Barilla punta sul Mezzogiorno: cento milioni di euro per un polo integrato della pasta a Foggia

Quando un’azienda privata di rilevanza internazionale decide di investire cento milioni di euro in una delle aree più fragili del tessuto produttivo italiano, la notizia merita di essere letta con attenzione, non soltanto come fatto economico, ma come segnale di una possibile inversione di tendenza per il Sud. Il Gruppo Barilla ha annunciato la realizzazione di un polo integrato della pasta a Foggia, che includerà un molino di nuova generazione e che prenderà forma tra il 2028 e il 2030, trasformando il sito pugliese in uno degli hub strategici dell’intero gruppo a servizio del mercato italiano e dei principali mercati internazionali.

Il progetto non si limita alla costruzione di un nuovo impianto, ma ridisegna complessivamente l’assetto industriale di Barilla nel Mezzogiorno, con ricadute significative in termini di sostenibilità ambientale, efficienza logistica e capacità produttiva. La concentrazione delle attività nel nuovo polo foggiano comporterà necessariamente una ridefinizione del ruolo di alcuni siti esistenti, una scelta che il gruppo ha deciso di gestire attraverso l’ingresso di partner industriali capaci di garantire continuità operativa e prospettive di sviluppo nei territori interessati. Si tratta di un approccio che privilegia la responsabilità industriale rispetto alla semplice razionalizzazione dei costi, un segnale non trascurabile in un contesto in cui le ristrutturazioni aziendali si traducono troppo spesso in abbandoni.

Sul fronte delle cessioni, sono in fase di negoziazione avanzata due operazioni distinte: il Pastificio Liguori S.p.A. ha presentato un’offerta per l’acquisizione dello stabilimento di Marcianise, in provincia di Caserta, mentre Molino Casillo S.p.A. punta ai molini di Altamura, nel barese, e di Castelplanio, in provincia di Ancona. Per entrambe le transazioni, Barilla ha posto come prerequisito fondamentale la continuità occupazionale per tutte le persone coinvolte, una condizione che entrambi i potenziali acquirenti hanno dichiarato di voler rispettare, impegnandosi altresì a mantenere produzioni destinate al gruppo sulla base di contratti pluriennali di fornitura. Il 18 settembre il gruppo ha avviato il confronto formale con le organizzazioni sindacali sui contenuti del piano industriale, avviando così il percorso di condivisione che le procedure contrattuali e la buona prassi delle relazioni industriali richiedono.

La dimensione territoriale dell’operazione non sfugge alle istituzioni locali. Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, ha accolto l’annuncio con evidente soddisfazione, sottolineando come la scelta di Barilla confermi la vocazione strategica di Foggia e della sua provincia nel panorama agroalimentare nazionale. «Foggia e la sua provincia sono il cuore di una delle grandi vocazioni produttive della Puglia: qui c’è il Granaio d’Italia», ha dichiarato il governatore, ricordando come la crescita della regione passi inevitabilmente attraverso la capacità di investire sulla trasformazione dei prodotti agroalimentari e sul rafforzamento della relativa filiera. Un investimento come quello annunciato da Barilla, ha aggiunto Decaro, «significa rafforzare questo legame, portando innovazione e capacità produttiva proprio là dove esiste una filiera agricola di straordinaria importanza».

Il caso Barilla-Foggia offre, in definitiva, uno spunto di riflessione più ampio sul modello di sviluppo industriale che il Mezzogiorno può e deve perseguire. La presenza di una filiera agricola consolidata, come quella cerealicola della Capitanata, rappresenta un vantaggio competitivo reale soltanto se accompagnata da investimenti in trasformazione, logistica e innovazione tecnologica. Quando un operatore privato di primo piano riconosce questo potenziale e vi destina risorse significative, il compito delle istituzioni è quello di creare le condizioni perché l’esempio si moltiplichi, attraverso politiche industriali coerenti, infrastrutture adeguate e un quadro regolatorio che non scoraggi chi decide di scommettere sul territorio.

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