Riforma RAI: la soluzione di compromesso per uscire dall’impasse
A una settimana dall’audizione in Senato del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il centrodestra — con Fratelli d’Italia in prima fila — lavora a una soluzione concreta per sbloccare la riforma della governance RAI. L’ipotesi sul tavolo prevede che il MEF indichi due membri del Consiglio di amministrazione, lasciando poi a quest’ultimo il compito di eleggere autonomamente l’amministratore delegato e il presidente.
Il nodo istituzionale: azionista pubblico e indipendenza editoriale
Il disegno di legge, fermo da mesi in Commissione Comunicazioni di Palazzo Madama, prevedeva un CdA composto da sette membri, sei eletti dal Parlamento e uno dai dipendenti, escludendo di fatto il MEF dalla governance. Una scelta che ha generato tensioni, poiché il Ministero — in qualità di azionista di maggioranza — ha rivendicato il proprio «potere di proposta relativo a una minoranza di componenti».
L’equilibrio da trovare è delicato. Da un lato pesa l’European Media Freedom Act, il regolamento europeo che mira a rafforzare l’indipendenza dei servizi pubblici dal potere politico. Dall’altro, le norme del Codice civile e del diritto societario impediscono di escludere l’azionista dalle scelte strategiche dell’ente che finanzia.
La “terza via” di Rosso: compromesso tra autonomia e rappresentanza
La soluzione elaborata dal relatore della riforma, il senatore di Forza Italia Roberto Rosso, con il consenso dei meloniani, garantirebbe al MEF due seggi nel CdA. Sarebbe poi il Consiglio stesso, con una votazione successiva, a scegliere direttamente amministratore delegato e presidente.
Una formula che potrebbe risultare più accettabile per via XX Settembre, anche alla luce del fatto che i Servizi tecnici della Commissione europea non avrebbero sollevato «rilievi strutturali» sulla nomina dell’ad secondo le modalità precedenti.
Il caso Agnes e le nuove soglie per il presidente
Resta centrale, per Fratelli d’Italia, la questione delle soglie di elezione del presidente del CdA. Il riferimento implicito è al caso di Simona Agnes, candidata alla presidenza RAI rimasta bloccata per mesi per mancanza dei due terzi dei voti favorevoli in Commissione di Vigilanza.
La riforma propone ora una nuova procedura: maggioranza dei due terzi nei primi due scrutini, poi maggioranza assoluta. «Se si fa per il Presidente della Repubblica — osserva un esponente meloniano — non si capisce perché non si possa applicare lo stesso criterio al presidente RAI».
Il parere della Commissione Bilancio
Ulteriori indicazioni giungono dall’atteso parere della Commissione Bilancio, che chiede di specificare che il canone RAI non possa subire riduzioni se non in «condizioni eccezionali debitamente motivate», accompagnate da una relazione tecnica e trasparente.
La Commissione suggerisce inoltre di eliminare la partecipazione senza diritto di voto nel CdA di rappresentanti della Conferenza Stato-Regioni e dell’ANCI. Sul contratto di servizio, il parere della Commissione di Vigilanza RAI non sarà più vincolante.
Le modifiche da apportare restano numerose, ma dalla maggioranza arrivano rassicurazioni: «La riforma si farà». La domanda è solo quando.

