Intesa Sanpaolo lancia l’OPA su MPS: gli azionisti approvano l’aumento di capitale con quasi il 97% dei voti

Una giornata decisiva per il credito italiano

Giovedì 10 settembre 2026, nella sala dell’assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo, si è consumato un passaggio cruciale per il futuro del sistema bancario italiano. Con una maggioranza che ha sfiorato l’unanimità — 10.952.907.059 voti favorevoli, pari al 96,96% delle azioni ordinarie rappresentate — i soci hanno autorizzato il consiglio di amministrazione a procedere con l’aumento di capitale a servizio dell’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) sul Monte dei Paschi di Siena. Il via libera consente all’istituto guidato dall’amministratore delegato Carlo Messina di emettere fino a 5,7 miliardi di nuove azioni ordinarie, in una o più tranche, per finanziare l’operazione annunciata lo scorso giugno.

Il dato sulla composizione dell’assemblea restituisce la misura del consenso raccolto. Secondo quanto riferito da Radiocor sulla base di fonti finanziarie, ha partecipato il 63,9% del capitale sociale, di cui il 69,61% riconducibile a investitori istituzionali, il 29,45% a fondazioni, lo 0,9% ad altri soci e appena lo 0,04% al retail. Tra i grandi azionisti presenti figurano colossi della gestione del risparmio come BlackRock, che detiene circa il 5,1% di Intesa e poco meno del 5% in MPS, Vanguard rispettivamente al 3,5% e al 2,6%, e Norges Bank all’1,2% e al 3,1%.

Messina e la promessa su Siena

Messina ha accolto il risultato con evidente soddisfazione, ringraziando gli azionisti per «il forte sostegno espresso» e definendo l’approvazione «un passaggio fondamentale per costruire un gruppo ancora più forte, a beneficio di azionisti, clienti, famiglie, territori e dell’Italia nel suo insieme». Le parole del banchiere hanno però puntato con decisione anche verso la platea senese, quella degli azionisti della banca ‘preda’, chiamati a esprimersi il prossimo 29 ottobre sull’offerta di Intesa e sulle contromisure difensive promosse dal management di MPS.

Messina ha ribadito l’impegno a preservare e valorizzare l’identità di MPS e il suo legame con Siena: il marchio resterà, la sede centrale rimarrà a Rocca Salimbeni e il progetto prevede il successivo coinvolgimento di Unipol per la creazione del secondo gruppo bancario del Paese, con una solida base azionaria italiana. «Oltre cinque secoli di storia», ha ricordato Messina, costituiscono un patrimonio che il nuovo polo intende custodire, non disperdere, all’interno di un disegno industriale più ampio e con maggiori prospettive di crescita.

A sostegno della solidità del progetto, il ceo ha citato i dati del primo semestre: Intesa Sanpaolo ha erogato oltre 44 miliardi di euro a famiglie e imprese, confermando il proprio ruolo nell’economia reale. Con il successo dell’OPAS, ha assicurato, l’istituto sarà in grado di «fare ancora di più».

Il futuro di Mediobanca e Generali nel nuovo assetto

La giornata ha offerto a Messina anche l’occasione per chiarire le implicazioni dell’operazione su due protagonisti storici della finanza italiana: Mediobanca e Assicurazioni Generali. Il primo istituto è stato definito «un elemento di grande valore» nell’ambito dell’OPAS su MPS: le sue competenze nel corporate e investment banking, il posizionamento nel wealth management e la qualità delle relazioni con la clientela si affiancheranno alle capacità di IMI Corporate & Investment Banking, rafforzando un modello di business «pienamente coerente» con quello di Intesa Sanpaolo.

L’obiettivo dichiarato è valorizzare il marchio e le professionalità di Mediobanca all’interno di un gruppo con «maggiore scala e ruolo europeo» — una formulazione che segnala ambizioni che vanno ben oltre i confini nazionali. Sul fronte occupazionale, Messina ha annunciato circa 13.100 nuove assunzioni entro il 2029, a sostegno della crescita, del ricambio generazionale e della creazione di nuove opportunità professionali.

Quanto a Generali, il ceo ha dissipato ogni dubbio sulle intenzioni del gruppo: l’acquisizione di una quota azionaria del colosso triestino avverrà «in un’ottica puramente finanziaria». La presenza di Intesa nel capitale di Generali, ha spiegato Messina, «rappresenterà un significativo valore sotto il profilo della stabilità dell’azionariato e dell’indipendenza» del gruppo assicurativo, non un vettore di controllo. Un impegno esplicito a blindare Generali da ingerenze esterne, in un momento in cui la governance del Leone di Trieste resta oggetto di attenzione da parte di più attori del mercato.

Una partita aperta, con l’Italia come posta

Il voto di giovedì chiude una fase e ne apre un’altra, forse più delicata. Gli azionisti di MPS dovranno ora scegliere tra l’offerta di Intesa e le operazioni difensive — l’OPS su Banco BPM e quella su Banca Generali — promosse dal management guidato da Luigi Lovaglio. La decisione del 29 ottobre disegnerà la mappa del credito italiano per i prossimi anni, con ricadute dirette su imprese, risparmiatori e territori. Dietro i numeri dell’assemblea e le dichiarazioni di Messina si intravede, in filigrana, una scommessa più grande: quella sulla capacità del sistema bancario italiano di consolidarsi con logica industriale, senza cedere né alla frammentazione né alle tentazioni di un nazionalismo finanziario fine a sé stesso.

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