Il sindaco di Roma al Festival dell’Economia: autonomia finanziaria, emergenza abitativa e sfide tecnologiche al centro del dibattito sulla governance urbana
Roberto Gualtieri ha portato il Modello Roma al Festival dell’Economia di Trento, manifestazione organizzata dal Gruppo Il Sole 24 Ore e Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma di Trento. Nel panel «Governare le città», il sindaco della Capitale ha delineato una visione pragmatica e riformista del governo urbano, sostenendo che i Comuni italiani, se adeguatamente supportati dalle istituzioni centrali, possono fungere da motore di sviluppo per l’intero Paese.
Accanto a Gualtieri sul palco, i sindaci di Milano, Giuseppe Sala; di Treviso, Mario Conte; di Pescara, Carlo Masci; e del capoluogo trentino, Franco Ianeselli. Una rappresentanza trasversale che ha testimoniato come il tema della governance urbana attraversi ogni orientamento politico.
Roma come laboratorio: 1.500 cantieri e la scommessa sulla complessità
Gualtieri ha descritto con franchezza le difficoltà e le soddisfazioni del ruolo di primo cittadino. «È molto bello e faticoso il ruolo di sindaco», ha dichiarato, ricordando i momenti più impopolari della sua gestione, come la decisione di aprire 1.500 cantieri contemporaneamente a Roma.
«È chiaro che c’è un contraccolpo negativo iniziale», ha ammesso, «ma appena le opere finiscono, i cittadini sono contenti». Un approccio concreto, lontano dalla retorica, che riflette una cultura amministrativa orientata ai risultati misurabili.
Il sindaco ha confermato la propria intenzione di candidarsi a un secondo mandato, dichiarando di non riuscire, «in questo momento, a pensarsi fuori da questa passione» per l’innovazione della Capitale.
Emergenza abitativa: il nodo delle risorse pubbliche
Al centro dell’intervento di Gualtieri, la crisi degli alloggi, che il sindaco ha definito la principale priorità delle amministrazioni urbane italiane. «Abbiamo bisogno di risorse fresche per aumentare la disponibilità di alloggi popolari», ha affermato con nettezza.
Sul fronte delle politiche nazionali, Gualtieri non ha risparmiato critiche costruttive: «Il piano casa del governo è inadeguato. I Comuni possono rimboccarsi le maniche, ma servono risorse per l’edilizia residenziale pubblica (ERP) e per l’edilizia residenziale sociale (ERS)».
Una posizione che non esclude il dialogo istituzionale: è noto che il rapporto di lavoro tra Gualtieri e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni funziona su basi pragmatiche, al di là delle differenze politiche.
Autonomia tariffaria e trasporto pubblico: il paradosso del centralismo
Gualtieri ha poi allargato il ragionamento alle strutture istituzionali che condizionano l’efficacia del governo locale. «Nonostante la Costituzione lo preveda, abbiamo un livello bassissimo di autonomia tariffaria», ha osservato. «Abbiamo livelli di centralismo paradossali».
Il caso del trasporto pubblico è emblematico: «È per definizione in perdita e strutturalmente sottofinanziato». Un sistema che penalizza le città più grandi, costrette a erogare servizi essenziali senza disporre degli strumenti fiscali adeguati.
Intelligenza artificiale, clima e immigrazione: le sfide del futuro urbano
Guardando alle trasformazioni in atto, il sindaco ha identificato tre grandi sfide che i Comuni sono chiamati ad affrontare:
«Ci sono tante cose che, senza sfasciare i conti dello Stato, si potrebbero migliorare per aiutare le città a essere erogatori di servizi ma anche di innovazione per tutto il Paese», ha concluso Gualtieri, raccogliendo un applauso dalla sala gremita.
Un messaggio che si rivolge tanto al governo centrale quanto all’Europa: le città italiane sono pronte a fare la loro parte, ma hanno bisogno di regole del gioco più eque e di strumenti finanziari all’altezza delle responsabilità che già oggi portano sulle spalle.

