Crescita economica e disuguaglianze: la grande assenza nel dibattito europeo

Crescita economica e disuguaglianze: la grande assenza nel dibattito europeo

La crescita economica è diventata il mantra del dibattito sul futuro dell’Unione Europea, considerata condizione indispensabile per rafforzare il peso del continente in uno scenario geopolitico sempre più instabile. Tuttavia, la vera sfida non riguarda soltanto la capacità di crescere e competere: riguarda soprattutto il modo in cui i costi e i benefici di questa crescita vengono distribuiti tra gruppi sociali, generazioni e territori.

Il discorso di Draghi ad Aquisgrana: luci e ombre

Il discorso pronunciato da Mario Draghi ad Aquisgrana ha sollevato temi condivisibili e urgenti: il rilancio degli investimenti europei, il rafforzamento della capacità industriale del continente, una risposta più unitaria alle sfide geopolitiche. Una diagnosi ampia e per molti versi lucida.

Eppure, in quella visione articolata, il tema delle disuguaglianze resta sullo sfondo, quasi un’appendice rispetto alle priorità di competitività. Un’assenza significativa, che rischia di indebolire l’intera impostazione strategica.

Crescita e coesione non coincidono automaticamente

Draghi afferma che «la crescita è la precondizione per tutto ciò che l’Europa dice oggi di dover fare». È un’affermazione corretta, ma incompleta. L’esperienza europea degli ultimi anni dimostra che crescita, stabilità e coesione sociale non procedono automaticamente di pari passo.

In più occasioni, le risposte europee alle crisi economiche hanno finito per ampliare disuguaglianze già esistenti, sia tra Paesi membri sia all’interno dei singoli Stati. Ignorare questa dinamica significa costruire su fondamenta fragili.

L’inflazione colpisce i più vulnerabili

L’inflazione rende ancora più evidente la centralità del problema. Gli shock economici gravano in misura sproporzionata su chi dispone di margini di reddito ridotti, di minori risparmi e di scarse possibilità di proteggersi dall’aumento dei prezzi.

I dati più recenti diffusi dall’Istat confermano una nuova accelerazione dei prezzi, trainata soprattutto dall’aumento dei costi di alimentari ed energia: le voci che incidono maggiormente sui bilanci delle famiglie a reddito basso e medio. Il caro-vita colpisce chi può permettersi meno di essere colpito.

Le transizioni verde e digitale rischiano di ampliare i divari territoriali

Le grandi trasformazioni in atto — la transizione verde e quella digitale — portano con sé un rischio concreto: rafforzare i divari tra regioni forti e regioni fragili, tra grandi aree urbane e periferie, tra territori capaci di attrarre investimenti e altri che perdono popolazione, lavoro e servizi essenziali.

Senza una strategia esplicita di coesione sociale e territoriale, le trasformazioni strutturali indicate da Draghi produrranno inevitabilmente nuove fratture. Non è un esito inevitabile, ma diventa tale in assenza di politiche deliberate.

La solidarietà europea non può restare un principio evocativo

La solidarietà europea, richiamata da Draghi tra i valori fondativi dell’Unione insieme a democrazia e stato di diritto, non può ridursi a un principio evocato soltanto nelle grandi crisi. Deve tradursi nella capacità concreta di ridurre le disuguaglianze che attraversano il continente.

Un’Europa percepita come capace di proteggere soltanto mercati, industrie e competitività difficilmente riuscirà a rafforzare il proprio consenso democratico. La riduzione delle disuguaglianze non è un obiettivo secondario rispetto alla crescita: è una condizione essenziale della stabilità economica e democratica dell’intera Unione.

Senza coesione, la crescita europea sarà reale per alcuni, invisibile per molti. È questa la sfida politica che il dibattito europeo non può continuare a eludere.

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