Una rivoluzione liberale. Non uno slogan, ma un programma concreto che Antonio Tajani — vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri — intende portare al centro del dibattito politico italiano nelle prossime settimane, a partire dalla manovra finanziaria. È un’agenda che coniuga semplificazione amministrativa, riduzione della pressione fiscale e difesa delle regole europee: tre assi che Forza Italia considera inscindibili per restituire competitività a un Paese che, pur avendo compiuto progressi significativi, porta ancora il peso di una burocrazia soffocante.
Prima di parlare di economia, però, Tajani è costretto a confrontarsi con l’attualità internazionale. Il caso di Ceuta — la crisi migratoria che ha riacceso le tensioni tra Roma e Madrid — non si è ancora risolto. L’Italia ha sospeso in via provvisoria i controlli Schengen al confine, e la Spagna ha protestato. Tajani non arretra. «Non stiamo facendo alcun tipo di “battaglia” contro la Spagna», precisa, «ci limitiamo a controllare per bene gli arrivi». Il punto, per il ministro, è che l’intelligence spagnola stessa segnala il rischio di una nuova ondata migratoria da Ceuta, insieme a concrete minacce di terrorismo islamico. «Se è chiaro a loro, perché dovremmo sottovalutarlo noi?» chiede retoricamente. E aggiunge una frecciata diretta a Madrid: «La Spagna anziché preoccuparsi per noi, si preoccupi per il Marocco: è da lì che arrivano i problemi». Una posizione netta, che riflette una visione pragmatica della gestione dei confini europei: non ostilità verso i partner, ma responsabilità condivisa nella tutela dello spazio Schengen. Del resto, ricorda Tajani, la sospensione dei controlli con la Slovenia dura da oltre due anni, senza che nessuno ne faccia un caso diplomatico.
Sul fronte tedesco, il tono è altrettanto fermo ma più dialogante. Berlino ha annunciato l’intenzione di rimandare in Italia i migranti entrati attraverso le frontiere italiane. Tajani accetta il confronto, ma pone una condizione di reciprocità: occorre tenere conto di quanti immigrati sono sbarcati in Italia grazie a navi di Ong tedesche. «Non c’è un conflitto tra noi», assicura, «abbiamo lo stesso obiettivo: sì ai flussi regolari, anche consistenti se necessario, di lavoratori stranieri». Ciò che Tajani respinge con decisione è invece il modello delle sanatorie di massa adottato dal premier spagnolo Sanchez: un approccio che, a suo giudizio, non risolve il problema ma lo alimenta, incentivando arrivi irregolari e rendendo più difficile distinguere chi cerca lavoro lecito da chi ha altre intenzioni.
Non mancano le crisi di altra natura. Gli attacchi dei coloni israeliani ai villaggi della Cisgiordania vengono definiti «inaccettabili e sanzionabili», con l’impegno a discutere misure concrete in sede europea. L’abbattimento di un drone in Lettonia da parte dell’aeronautica militare italiana diventa invece l’occasione per sottolineare l’eccellenza delle Forze Armate nel contribuire alla difesa del territorio dell’Unione. E, con una nota di orgoglio quasi inattesa, Tajani cita le medaglie olimpiche: ha nominato «ambasciatrici dello sport nel mondo» le atlete Sara Curtis, Chiara Pellacani e Dariya Derkach. Le vittorie sportive, sostiene, rafforzano l’immagine dell’Italia anche sul piano diplomatico.
È però sul terreno economico che Tajani esprime la proposta più articolata. Dal 2022, ricorda, le tasse per gli italiani sono diminuite di 33 miliardi di euro. Un risultato importante, ma insufficiente. Rimane in piedi quella che definisce «una gabbia che soffoca la nostra economia»: l’eccesso di burocrazia. Il costo che questo sistema impone alle imprese è quantificato in 57,2 miliardi di euro l’anno — una cifra che da sola giustifica l’urgenza della riforma. Già con i ministri Casellati e Zangrillo sono state eliminate 30.000 norme obsolete e semplificate centinaia di procedure amministrative. Ma Forza Italia vuole andare oltre, e lo fa con una proposta precisa: introdurre il principio del one in, two out, per cui ogni nuova norma deve comportare la soppressione di almeno due esistenti. La Farnesina ha già creato un’unità dedicata alla semplificazione; FI proporrà una legge per estendere il modello a tutti i ministeri, accompagnata dall’istituto del silenzio-assenso della pubblica amministrazione per le pratiche non soggette a tutele particolari. Si aggiunge a questo un impegno diretto con i cittadini: un canale di posta elettronica attraverso cui segnalare ostacoli burocratici concreti, i passaggi inutili che ogni giorno rallentano il lavoro di professionisti e imprenditori.
Sul capitolo fiscale, Tajani è categorico: abbassare le tasse senza alzarle a nessuno, «nemmeno alle banche, soprattutto per tutelare quelle popolari e cooperative di prossimità». Il concetto di «extraprofitti», sostiene, è «una bandiera della sinistra ideologica»: in un’economia di mercato esistono i profitti, e tassarli in modo punitivo significa scoraggiare gli investimenti che l’Italia ha bisogno di attrarre. È una posizione coerente con la tradizione liberale del partito, che Tajani intende rilanciare raccogliendo attorno a sé tutte le forze del Partito Popolare Europeo presenti in Italia — Forza Italia, Udc, Noi Moderati, Svp — insieme alle organizzazioni sindacali e del terzo settore collegate, per costruire una proposta comune di economia sociale di mercato: europeista, liberale, democratica, «contraria a ogni eccesso populista ed estremista di sinistra».
In questo quadro, anche la convergenza con la premier Meloni sull’abbassamento delle tasse viene accolta positivamente, senza trionfalismi ma con soddisfazione politica. Forza Italia si posiziona come «l’unico vero centro in Italia» e, in Europa, come argine a una radicalizzazione delle posizioni tanto a sinistra quanto all’estrema destra. È un ruolo che Tajani rivendica con convinzione, consapevole che la tenuta delle istituzioni democratiche europee passa anche dalla capacità dei partiti moderati di offrire risposte concrete — non promesse demagogiche — alle ansie di imprenditori, professionisti e cittadini comuni che chiedono uno Stato più efficiente e meno invasivo. La rivoluzione liberale, insomma, non è un manifesto astratto. È, nelle intenzioni di Tajani, il programma con cui Forza Italia vuole chiudere questa legislatura e aprire la prossima.

