Mattia Maestri aveva quattro anni quando, nel giugno 2017, mangiò una porzione di formaggio “Due Laghi” prodotto con latte crudo da un caseificio di Coredo, in Trentino. Quel formaggio era contaminato da un ceppo di Escherichia coli produttore di Shigatossina, capace di scatenare la sindrome emolitico-uremica (SEU), una patologia che aggredisce reni, sangue e sistema nervoso. Mattia rimase in stato vegetativo permanente per nove anni. Il 2 agosto scorso, suo padre Giovanni Battista ne ha annunciato la morte.
Una vicenda che scuote le coscienze. E che ha spinto l’infettivologo Matteo Bassetti a lanciare un appello pubblico attraverso i social network, rivolgendosi direttamente ai genitori e chiedendo alle istituzioni regole più chiare sul consumo di prodotti caseari non pastorizzati da parte dei più piccoli.
Qual è il rischio concreto per i bambini?
Bassetti è stato netto: “Se possono non essere un problema nelle persone adulte, i formaggi a latte crudo lo rappresentano nei bambini”. Il sistema immunitario dei più piccoli non è ancora in grado di fronteggiare certi agenti patogeni con la stessa efficacia di un adulto. Il rischio non è teorico: la storia di Mattia lo dimostra con brutalità.
L’infettivologo ha tradotto questa consapevolezza in un invito pratico e immediato. “Se si va a fare una passeggiata nelle malghe o si trova un formaggio crudo e c’è un bambino, è meglio evitare di darglielo.” Una raccomandazione semplice. Eppure, in assenza di un obbligo informativo chiaro sulle confezioni, quanti genitori ne sono davvero consapevoli?
La risposta è probabilmente pochi. Ed è qui che si misura il fallimento regolatorio.
Cosa fanno gli altri Paesi europei — e cosa blocca l’Italia?
La Francia ha già legiferato in materia, sconsigliando il consumo di formaggi a latte crudo ai bambini sotto i dieci anni. Un modello concreto, già operativo, che l’Italia potrebbe adottare senza particolari sforzi normativi. Bassetti lo cita esplicitamente: “Cerchiamo anche in Italia, so che alcuni politici ci stanno lavorando, di dare almeno delle indicazioni ai genitori”.
In realtà un disegno di legge esiste già. Prevede un’avvertenza esplicita sulle confezioni di formaggi a latte crudo destinata a tutelare i bambini sotto i dieci anni. Giace in commissione al Senato da tempo, senza che l’esame sia ancora iniziato. La famiglia Maestri aveva portato la propria battaglia fino a Palazzo Madama, presentando anche un libro dedicato ai rischi dei formaggi non pastorizzati. Tutto fermo.
Bassetti chiede due cose precise: etichettatura obbligatoria sui prodotti a latte crudo, con indicazione esplicita del rischio per i minori, e un divieto — o almeno una raccomandazione formale — per i bambini sotto i dieci anni. Non si tratta di demonizzare una tradizione casearia di grande valore culturale ed economico per molte aree alpine e rurali del Paese. Si tratta di informare correttamente chi acquista, chi consuma, chi decide per i propri figli.
Un’etichetta. Una norma. Strumenti minimi di uno Stato che funziona. La morte di Mattia Maestri interroga le istituzioni con una semplicità disarmante: quanto tempo ancora deve passare?

