Trzaskowski: «Per frenare il populismo bisogna rafforzare le città e i governi locali»

Il sindaco di Varsavia al vertice del Patto delle Città Libere: «Centralizzare i fondi UE non è una buona soluzione per la democrazia»

Rafał Trzaskowski, sindaco di Varsavia al secondo mandato e vicepresidente del partito di Donald Tusk, lancia un appello chiaro dalle strade di Bratislava: il contrasto al populismo passa per il rafforzamento degli enti locali, non per la loro marginalizzazione. Lo ha dichiarato ieri intervenendo al summit del Patto delle Città Libere, la piattaforma di cooperazione tra governi locali che lui stesso ha co-fondato nel 2019.

Il Patto delle Città Libere: da quattro capitali a quaranta aderenti

Nata nel 2019 dall’iniziativa dei sindaci di Varsavia, Bratislava, Budapest e Praga, la rete conta oggi una quarantina di città aderenti, tra cui Roma e Milano. L’obiettivo dichiarato è difendere i valori democratici attraverso la cooperazione tra governi locali.

La novità di quest’anno è significativa: al summit slovacco hanno aderito al Patto anche dieci città americane, da Chicago a Seattle. «Pure loro vogliono aumentare la resilienza del governo locale», ha spiegato Trzaskowski, sottolineando come il populismo non sia più una minaccia circoscritta all’Europa centro-orientale.

Contro la centralizzazione dei fondi UE

Trzaskowski ha espresso una posizione critica nei confronti della tendenza della Commissione europea e degli Stati membri a concentrare le decisioni sui fondi comunitari, escludendo regioni e città. «L’idea di utilizzare i fondi europei lasciando che siano la Commissione e gli Stati membri a decidere tutto non è una buona soluzione per la democrazia», ha affermato.

«Se si vuole davvero rafforzare la nostra resilienza contro il populismo, bisogna rafforzare gli enti locali e regionali, non indebolirli», ha aggiunto. «È impossibile per l’UE realizzare le sue priorità senza le città.»

Varsavia in prima linea: sicurezza ibrida e infrastrutture critiche

Il sindaco ha illustrato le misure adottate dalla capitale polacca per rispondere alle nuove minacce: lotta alla disinformazione, protezione delle infrastrutture critiche, potenziamento di un centro di sicurezza operativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e difesa informatica.

«I sindaci sono in prima linea in ogni grande crisi, dal Covid alle conseguenze della guerra in Ucraina, dalla crisi migratoria ai pericoli di guerra», ha ricordato Trzaskowski, giustificando così l’importanza della diplomazia cittadina come strumento di pressione sulle istituzioni europee.

Polonia: un governo europeista e un presidente che frena

Sul fronte interno, Trzaskowski ha descritto una Polonia istituzionalmente divisa. Il presidente Karol Nawrocki, nazionalista, ha posto il veto al programma Safe per il rafforzamento dell’industria della difesa e ha messo in discussione il sostegno all’Ucraina. «Nessuno nella storia polacca ha posto il veto sulle leggi così spesso come l’attuale presidente», ha dichiarato.

Nonostante i contrasti, Trzaskowski ha rassicurato sulla tenuta dell’esecutivo: «I populisti in Polonia non sono in ascesa, litigano, sono divisi in tre partiti. E c’è anche un 20% dell’elettorato populista che non approva Nawrocki.»

Ungheria: «Budapest ci dà speranza»

Commentando la vittoria di Péter Magyar in Ungheria, Trzaskowski ha scritto sui social «Sarà Varsavia a Budapest!», ribaltando il mantra dei nazionalisti polacchi che per anni avevano additato Budapest come modello. «Ci dà speranza che i populisti possano perdere le elezioni», ha spiegato.

Sulla cautela invocata da Tusk, il sindaco ha precisato: «Sa benissimo che non è facile riportare l’ordine nel Paese dopo otto anni di populismo e, nel caso dell’Ungheria, addirittura dopo sedici.»

Russia: «Capiscono solo la forza e l’unità dell’Occidente»

Sulla possibilità di avviare negoziati con Mosca, Trzaskowski si è detto contrario: «Putin non sta facendo nulla per dimostrare di voler davvero porre fine alla guerra. Ha violato persino il cessate il fuoco da lui proposto.»

Ha inoltre bocciato la proposta russa di nominare l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come mediatore: «Se facesse sul serio, indicherebbe qualcuno che ha credibilità in Occidente.» Quanto al ruolo degli Stati Uniti, Trzaskowski ha confermato che rimane indispensabile: «Dovremmo rendergli impossibile metterci gli uni contro gli altri. E, comunque, spetta ai nostri amici ucraini decidere tempi e condizioni.»

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