Bus turistici a due piani a Roma: tariffe irrisorie e responsabilità che si rimpallano

Il centro storico di Roma è ostaggio dei bus turistici a due piani. Ogni giorno, decine di mezzi “hop-on hop-off” intasano le strade della capitale, pagando tariffe che definire simboliche sarebbe quasi un eufemismo: 17 euro al giorno per veicolo, ovvero circa 6.350 euro annui per ciascun operatore. Una cifra che, messa a confronto con i mille euro annui imposti al proprietario di una piccola auto elettrica per accedere alla Zona a traffico limitato, rivela una distorsione difficile da giustificare. La tesi è semplice: il problema non è normativo, è politico. E la soluzione esiste già, se solo chi di competenza avesse la volontà di applicarla.

Al centro del dibattito si è inserito il governatore del Lazio, Francesco Rocca, che ha risposto con nettezza tanto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato quanto all’amministrazione capitolina. Il 19 gennaio scorso, l’allora presidente dell’AGCM Roberto Rustichelli aveva firmato un parere secondo cui una legge regionale del 2024 — che proroga le concessioni degli operatori di granturismo di otto anni più altri otto — avrebbe di fatto congelato la possibilità di indire bandi di gara, trasformando le autorizzazioni esistenti in «concessioni ad infinitum». Con i 55 bus autorizzati contingentati e le concessioni prorogate a tempo quasi indeterminato, nessun nuovo operatore potrebbe entrare nel mercato, e nessuna gara al rialzo sulle tariffe potrebbe aver luogo.

Rocca contesta questa lettura punto per punto.

Il governatore distingue con precisione due piani giuridici che, a suo avviso, l’AGCM avrebbe sovrapposto: l’autorizzazione all’esercizio d’impresa, di competenza regionale, e l’accesso alla ZTL, che spetta esclusivamente a Roma Capitale disciplinare. «Il bando si può fare anche con la legge regionale in vigore», afferma Rocca, spiegando che l’assessore alla Mobilità di Roma Capitale, Eugenio Patanè, potrebbe già oggi fissare criteri economici, ambientali e qualitativi per selezionare quali bus abbiano diritto a circolare nel centro storico. La selezione dei 55 mezzi autorizzati sarebbe dunque prerogativa comunale, non regionale. Nulla impedirebbe a Roma Capitale di aprire una gara, alzare le tariffe e premiare gli operatori più virtuosi.

Una questione di volontà, prima che di norme

L’accusa che Rocca muove implicitamente all’amministrazione Gualtieri è quella di inerzia selettiva. «Sono stati capaci di chiedere mille euro all’anno per l’accesso alla ZTL al proprietario di un’auto elettrica, ma non adeguano le tariffe per i bus a due piani», osserva il governatore. «Sono forti con i deboli e deboli con i forti». È una critica che va oltre la polemica politica: tocca un principio fondamentale di equità regolatoria, che qualunque amministrazione seria dovrebbe tenere al centro della propria azione.

Il confronto con le piccole auto elettriche — una Fiat 500 o una Leapmotor T03, che occupano meno spazio e inquinano incomparabilmente meno di un autobus a due piani — rende ancora più evidente l’incongruenza. Un veicolo privato paga cifre significative per accedere alla ZTL; un mezzo commerciale di grandi dimensioni, che contribuisce in misura ben maggiore alla congestione e all’usura del manto stradale, versa una tariffa giornaliera che non copre nemmeno i costi amministrativi della gestione.

Rocca ha confermato di aver incontrato personalmente l’assessore Patanè per ribadirgli la necessità di procedere con i bandi e con l’adeguamento tariffario. La Regione, da parte sua, sta conducendo un approfondimento sulla legge del 2024, ma il governatore è esplicito: qualunque modifica normativa regionale non cambierebbe la sostanza del problema, perché la chiave resta in mano al Comune. «Comunque stiamo facendo un approfondimento, ma qualunque decisione io prenda su quella legge, non impatta sui bus a due piani nella ZTL».

Il quadro che emerge è quello di una città che fatica a governare se stessa negli spazi che le appartengono per definizione. Cortei, golf car, bus turistici: il centro di Roma, come osserva con amara ironia lo stesso Rocca, «sembra tutto meno che una Zona a traffico limitato». La sfida non è tecnica. Gli strumenti esistono. Manca la decisione politica di usarli — e questa responsabilità, secondo il governatore, ricade interamente su Roma Capitale.

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