firme per presentarsi alle elezioni rappresenta un ostacolo concreto, e nei circoli dem si osserva con preoccupazione che «un altissimo standing personale non equivale automaticamente a una capacità organizzativa sul territorio». È emersa persino l’ipotesi di un approdo di Ruffini sotto l’ombrello di Matteo Renzi, che non è soggetto all’obbligo di raccolta firme, ma le interlocuzioni restano sospese.
Onorato e il «Progetto Civico»: l’altra gamba centrista
Mentre Ruffini pondera, Alessandro Onorato, assessore nella giunta Gualtieri a Roma, ha già tracciato la rotta con il suo «Progetto Civico». La struttura, costruita — secondo fonti interne — con il sostegno di Giuseppe Conte e di Goffredo Bettini, nasce esplicitamente come contraltare a Renzi, anche in previsione della futura partita quirinalizia. «Ci stanno sottostimando: raccogliere le firme non sarà un problema», dichiara Onorato con sicurezza.
Il perimetro del progetto si è già allargato in modo significativo. Sul fronte dei nomi, figurano:
L’altro deputato di Più Europa, Benedetto Della Vedova, si orienta invece verso Italia Viva. Nel nuovo soggetto renziano dovrebbe confluire anche «Primavera», il movimento dell’ex ministro del Movimento 5 Stelle Vincenzo Spadafora, la cui vicinanza a Renzi si fonda essenzialmente sul rapporto comune con Silvia Salis, conosciuta quando Spadafora era ministro dello Sport e lei vicepresidente del Coni.
Le primarie: un’incognita che pesa sull’intera coalizione
Con l’incognita Ruffini ancora irrisolta, alle primarie del centrosinistra parteciperà con certezza Onorato. Renzi, secondo quanto riportato da Il Foglio, ci pensa seriamente. Se i candidati centristi fossero due o addirittura tre, l’impatto sulla competizione interna potrebbe essere rilevante. «Potrebbero dare qualche fastidio a Schlein», osserva Lorenzo Pregliasco di YouTrend, «perché mobiliterebbero verso di loro una parte dell’elettorato riformista del Pd».
Pregliasco precisa però che i voti dei centristi «non sono perfettamente sovrapponibili a quelli in dote ai dem»: molti elettori, in assenza di quelle candidature, probabilmente non parteciperebbero affatto alle primarie. Un ragionamento che ridimensiona l’allarme, senza tuttavia eliminarlo. E nel frattempo, dall’area centrista, la risposta alle domande sul calendario rimane invariata: «Aspettiamo la legge elettorale».

