Il rapporto LinkedIn rivela: l’IA trasforma le professioni, ma il calo delle assunzioni dipende dall’incertezza economica
L’intelligenza artificiale sta ridisegnando il mercato del lavoro europeo, ma il vero nodo non è la sostituzione dei lavoratori: è la trasformazione delle competenze richieste. È la conclusione principale del report The EU Labour Market: Unlocking Competitiveness in the Age of AI, pubblicato dall’Economic Graph di LinkedIn, che analizza l’evoluzione occupazionale in Europa e nel Regno Unito alla luce della diffusione dell’IA.
Il rallentamento delle assunzioni: colpa dell’economia, non dell’IA
Secondo il report, il calo delle assunzioni registrato negli ultimi anni è riconducibile principalmente all’incertezza economica, finanziaria e geopolitica, non a una sostituzione sistematica dei lavoratori da parte delle macchine. I dati confermano che i ruoli più esposti all’IA non mostrano contrazioni occupazionali significativamente superiori rispetto ad altre categorie professionali.
In Italia, il tasso di assunzione risulta oggi inferiore del 30% rispetto ai livelli pre-pandemia, un dato che riflette le difficoltà strutturali di un mercato del lavoro ancora condizionato da un contesto economico incerto. La tecnologia, in questo quadro, appare più come acceleratore di cambiamento che come causa diretta della contrazione occupazionale.
Crescono le opportunità per chi sa combinare tecnica e umanità
Il report individua una tendenza chiara: aumentano le opportunità per i professionisti capaci di integrare competenze tecniche con competenze trasversali quali capacità decisionale, leadership, comunicazione, collaborazione e pensiero strategico. L’IA non elimina il lavoro umano, ma ne ridefinisce il perimetro.
In tutta Europa cresce la domanda di profili in grado di lavorare insieme alla tecnologia, valorizzandone il potenziale. La capacità di sviluppare e attrarre questi talenti diventa così un fattore determinante per la competitività di Paesi e imprese.
Italia in ritardo sull’AI engineering: un divario da colmare
Il report segnala per l’Italia un ritardo significativo nella concentrazione di talenti specializzati nell’AI engineering. La quota di questi professionisti si attesta allo 0,43%, meno della metà della media europea che si colloca allo 0,90%. Un gap che richiede investimenti mirati nella formazione e nell’aggiornamento professionale.
A complicare il quadro, l’Italia registra una migrazione netta negativa dei talenti IA: i professionisti del settore tendono ad emigrare verso mercati più competitivi. I dati LinkedIn mostrano che gli ingegneri IA hanno una probabilità di trasferirsi all’estero otto volte superiore rispetto alla media dei professionisti sulla piattaforma. Trattenere questi talenti diventa una priorità strategica per il Paese.
Milano polo europeo per le nuove professioni dell’IA
Sul fronte positivo, Milano emerge tra le città europee protagoniste della nascita di nuove figure professionali legate all’intelligenza artificiale. Il capoluogo lombardo si distingue in particolare per la presenza di Prompt Engineer e Data Annotator, professionisti chiave nello sviluppo, nell’addestramento e nel miglioramento dei sistemi di IA.
Le competenze legate all’IA trovano applicazione crescente in settori strategici dell’economia italiana, tra cui:
Un segnale del carattere sempre più trasversale dell’innovazione guidata dall’intelligenza artificiale.
La priorità: formare, attrarre, trattenere
«Gli ultimi dati del nostro Economic Graph mostrano che l’intelligenza artificiale sta incidendo sul mercato del lavoro soprattutto attraverso l’evoluzione delle competenze richieste», afferma Marcello Albergoni, country manager di LinkedIn Italia. «Per persone, aziende e istituzioni, la priorità oggi è promuovere lo sviluppo delle competenze necessarie per cogliere le opportunità offerte dall’IA, ossia investire in formazione continua.»
Albergoni sottolinea come l’Italia disponga di «importanti punti di forza e segnali incoraggianti», ma avverte che «è fondamentale continuare a investire nel talento e nella diffusione delle competenze per sostenere crescita, innovazione e competitività nel lungo periodo».
La trasformazione è già in corso. La sfida per l’Italia — e per l’Europa — è governarla con lungimiranza istituzionale e investimenti concreti, prima che il divario di competenze diventi un ostacolo strutturale alla competitività del continente.

