La manifestazione nel Transatlantico di Palazzo Madama
Una delegazione di senatrici delle opposizioni si è riunita nel Transatlantico del Senato indossando la gonna, in segno di protesta contro le recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani sulla lunghezza degli abiti femminili e quelle del generale Roberto Vannacci, che aveva affermato di preferire le “donne senza gonna”. L’iniziativa, promossa mercoledì a Palazzo Madama, ha coinvolto rappresentanti di Partito Democratico, Italia Viva, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e il gruppo delle Autonomie.
All’appuntamento si è aggiunta anche Alessandra Maiorino del M5S, che ha ironizzato sul proprio ritardo e sulla gonna lunga indossata, richiamando sarcasticamente il criterio di “affidabilità” evocato da Tajani nel tentativo di giustificare le sue parole.
«Libere di vestirci come vogliamo»
L’idea della protesta è nata dalla capogruppo di Italia Viva, Raffaella Paita. «Questo è un gesto di libertà per dire che siamo libere di vestirci come vogliamo», ha dichiarato. «Crediamo che la libertà delle donne si misuri da qualsiasi gesto di libertà, compresa la dimensione della gonna o qualsiasi altro gesto che le donne vogliano compiere senza essere giudicate dagli uomini.»
Poche parole, ma precise. Il gesto intende riaffermare un principio elementare: l’autonomia individuale non si negozia, e non si misura in centimetri di tessuto.
Il giudizio del Pd: «Patriarcato inconsapevole»
Simona Malpezzi del Partito Democratico ha offerto una lettura più articolata dell’episodio. «Quelle parole sono una dimostrazione del patriarcato intrinseco e inconsapevole», ha affermato la senatrice dem, sottolineando come la successiva giustificazione di Tajani abbia aggravato, anziché attenuare, la portata delle sue affermazioni originali. «Loro non si accorgono di cosa dicono perché ce l’hanno dentro. Invece bisogna dimostrare che quelle frasi non sono accettabili.»
Una critica che non si limita all’episodio in sé, ma punta al contesto culturale più ampio in cui simili commenti trovano ancora terreno fertile.
La sfida a Meloni: «Il femminismo non è un pranzo di gala»
La senatrice dem Valeria Valente ha allargato il fronte della polemica, chiamando direttamente in causa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per il suo silenzio. Meloni non ha commentato le dichiarazioni né di Tajani né di Vannacci con quella che Valente ha definito «nettezza e fermezza». La senatrice ha concluso con una domanda diretta alla premier: «Purtroppo il femminismo non è un pranzo di gala e qualche volta richiede qualche prezzo. Lei è disposta a pagare qualche prezzo?»
Il quesito rimane senza risposta ufficiale. Ma la scena nel Transatlantico del Senato ha già consegnato un’immagine destinata a circolare nel dibattito pubblico italiano.

