Il Segretario di Stato americano incontra il Papa e il Cardinale Parolin mentre Washington cerca di ricucire un rapporto strategico sotto pressione
Marco Rubio è arrivato in Vaticano per un incontro con Papa Leone XIV e il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, in un momento di tensione diplomatica tra la Santa Sede e l’amministrazione Trump. Il Pontefice, tuttavia, non ha attenuato il proprio messaggio: la Chiesa ha il dovere di «denunciare il male in tutte le sue forme» e di annunciare la salvezza, senza farsi strumento di alcuna agenda politica.
La tradizione diplomatica vaticana: dialogo sempre, anche con gli avversari
Anche nei decenni più bui della Guerra Fredda, quando i regimi comunisti dell’Est perseguitavano apertamente la Chiesa, le porte del Vaticano restavano aperte. I canali diplomatici venivano mantenuti attivi con cura, nella convinzione che il dialogo fosse l’unico strumento capace di allentare le tensioni. Era la linea del Cardinale Agostino Casaroli, ma prima ancora quella di Cicognani e Tardini.
Questa impostazione — privilegiare ciò che unisce rispetto a ciò che divide, cercando dagli interlocutori almeno un riconoscimento minimo del ruolo della Chiesa — è rimasta sostanzialmente invariata fino ad oggi. Alla vigilia dell’incontro con Rubio, Parolin ha rassicurato Washington: «Gli Stati Uniti sono e restano un interlocutore imprescindibile della Santa Sede».
Trump rilancia sull’Iran, il Papa risponde con la catechesi
Donald Trump ha scelto proprio queste ore per rinnovare il proprio messaggio al Pontefice: «Che la cosa lo renda felice o no, l’Iran non può avere un’arma nucleare». Leone XIV, nella catechesi del mercoledì, ha risposto senza citare nessuno ma con parole nette.
Il Papa ha ribadito che la missione della Chiesa è «leggere e interpretare, a partire dal Vangelo, i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando la salvezza che Cristo vuole realizzare per tutta l’umanità». Ha poi aggiunto: «La Chiesa non annuncia sé stessa; in essa tutto deve rimandare alla salvezza in Cristo». I pilastri restano giustizia, amore e pace.
L’agenda dell’incontro: umanitario in primo piano, poi i dossier caldi
L’arrivo di Rubio ha seguito il protocollo consolidato: colloquio riservato con il Papa nella Biblioteca Apostolica, seguito da un incontro più tecnico con Parolin. Lo stesso Rubio ha cercato di ridimensionare la portata politica della visita: «Il viaggio non è legato a nient’altro di ciò in cui per noi è normale impegnarci, proprio come hanno fatto altri Segretari di Stato americani in passato».
Il Segretario di Stato ha indicato due ambiti di possibile convergenza: la distribuzione degli aiuti umanitari a Cuba e «le sfide che i cristiani devono affrontare in Africa», con chiaro riferimento al recente viaggio papale in Camerun, Angola, Algeria e Guinea Equatoriale. Il confronto con la diplomazia vaticana ha inevitabilmente allargato il perimetro ai dossier più scottanti:
La Santa Sede: nessuna soluzione imposta con la forza
Parolin ha chiarito la posizione vaticana sull’Iran con parole inequivocabili: «Questi conflitti non si risolvono con la forza. Serve un negoziato sincero, che porti le parti a un punto di convergenza». Il Cardinale ha poi ricordato l’impegno della Santa Sede sul disarmo nucleare: «Abbiamo promosso un accordo che riguarda addirittura la liceità del possesso delle armi nucleari: la nostra posizione è molto chiara».
Quanto a un eventuale contatto diretto tra Trump e Leone XIV, la disponibilità vaticana resta totale: le porte del Vaticano, come da tradizione, sono sempre aperte.
I sondaggi segnalano un’erosione del consenso cattolico per Trump
Sul piano interno americano, i numeri raccontano una storia significativa. Secondo un sondaggio di Washington Post e ABC News, due americani su tre giudicano positivamente l’invito del Papa ai cittadini a rivolgersi ai propri rappresentanti al Congresso per promuovere la pace e rifiutare la guerra. Una quota ancora più ampia respinge l’uso strumentale della religione da parte di Trump e del Segretario alla Difesa Pete Hegseth.
I dati mostrano un’evidente erosione del consenso cattolico: l’indice di gradimento di Trump è sceso dal 63% del febbraio 2025 al 49%, con un calo sensibile proprio tra i fedeli cattolici rispetto al 2024. In questo contesto, la visita di Rubio in Vaticano non è il semplice passaggio istituzionale «normale» che il Segretario di Stato ha voluto descrivere.
È, piuttosto, un tentativo concreto di riallineare un rapporto strategico che, pur tra tensioni e incomprensioni, resta troppo importante per essere compromesso. Da entrambe le parti.

