La contesa ereditaria che scuote Piazza Affari
Una disputa familiare dagli intrecci degni di una saga dinastica si trasforma in una questione di rilevanza sistemica per la finanza italiana. Al centro della vicenda c’è Delfin, la holding che controlla partecipazioni strategiche in Mediobanca, Generali e Unicredit, e la guerra fratricida tra due degli otto eredi di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica: Rocco Basilico e Leonardo Maria Del Vecchio. La parola finale spetterà al Tribunale di Milano.
La posta in gioco va ben oltre le questioni di famiglia. Delfin detiene il 17,5% di Mps, il 10,15% di Generali e il 2,7% di Unicredit — istituti che a loro volta possiedono quote rilevanti del Leone triestino. Chi controlla Delfin, in buona sostanza, esercita un’influenza determinante su una parte significativa del capitalismo italiano.
Il nodo giuridico: chi ha diritto di voto?
Il cuore della disputa riguarda la legittimità della partecipazione di Rocco Basilico alle assemblee di Delfin e, soprattutto, il suo diritto di voto. Leonardo Maria Del Vecchio sostiene che il fratellastro detenga il proprio 12,5% del capitale soltanto in nuda proprietà, mentre i diritti di usufrutto — e quindi di voto — spetterebbero alla madre di Basilico, Nicoletta Zampillo, seconda moglie del fondatore.
Il testamento di Leonardo Del Vecchio sembra dare ragione a questa interpretazione. Nel documento si legge che il fondatore ha lasciato alla moglie Nicoletta «la piena proprietà della metà delle azioni detenute in piena proprietà nella società Delfin, ossia circa il 12,5%», nonché «il diritto di usufrutto vitalizio, comprensivo del diritto di voto», sull’ulteriore 12,5% legato a Rocco Basilico in nuda proprietà. Se il tribunale accogliesse questa tesi, l’intera governance della holding sarebbe da rivedere.
L’assemblea e i voti contrari
Le tensioni sono esplose in modo palese lunedì scorso, quando l’assemblea di Delfin ha approvato la cessione a Leonardo Maria Del Vecchio del 12,5% detenuto dai fratelli Paola e Luca per 10 miliardi di euro. I soli voti contrari sono stati quelli di Claudio Del Vecchio e di Rocco Basilico; quest’ultimo si è opposto anche all’aumento della distribuzione dei dividendi.
Non si tratta di un dissenso improvvisato. Alla fine del 2024, Basilico aveva già abbandonato tutte le cariche in EssilorLuxottica, dove ricopriva il ruolo di chief wearables officer e presiedeva il marchio Oliver Peoples. Le frizioni erano emerse a novembre, quando aveva chiesto di trasferire lo 0,4% delle proprie quote — parte del pacchetto complessivo del 12,5% — a una società o a un trust, anziché mantenerle come persona fisica, anche per far fronte a parte delle imposte di successione. La proposta aveva ottenuto cinque voti favorevoli e tre contrari: lo statuto ne richiedeva sei.
Milleri: «Semplificare è sempre una cosa buona»
Da Parigi, dove si è tenuta l’assemblea di EssilorLuxottica, l’amministratore delegato Francesco Milleri ha commentato positivamente la salita di Leonardo Maria al 37,5% di Delfin: «Semplificare è sempre una cosa buona», ha dichiarato, ricordando che la holding è il primo azionista del colosso dell’occhialeria con il 32,4% del capitale.
«Se rimarranno sei o cinque azionisti con le loro diversità, sarà molto più facile trovare soluzioni buone per la società e per il Paese», ha aggiunto Milleri. All’assemblea parigina erano presenti Claudio Del Vecchio con il figlio Matteo, l’erede Luca Del Vecchio e Andrea Carniello in rappresentanza della madre Paola Del Vecchio. Leonardo Maria, atteso fino all’ultimo, ha scelto di non partecipare: «Leo è a Parigi, ma aveva degli impegni e quindi non è riuscito a essere presente», ha chiuso Milleri.
Una governance da ridefinire
L’esito del procedimento milanese avrà conseguenze che vanno oltre la famiglia Del Vecchio. Una sentenza che annulli il trasferimento dei diritti di voto a Basilico ridisegnerebbe gli equilibri interni di Delfin e, di riflesso, le dinamiche di governance di alcuni tra i principali istituti finanziari italiani.
In un contesto in cui la stabilità delle grandi partecipazioni incrocia gli interessi di azionisti istituzionali, piccoli risparmiatori e istituzioni europee, la vicenda ricorda quanto la chiarezza delle regole societarie — e il rispetto delle volontà testamentarie — rimanga un presidio fondamentale per la certezza del diritto e la fiducia nei mercati.

