Calenda: “Tutta la propaganda porta a Mosca. La nostra ingenuità liberale ci espone al pericolo”

Carlo Calenda, senatore e leader del partito Azione, torna al centro del dibattito geopolitico con un saggio dedicato alle fragilità strutturali dell’Unione europea e del modello culturale occidentale di fronte alla crescente offensiva della propaganda russa. L’opera, rivolta a un pubblico di cittadini consapevoli, professionisti e amministratori, solleva interrogativi profondi sulla tenuta delle democrazie liberali nel contesto di un conflitto ibrido che si combatte non solo sui campi di battaglia, ma soprattutto nelle piazze digitali e nei parlamenti europei.

La tesi centrale: la propaganda ha un unico punto di arrivo

Il filo conduttore del saggio è sintetizzato nel titolo stesso: qualunque forma di disinformazione sistematica, indipendentemente dalla sua origine apparente — sovranista, populista, no-vax, antieuropeista — conduce, secondo Calenda, verso Mosca. Non si tratta di una semplificazione retorica, bensì di una lettura analitica dei flussi informativi e delle reti di finanziamento che alimentano movimenti politici e campagne mediatiche in tutta Europa. Il senatore documenta come narrazioni apparentemente eterogenee convergano verso un obiettivo comune: indebolire la coesione dell’Unione europea e delegittimare le istituzioni democratiche.

Calenda individua nella cosiddetta “ingenuità liberale” il principale punto di vulnerabilità dell’Occidente. Le democrazie liberali, costruite sul presupposto della buona fede del dibattito pubblico e della razionalità degli attori politici, si trovano strutturalmente impreparate a fronteggiare avversari che utilizzano la libertà di espressione come arma. Questa asimmetria — tra chi rispetta le regole e chi le sfrutta — rappresenta, a giudizio dell’autore, un pericolo concreto e sottovalutato.

L’Europa come bersaglio e come risposta

Una parte consistente dell’analisi è dedicata all’Unione europea, descritta come un’architettura istituzionale preziosa ma ancora incompleta, esposta alle pressioni esterne proprio per le sue divisioni interne. Calenda non si abbandona a un euroscetticismo di maniera né a un europeismo acritico: la sua posizione è quella di chi ritiene l’integrazione europea non un ideale astratto, ma uno strumento pragmatico e indispensabile per garantire sovranità collettiva, stabilità economica e sicurezza geopolitica ai Paesi membri. In questo quadro, le spinte centrifughe alimentate dalla propaganda straniera assumono una gravità particolare.

Il saggio mette in guardia contro la tentazione di rispondere alle crisi con soluzioni nazionaliste o con il ripiegamento su logiche identitarie. Al contrario, Calenda propone un rafforzamento delle istituzioni comunitarie, una maggiore integrazione nelle politiche di difesa e un investimento sistematico nell’alfabetizzazione mediatica dei cittadini europei. Questi strumenti, nella sua visione, costituiscono la vera linea di resistenza contro le interferenze esterne.

Il modello culturale in discussione

Accanto alla dimensione geopolitica, il saggio affronta anche la crisi del modello culturale liberale. Calenda sostiene che l’Occidente abbia progressivamente perso la capacità di difendere i propri valori fondanti — stato di diritto, pluralismo, economia di mercato regolata — non per debolezza materiale, ma per una sorta di relativismo autoindotto che ha svuotato di significato le categorie politiche tradizionali. Questa deriva, osserva l’autore, ha aperto spazi che movimenti illiberali e potenze autoritarie hanno saputo occupare con efficacia.

La riflessione di Calenda si inserisce in un dibattito più ampio che attraversa i partiti di centrodestra e centrosinistra europei, sempre più consapevoli che la difesa delle democrazie liberali richiede oggi non solo politiche economiche solide, ma anche una strategia culturale e comunicativa all’altezza della sfida. Il saggio si propone dunque come un contributo concreto a questo confronto, con l’ambizione di offrire strumenti di analisi a quanti — imprenditori, professionisti, amministratori pubblici — si trovano ogni giorno a operare in un contesto di crescente instabilità informativa e geopolitica.

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