A dieci anni dal referendum sulla Brexit, l’ex negoziatore europeo Michel Barnier torna a parlare delle condizioni per un eventuale rientro britannico nell’Unione, escludendo qualsiasi approccio selettivo alle politiche comunitarie
L’ex negoziatore dell’Unione europea per la Brexit, Michel Barnier, ha dichiarato a Euronews che la porta dell’UE rimane aperta al Regno Unito, ma che Bruxelles ha già fissato con chiarezza le proprie condizioni. La dichiarazione giunge a dieci anni esatti dal referendum del 2016, in cui il 52% dei britannici votò per l’uscita dall’Unione europea.
«La Brexit, decisa da un voto sovrano dieci anni fa, è fatta. Ma il futuro è aperto e la porta è aperta», ha affermato Barnier nel programma di Euronews 12 Minutes With. L’esponente di primo piano del centrodestra europeo ha guidato il governo francese da settembre a dicembre 2024.
I sondaggi più recenti indicano che una netta maggioranza dell’opinione pubblica britannica, trasversalmente agli schieramenti politici, considera ormai la Brexit un errore. Ciononostante, il percorso verso un eventuale riavvicinamento rimane complesso e politicamente delicato.
Nessuna scelta à la carte: le quattro libertà restano non negoziabili
Barnier ha ricordato con fermezza che il Regno Unito «non può avere tutto senza fare concessioni». Ha definito la Brexit «un gioco in cui perdono tutti», sottolineando che qualsiasi forma di reintegrazione nel mercato unico europeo — lo spazio economico senza frontiere dell’UE — richiede il rispetto delle cosiddette quattro libertà: libera circolazione di beni, servizi, persone e capitali.
Ha citato il modello di Islanda, Liechtenstein e Norvegia come esempio praticabile: Paesi che partecipano al mercato unico senza essere membri a pieno titolo dell’Unione. «Ma le condizioni sono molto chiare per ogni Paese che entra nel mercato unico», ha precisato.
Londra, tuttavia, ha finora escluso questa opzione. La non adesione al mercato unico è stata una «linea rossa» fondamentale per il governo laburista guidato dal premier dimissionario Keir Starmer, nel tentativo di rispettare le promesse elettorali pur cercando un «reset» delle relazioni con Bruxelles.
Starmer aveva puntato a un’integrazione settoriale e parziale, un approccio «à la carte» che l’UE non ha mai storicamente accettato. Barnier ha ribadito che questa strada non è percorribile: Londra non può scegliersi soltanto le politiche europee che le convengono.
Un percorso accelerato se non ci sarà divergenza normativa
L’ex negoziatore ha lasciato intendere che, qualora il Regno Unito mantenesse l’attuale allineamento regolamentare con l’UE, potrebbe beneficiare di un percorso di rientro accelerato, ben diverso dal lungo e articolato processo di adesione che devono affrontare Paesi candidati come Ucraina, Moldova e gli Stati dei Balcani occidentali.
«Se da oggi all’avvio di nuovi negoziati il Regno Unito prenderà le distanze in modo massiccio dagli standard e dalle norme, per esempio in materia alimentare o di sicurezza, avremo un problema, e ci vorrà molto più tempo», ha avvertito. «Se invece non ci sarà divergenza cruciale, il processo sarà molto rapido».
Barnier ha aggiunto: «Non possiamo paragonare il processo molto lungo per i nuovi Paesi che vogliono entrare nell’UE e quello per gli ex Stati membri».
Difesa, sicurezza e tecnologia: la cooperazione non aspetta
In attesa di sviluppi sul fronte dell’adesione, Barnier ha indicato numerosi ambiti in cui UE e Regno Unito possono già collaborare proficuamente: difesa, sicurezza, cooperazione tra servizi di intelligence, intelligenza artificiale e nuove tecnologie.
Ha proposto la creazione di un nuovo organismo istituzionale, una sorta di «Consiglio europeo per la difesa e la sicurezza», che si affiancherebbe alle istituzioni esistenti e sarebbe aperto anche a Paesi non membri dell’UE come il Regno Unito, la Norvegia e l’Ucraina.
Il vertice del 22 luglio rinviato dopo le dimissioni di Starmer
Sul piano operativo, Regno Unito e UE stavano lavorando a un accordo da siglare al vertice del 22 luglio, che avrebbe dovuto includere un’intesa agroalimentare basata sull’allineamento delle norme sanitarie e fitosanitarie, uno scambio di quote di emissione e un programma di mobilità giovanile.
Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha tuttavia confermato all’inizio di questa settimana che l’incontro — la cui data era stata fissata appena la settimana scorsa al vertice del G7 in Francia — sarà rinviato alla luce delle dimissioni di Starmer.
Resta incerta la posizione del suo probabile successore, Andy Burnham. I Liberal Democratici e diversi deputati laburisti filo-europei lo hanno già invitato a «superare le linee rosse» su mercato unico e unione doganale, che Bruxelles considera un ostacolo decisivo a qualsiasi reale riavvicinamento.

