Un’organizzazione informale dentro la terza fondazione bancaria d’Italia
Le indagini sulla Fondazione CRT rivelano qualcosa di più di una semplice irregolarità procedurale. Dalle chat sequestrate dalla Procura di Roma emerge un sistema strutturato di coordinamento informale, costruito per condizionare gli equilibri interni dell’ente al di fuori di qualsiasi sede istituzionale. Una governance parallela, nei fatti.
Chi resta e chi è uscito dalla scena
La maggior parte degli indagati non siede più negli organi di vertice della Fondazione. Tuttavia, alcuni mantengono posizioni rilevanti. Davide Canavesio è amministratore delegato delle Officine Grandi Riparazioni, società controllata da CRT. Mazzola e Colombo risultano ancora nel Consiglio di indirizzo.
Quando Palenzona venne a conoscenza del patto, nelle chat scattò la ricerca del traditore. Bonadeo scrisse della caccia «al Giuda», indicando il proprio sospetto verso Galietti. Un episodio che, più di ogni altro, fotografa la natura del clima interno all’ente.
La risposta istituzionale: nuove regole e discontinuità
La Fondazione CRT ha già avviato una fase di discontinuità. La nuova presidente Anna Maria Poggi ha promosso una revisione profonda delle regole di funzionamento degli organi, segnalando la volontà di ricondurre la governance entro binari trasparenti e verificabili.
Il caso CRT interroga un modello più ampio. Le fondazioni bancarie svolgono un ruolo cruciale nel tessuto economico e culturale italiano: gestiscono partecipazioni rilevanti, finanziano istituzioni, orientano strategie territoriali. Proprio per questo, la solidità delle loro regole interne non è una questione tecnica. È una questione democratica.

