Yemen, Houthi e Arabia Saudita: perché il contingente italiano a Taif deve restare

La recrudescenza del conflitto yemenita pone l’Italia di fronte a una scelta che va ben oltre la gestione tattica di una missione militare: si tratta di decidere se le partnership strategiche che il nostro Paese costruisce con i propri alleati abbiano un valore reale o rimangano mere dichiarazioni d’intenti. È questa la tesi che Pietro Batacchi, direttore della Rivista Italiana Difesa, ha articolato con lucidità in un’analisi rilasciata all’Adnkronos, commentando la situazione in Arabia Saudita e il ruolo del contingente italiano della Task Force Arabia di stanza nella base di Taif.

Il quadro operativo che Batacchi descrive è quello di una pressione crescente e multidirezionale sull’Arabia Saudita. Gli Houthi hanno conquistato una porzione significativa della fascia costiera yemenita, rafforzando in modo sostanziale la loro capacità di interdizione sullo stretto di Bab el-Mandeb, arteria commerciale e strategica di primaria importanza. In risposta agli attacchi aerei sauditi condotti nelle ultime settimane sulle aree occupate dagli Houthi, le milizie ribelli hanno colpito il territorio saudita con missili balistici e droni, prendendo di mira infrastrutture critiche tra cui un oleodotto che convoglia il petrolio verso il Mar Rosso, le cui attività risultano temporaneamente sospese. L’Arabia Saudita si trova così stretta in una tenaglia che coinvolge gli Houthi a sud, le milizie filo-iraniane irachene a nord e l’Iran stesso, con la conflittualità che ha ripreso vigore dopo una fase di relativa distensione.

La base di Taif e il rischio calcolato

In questo contesto, la base di Taif — dove opera una componente del contingente italiano — è stata oggetto di attacchi con droni e missili. Batacchi non minimizza il dato, ma lo contestualizza con rigore: si tratta di installazioni protette da sistemi contraerei e antimissile avanzati, e il rischio, per quanto reale, è quello fisiologico di ogni missione in un teatro operativo attivo. L’esperto ricorda che l’Italia ha già subito conseguenze concrete in scenari analoghi: in Kuwait, missili e droni iraniani hanno distrutto un drone Reaper italiano sotto un hangar. Le missioni a rischio zero, sottolinea con fermezza, non esistono più, e pretendere il contrario equivarrebbe semplicemente a non dispiegare alcun contingente all’estero.

La posizione di Batacchi non è quella di chi ignora i pericoli, ma di chi li valuta alla luce di una visione più ampia delle responsabilità di un Paese come l’Italia nel sistema delle alleanze internazionali. Se si accetta di costruire rapporti strategici con gli Stati del Golfo — dai quali si importa petrolio e gas, ai quali si vendono sistemi d’arma e con i quali si intrattengono relazioni diplomatiche ed economiche strutturate — non è possibile limitarsi a raccogliere i benefici di tali rapporti disimpegnandosi nel momento in cui il partner si trova sotto pressione. La logica è quella elementare della credibilità: un’alleanza che non regge alla prova dei fatti non vale nulla, né per chi la offre né per chi la riceve.

Il valore della credibilità strategica italiana

Vi è poi un elemento di contesto geopolitico che Batacchi introduce e che merita particolare attenzione: gli Stati Uniti si stanno mostrando, nelle sue parole, «freddi» anche nei confronti di Riad, lasciando un vuoto che gli alleati europei — e l’Italia in particolare — hanno tanto più ragione di colmare. In un momento in cui Washington sembra rivedere le proprie priorità regionali, la presenza militare italiana in Arabia Saudita acquista un significato che travalica la dimensione bilaterale e si inscrive in una più ampia logica di stabilità euro-mediterranea e di proiezione responsabile dell’Europa nel Medio Oriente allargato. Ritirarsi ora significherebbe non soltanto tradire un partner, ma anche rinunciare a un ruolo che l’Italia ha la capacità e la legittimità di svolgere.

L’auspicio di Batacchi — che egli stesso descrive come coerente con l’orientamento complessivo del Governo — è dunque quello di mantenere il contingente in posizione, rendendo concreta la garanzia politico-militare che l’Italia ha assunto nei confronti dell’Arabia Saudita. La coerenza tra le dichiarazioni di partenariato strategico e i comportamenti effettivi nei momenti di crisi è, in ultima analisi, la misura più autentica della statura internazionale di un Paese. E su questa misura, l’Italia non può permettersi di risultare deficitaria.

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