Cerba HealthCare sull’orlo del default: quasi 5 miliardi di debito e le sorti delle attività italiane

Il gigante della diagnostica sotto pressione finanziaria

Cerba HealthCare, il colosso parigino della diagnostica medica e delle analisi cliniche, si trova in una situazione finanziaria critica. A metà aprile, S&P Global ha abbassato il rating della società di due notch, portandolo a CCC- con outlook negativo: un segnale inequivocabile di rischio default imminente.

Il gruppo, controllato dal fondo svedese Eqt insieme al canadese Psp Investments, opera con 8.500 dipendenti in 16 Paesi. In Italia è presente con 400 centri distribuiti in altrettante regioni, generando un fatturato di 250 milioni di euro e un Ebitda del 25%, il più elevato tra i principali concorrenti del settore.

Un debito da quasi 5 miliardi di dollari

Il nodo centrale della crisi è il debito netto del gruppo, pari a circa 4,86 miliardi di dollari a fronte di un Ebitda di circa 520 milioni. Il rapporto di leva finanziaria supera quota 9, una soglia considerata quasi insostenibile nel segmento del private equity europeo nel settore sanitario.

Gli analisti di S&P sono espliciti: «L’outlook negativo indica la possibilità di un downgrade nel breve periodo se Cerba annunciasse una ristrutturazione del debito, processo che noi consideriamo equivalente a un default». Il peso degli interessi assorbe ingenti risorse di cassa, rendendo la società vulnerabile a qualsiasi rallentamento operativo.

Per riportare la struttura finanziaria su basi sostenibili, l’obiettivo dichiarato è ridurre la leva a un livello compreso tra 5 e 6 volte l’Ebitda. Un percorso tutt’altro che agevole.

Le mosse di Eqt: equity fresca e haircut sul debito

Dal momento del declassamento, il fondo Eqt ha avviato una serie di manovre per arginare la crisi. La prima proposta sul tavolo prevedeva un’iniezione di equity fresca pari a 300 milioni di dollari, accompagnata da un haircut del 25% sul debito senior secured. I creditori privilegiati, tuttavia, non sembrano disposti ad accettare condizioni ritenute penalizzanti.

Sul fronte degli advisor, Eqt si avvale di Ondra Partners e Moelis, mentre la società è assistita da Rothschild & Co. È in corso una cosiddetta Independent Business Review (Ibr), affidata a Eight Advisory, che dovrà valutare la sostenibilità dell’Ebitda, la capacità di servizio del debito e l’efficacia del piano industriale.

Già a febbraio, un rapporto di AlixPartners aveva delineato uno Strategic Plan per il periodo 2026-2030, a testimonianza di quanto la situazione fosse monitorata con preoccupazione ben prima dell’intervento di S&P.

L’Italia nel mirino: si vende il business ambientale

In questo scenario, le attività italiane di Cerba non sono immuni dalle turbolenze globali del gruppo. A novembre 2025, la società aveva già annunciato la cessione del business Tic (Testing, Inspection, Certification), il segmento dedicato alle analisi ambientali, con un fatturato di circa 80 milioni di euro.

Secondo voci di mercato, l’enterprise value dell’operazione si aggirerebbe intorno ai 50 milioni di euro. Tra i potenziali acquirenti figurerebbero Eurofins e la società australiana ALS. La vendita del ramo Tic, considerato meno strategico rispetto alla diagnostica clinica, potrebbe fornire liquidità immediata all’intero processo di ristrutturazione.

Lo scenario complessivo si riduce a due opzioni radicali: Eqt ricapitalizza il gruppo oppure procede a una ristrutturazione con cessioni mirate. In entrambi i casi, l’Italia rappresenta un terreno cruciale per la tenuta finanziaria dell’operazione.

Il mercato italiano della diagnostica resta appetibile

Nonostante la crisi di Cerba, l’interesse del private equity nel comparto della diagnostica italiana rimane elevato. Secondo AlixPartners, sul mercato circola anche il dossier di Bianalisi, diretto concorrente di Cerba con ricavi attorno ai 140 milioni di euro e un Ebitda pari all’11% del fatturato.

Il settore della diagnostica privata in Italia, caratterizzato da margini solidi e domanda strutturalmente stabile, continua ad attrarre capitali istituzionali. La vicenda Cerba, però, ricorda con forza i rischi insiti in strutture finanziarie eccessivamente indebitate, frutto di acquisizioni aggressive finanziate con leva elevata nel periodo dei tassi a zero.

La partita è aperta. Le prossime settimane, con le conclusioni dell’Ibr e l’evoluzione delle trattative tra Eqt e i creditori, saranno decisive per il futuro del gruppo e per la stabilità dei suoi 400 centri presenti sul territorio italiano.

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