Il Consiglio dei ministri vara i decreti legislativi sull’IA: polizia, scuola e lavoro nel perimetro della nuova disciplina
Il Consiglio dei ministri ha approvato i decreti legislativi che recepiscono l’AI Act europeo nell’ordinamento italiano, estendendo l’uso dell’intelligenza artificiale alle forze di polizia, alla pubblica amministrazione, al sistema scolastico e al mondo del lavoro. I provvedimenti, elaborati da Palazzo Chigi, introducono garanzie precise e nuove fattispecie di reato, con l’obiettivo di bilanciare innovazione tecnologica e tutela dei diritti fondamentali.
Forze dell’ordine e riconoscimento biometrico: sì, ma con limiti stringenti
Le forze di polizia potranno avvalersi di sistemi di intelligenza artificiale come strumenti di supporto operativo, ma non in modo autonomo: ogni risultato prodotto dall’IA dovrà essere sottoposto a una «revisione umana qualificata» prima di tradursi in atti che incidano sulla sfera giuridica dei cittadini.
Il nodo più dibattuto riguarda l’identificazione biometrica remota in tempo reale negli spazi pubblici. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha escluso categoricamente scenari da «Grande Fratello generalizzato», precisando che «sarà vietato l’utilizzo di grandi banche dati biometriche».
L’uso del riconoscimento biometrico in tempo reale sarà consentito esclusivamente in casi tassativi:
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha sottolineato che ogni operazione biometrica richiederà il controllo della magistratura: il pubblico ministero dovrà richiedere l’autorizzazione al giudice per le indagini preliminari. I dati biometrici raccolti saranno conservati per soli sette giorni, poi cancellati automaticamente; i log delle operazioni resteranno invece per cinque anni a fini di verifica e prevenzione degli abusi.
Le opposizioni: «Sorveglianza di massa»
Le misure non convincono le forze di opposizione. Il deputato del Partito Democratico Filippo Sensi ha parlato di «Stato di polizia distopico», mentre il collega Brando Benifei ha denunciato che «dietro la retorica sull’approccio antropocentrico si nasconde una sorveglianza biometrica di massa», contestando in particolare la possibilità di autorizzazioni orali ed ex post per il riconoscimento in tempo reale.
Nuovi reati e responsabilità civile: chi progetta sistemi IA risponde dei danni
Il decreto introduce una nuova fattispecie penale per chi, nella progettazione, nell’addestramento o nella produzione di sistemi di IA ad alto rischio, non adotti misure adeguate di sicurezza e supervisione umana. Le pene previste sono:
È inoltre introdotto il divieto di scraping, ovvero la raccolta automatica e indiscriminata di immagini finalizzata alla costruzione di banche dati biometriche.
Sul fronte della responsabilità civile, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha evidenziato lo squilibrio informativo tra chi gestisce un sistema di IA e chi ne subisce un danno. Per riequilibrare le posizioni, chi risulta danneggiato potrà chiedere al giudice l’accesso a registri e documentazione tecnica. Qualora il danno derivi dalla violazione del regolamento europeo sull’IA, il nesso causale sarà presunto per legge, salvo prova contraria.
Scuola, PA e lavoro: formazione obbligatoria e divieto di automatismi nelle decisioni
Il pacchetto normativo disciplina anche l’impatto dell’IA sul mondo del lavoro e sui servizi pubblici. Tra le misure principali:
Governance nazionale: AgID e ACN al centro del sistema
Il decreto definisce l’architettura istituzionale della governance nazionale dell’intelligenza artificiale. Il sistema è imperniato su due autorità: AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), che opererà come autorità di notifica, e ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale), che assumerà il ruolo di autorità di vigilanza del mercato e di punto di contatto unico con le istituzioni dell’Unione europea.
Un’architettura che riflette la scelta italiana di ancorare la regolazione dell’IA al quadro comunitario, affidando la supervisione a soggetti tecnici indipendenti piuttosto che a strutture politiche.

