Von der Leyen e l’intelligenza artificiale: la sfida europea tra regole, coalizioni e pressioni globali

Un’Europa che non si arrende alla paura. Ursula von der Leyen si prepara a pronunciare il suo discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Parlamento europeo di Strasburgo, e il filo conduttore è già chiaro: affrontare l’intelligenza artificiale non come una minaccia da esorcizzare, ma come una sfida da governare con strumenti concreti e lungimiranza istituzionale.

Il contesto è tutt’altro che semplice. La presidente della Commissione parla a metà mandato, in un momento in cui la maggioranza europeista che l’ha sostenuta mostra crepe visibili. Il perenne attrito tra il Partito Popolare Europeo e i Socialdemocratici, unito all’ascesa delle destre nazionaliste in tutto il continente, ha reso il quadro politico interno al Parlamento europeo più frammentato e volatile. Von der Leyen si rivolgerà innanzitutto a quella coalizione — Popolari, Socialisti, Verdi e Liberali, allargabile alla componente pro-europea dei Conservatori — convinta che non esista alternativa: nessun piano B, come confermano fonti qualificate a Bruxelles.

L’AI Act e il rischio dell’obsolescenza normativa

L’Europa ha mosso per prima. L’AI Act, entrato in vigore il primo agosto 2024, è il primo regolamento organico al mondo sull’intelligenza artificiale. Una primogenitura normativa di cui Bruxelles va giustamente orgogliosa. Eppure il rischio è reale: il dibattito globale sull’IA corre più veloce dei calendari legislativi, e un testo concepito pochi anni fa potrebbe già mostrare i segni dell’invecchiamento precoce. La scelta di applicarlo con gradualità estrema, pur comprensibile sul piano tecnico-giuridico, alimenta questa preoccupazione.

Giovedì si terrà a Bruxelles una riunione tecnica tra funzionari dei 27 Stati membri, dedicata proprio all’aggiornamento delle regole globali sull’IA. Sullo sfondo pesa la posizione di Washington: Donald Trump ha bocciato qualsiasi forma di regolamentazione del settore, distanziandosi persino dai colossi della Silicon Valley che chiedevano qualche forma di quadro normativo. La Commissione non ne è rimasta sorpresa, ma ne ha tratto una conclusione pragmatica — l’Unione europea deve procedere senza aspettare gli Stati Uniti. Il tono del discorso di von der Leyen resterà costruttivo: l’IA porta con sé rischi reali, dalla cybersicurezza all’impatto sull’occupazione, ma anche opportunità straordinarie per la competitività europea. Lavorare su entrambi i fronti, simultaneamente, è la strada maestra.

La coalizione europeista sotto pressione: migranti, bilancio, elezioni

Il discorso programmatico si svilupperà su più capitoli. Competitività industriale, diversificazione energetica, protezione dei minori dai social media, relazioni con la Cina, difesa comune e sostegno incondizionato all’Ucraina: questi i dossier attorno a cui von der Leyen cercherà di ricompattare la maggioranza europeista, con particolare attenzione alle politiche climatiche su cui le tensioni interne alla coalizione rimangono alte.

Il nodo migratorio è quello più scivoloso. PPE e Socialdemocratici non sono riusciti a trovare un’intesa su una risoluzione comune riguardo al caso Ceuta, e il rischio concreto è che giovedì passi il testo dei Popolari con l’appoggio delle destre sovraniste — uno scenario che Palazzo Berlaymont considera pericoloso, sia sul piano politico sia su quello simbolico. Von der Leyen non dedicherà al tema un’enfasi eccessiva, ma evocherà un piano specifico per gestire le situazioni di emergenza come quella spagnola, puntando a dotare gli Stati membri di strumenti operativi immediati. Difficilmente, però, questo basterà a dissolvere le tensioni tra le due famiglie politiche principali. Sul bilancio pluriennale, come spiega una fonte qualificata, non esiste altra via che un accordo tra PPE e S&D: un vincolo che rende la coesione della coalizione non una scelta, ma una necessità strutturale.

In platea siederà, tra gli ospiti esterni, il premier canadese Mark Carney, che prenderà la parola davanti alla Plenaria nella stessa giornata. La sua presenza non è casuale: rappresenta il volto di un Occidente che sceglie il multilateralismo e il dialogo transatlantico in un momento in cui questi valori sono messi alla prova. Sullo sfondo si staglia già il 2027, anno in cui andranno al voto — tra gli altri — Italia, Spagna, Polonia e Francia. Un ciclo elettorale che si annuncia come un banco di prova decisivo per le forze europeiste. Von der Leyen intende lanciare un messaggio chiaro anche su questo: gli allarmismi non servono. La Svezia ha dimostrato che l’avanzata delle destre populiste può essere arginata. L’Europa, a patto di restare unita e credibile, ha ancora le carte per farcela.

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