Una ministra, una guerra, un’app da 24 milioni di utenti
Gli uffici non sono ancora del tutto sistemati, ma Oksana Ferchuk ha già le idee chiare. La incontriamo a Kiev in uno di quei giorni in cui la città sembra quasi normale — il caffè sui marciapiedi, i tram, la gente — finché l’eco lontano di un allarme aereo non ricorda dove ci si trova. Ferchuk è la nuova ministra ucraina della Trasformazione digitale, nominata di recente dal presidente Zelensky nell’ambito di un ampio rimpasto di governo. Arriva dal settore della difesa e raccoglie un’eredità pesante: quella di Mykhailo Fedorov, il suo predecessore considerato l’architetto del miracolo digitale ucraino.
Il punto di partenza di qualsiasi conversazione sull’innovazione ucraina è inevitabilmente Diia, l’applicazione di servizi pubblici che conta oggi oltre 24 milioni di utenti. Nata come strumento per semplificare il rapporto tra cittadino e Stato, Diia ha finito per costruire attorno a sé un intero ecosistema di registri digitali e soluzioni integrate. «È stata accolta molto positivamente dagli ucraini», spiega la ministra, «e la distribuzione dei servizi è cresciuta a un ritmo sostenuto». Gli indici internazionali confermano questa percezione: l’Ucraina ha scalato le classifiche globali della trasformazione digitale, raggiungendo posizioni di vertice che, fino a qualche anno fa, sembravano impensabili per un Paese in guerra.
Quando il digitale smette di essere una comodità
C’è un dettaglio che Ferchuk tiene a sottolineare, e che rivela qualcosa di essenziale sulla natura di questa trasformazione. In tempo di pace, un servizio digitale è una comodità — risparmia tempo, evita code, semplifica la burocrazia. In tempo di guerra, diventa qualcosa di radicalmente diverso. «È una cosa dover raggiungere fisicamente un ufficio in un ambiente sicuro», osserva la ministra. «È completamente diverso quando ci si trova in un ambiente ostile, con il rischio di un attacco missilistico, e si ha comunque bisogno di un documento per il proprio figlio o per la propria madre».
Questa prospettiva rovescia il modo in cui siamo abituati a pensare all’innovazione pubblica. Non si tratta di modernizzazione per il gusto della modernizzazione, né di inseguire classifiche internazionali. Si tratta di garantire continuità dei diritti e dei servizi in condizioni estreme. È un argomento che dovrebbe far riflettere anche i governi europei più lenti nel percorso di digitalizzazione: se l’Ucraina è riuscita a costruire questo ecosistema mentre subiva bombardamenti, cosa giustifica i ritardi di chi opera in condizioni di piena sicurezza?
Mobilitazione, veterani e la gestione del ciclo di vita del cittadino
Uno degli ambiti più delicati in cui la trasformazione digitale è chiamata a intervenire è quello della mobilitazione militare, indicata da Zelensky come priorità nazionale. Ferchuk descrive la visione del suo ministero con una metafora che ha il pregio della chiarezza: lo Stato deve essere in grado di accompagnare ogni cittadino lungo l’intero arco della sua vita civile e militare, senza perdere dati, diritti o servizi nel passaggio da uno status all’altro.
«Una persona può essere prima uno studente, poi diventare un riservista, poi entrare nell’esercito, essere congedata e tornare nella società civile come veterano», spiega la ministra. L’ecosistema che il ministero sta costruendo è fondato su dati personali puliti, trasferibili e disponibili in ogni fase. Non importa in quale condizione si trovi il cittadino in un determinato momento: il sistema deve essere in grado di riconoscerlo, di offrirgli i servizi a cui ha diritto e di gestire la transizione senza interruzioni. È un approccio che unisce efficienza amministrativa e rispetto della persona — due valori che, troppo spesso, sembrano in contraddizione.
Trasparenza come antidoto alla corruzione
Ferchuk è diretta anche sul tema della corruzione, che resta una delle sfide strutturali più serie dell’Ucraina e uno dei punti su cui Bruxelles continua a esercitare pressione nel percorso di adesione all’Unione europea. La sua tesi è semplice ma convincente: la digitalizzazione riduce la corruzione non perché cambi la mentalità delle persone, ma perché elimina gli spazi opachi in cui le irregolarità possono prosperare.
«Quando un servizio è cartaceo e il flusso di erogazione non è chiaro, si creano numerose possibilità di irregolarità», afferma. «Quando invece si digitalizza un processo trasparente, basato sui dati dei registri approvati dallo Stato, non c’è spazio per le eccezioni». Il servizio diventa prevedibile, il cittadino sa cosa aspettarsi, e il margine di discrezionalità — terreno fertile per la corruzione — si restringe fino a scomparire. Non è solo tecnologia. È architettura istituzionale.
Questo argomento ha una rilevanza diretta per il dibattito europeo sull’allargamento. Ferchuk lo riconosce esplicitamente: «Digitalizzando molti servizi, mettiamo in luce i vantaggi concreti della trasformazione digitale, ma anche la mentalità delle persone». Per chi in Europa guarda con scetticismo all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione, la traiettoria digitale del Paese offre prove concrete di una modernizzazione istituzionale in atto — non solo proclamata.
Il passo successivo: l’intelligenza artificiale come scelta strategica
Il mandato di Ferchuk non si esaurisce nella gestione dell’esistente. La ministra è esplicita nel delineare la prossima frontiera: l’intelligenza artificiale applicata ai servizi pubblici. La logica è stringente. L’IA funziona bene quando esiste già un ambiente digitale maturo e quando i dataset sono strutturati e affidabili. L’Ucraina ha costruito esattamente questo: registri digitali, dati puliti, servizi già trasformati. Il passaggio all’IA, dunque, non è un salto nel buio ma la naturale prosecuzione di un percorso.
«Stiamo già riflettendo sulla leadership nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per i servizi pubblici», dichiara la ministra. Sul piano operativo, il ministero sta lavorando su due fronti paralleli: la definizione del quadro legislativo necessario per nuovi progetti e la creazione di un ambiente di test già operativo, capace di attrarre aziende e iniziative nel settore dell’IA. Ferchuk vede l’Ucraina come un banco di prova ideale per tecnologie che possono poi essere esportate con risultati già verificati sul campo — un argomento di indubbio interesse per le grandi aziende tecnologiche internazionali.
Il settore della difesa, che già utilizza estensivamente strumenti di intelligenza artificiale, funge da acceleratore anche per le applicazioni civili. L’obiettivo dichiarato è un uso duale dell’IA — militare e civile insieme — in diversi comparti dell’economia. È una visione ambiziosa, ma radicata in una realtà concreta: quella di un Paese che ha imparato, per necessità, a innovare più velocemente di molti altri.
Un modello europeo nato sotto le bombe
Mentre ci congediamo, Ferchuk torna su un punto che le sta evidentemente a cuore. «Gli ucraini, in questa guerra, stanno cercando di proteggere i valori europei e sono profondamente legati a questi valori». Non è retorica. È la descrizione di una scelta di campo che si traduce in politiche concrete, in architetture istituzionali, in applicazioni scaricate da 24 milioni di persone in mezzo alla guerra.
L’Ucraina digitale non è un esperimento di laboratorio. È il risultato di una pressione straordinaria che ha costretto uno Stato a reinventarsi, a semplificarsi, a diventare più vicino ai propri cittadini proprio nel momento in cui tutto sembrava spingere nella direzione opposta. Per l’Europa — spesso appesantita da burocrazia stratificata e da riforme digitali che avanzano con lentezza — è uno specchio scomodo e, al tempo stesso, una fonte di ispirazione concreta.

