Ucraina e Moldova aprono il primo cluster negoziale per l’adesione UE: storico passo dopo due anni di veto ungherese

Un “Mega Monday” per l’allargamento europeo

Lussemburgo, lunedì: Ucraina e Moldova hanno formalmente aperto il primo cluster di capitoli negoziali per l’adesione all’Unione europea, ponendo fine a un blocco politico durato due anni. La commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos, ha battezzato la giornata “Mega Monday”, sottolineando la portata storica dell’evento per il futuro del continente.

«È una tappa storica per il mio Paese», ha dichiarato a Euronews la vicepremier moldava Cristina Gherasimov. «È anche un segnale forte: l’UE si sta preparando ad accogliere nuovi Stati membri».

Il veto di Budapest e la svolta con il governo Magyar

Entrambi i Paesi avevano presentato domanda di adesione all’indomani dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina. Nel giugno 2024, i leader europei avevano deciso all’unanimità di avviare i negoziati con Kiev e Chișinău. Tuttavia, l’allora premier ungherese Viktor Orbán aveva bloccato ogni progresso, opponendo il veto ai colloqui con l’Ucraina con la motivazione ufficiale della tutela della minoranza ungherese nella regione della Transcarpazia.

Poiché i due Paesi sono stati «accoppiati» nel percorso negoziale, il veto su Kiev aveva frenato indirettamente anche la Moldova. Il nuovo governo ungherese guidato da Péter Magyar ha successivamente raggiunto un accordo con Kiev sulle garanzie per la minoranza magiara, aprendo la strada alla ripresa dei colloqui.

La ministra degli Esteri ungherese Anita Orbán ha tuttavia avvertito lunedì che «il rispetto e l’attuazione» dell’intesa tra Budapest e Kiev restano «una condizione fondamentale nel processo di integrazione europea dell’Ucraina». Un monito che ricorda come il cammino verso l’adesione rimanga politicamente delicato.

La sfida dei prossimi cinque cluster e la questione agricola

La commissaria Kos si è detta «fiduciosa» che entrambi i Paesi manterranno lo slancio necessario per aprire, già nel prossimo mese, i restanti cinque cluster tematici del negoziato. Si tratterebbe del passo più significativo dal riconoscimento dello status di Paesi candidati, avvenuto nel 2023.

L’apertura accelerata dei cluster, però, comporta implicazioni politiche rilevanti. Tra i dossier più sensibili figura l’integrazione di Ucraina e Moldova nella Politica agricola comune (PAC), il principale programma europeo di sostegno al settore agricolo. Paesi come Polonia e Francia potrebbero opporsi a una prospettiva che inciderebbe significativamente sulle risorse destinate ai loro agricoltori.

Kos: «L’allargamento è la politica estera più importante dell’UE»

Durante i due anni di stallo, la Commissione europea e Kiev hanno proseguito il lavoro tecnico sulle riforme necessarie attraverso un processo di “front-loading”, anticipando cioè parte del percorso di adeguamento normativo nonostante il blocco politico. Un approccio che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sempre presentato come garanzia di sicurezza essenziale per il dopoguerra.

La presidenza cipriota del Consiglio dell’UE ha definito l’adesione «una garanzia di sicurezza e un ampliamento dello spazio europeo di stabilità e prosperità», qualificando l’allargamento come «necessità geopolitica» in un contesto internazionale segnato da profondi sconvolgimenti.

Kos ha ribadito lunedì che il processo di allargamento rappresenta «la politica estera più importante dell’Unione europea», evidenziando come negli ultimi 16 mesi si siano registrati più progressi nel rilancio di questa politica che nei precedenti 15 anni.

Nessuna adesione «a metà»: il dibattito sui modelli alternativi

Nel dibattito sulle modalità di integrazione, alcune proposte hanno sollevato controversie. La visione del cancelliere tedesco Friedrich Merz per una cosiddetta «adesione associata» è stata rapidamente respinta sia dai diplomatici europei sia dallo stesso Zelensky.

La commissaria Kos ha chiarito che non può esistere «un’adesione a metà o a un quarto», pur riconoscendo che vi sono «molte opzioni nel campo dell’integrazione graduale». Tale approccio consentirebbe ai Paesi candidati di entrare nell’Unione per fasi successive, ottenendo progressivamente accesso ai diritti di voto e ai programmi di finanziamento comunitari.

Il percorso resta lungo e irto di ostacoli tecnici e politici. Ma il “Mega Monday” di Lussemburgo segna, per la prima volta in due anni, un passo concreto verso un’Europa più grande e più sicura.

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