Frontiere Italia-Spagna, tensione fino a Ferragosto: Bruxelles invoca la temporaneità delle misure

La diplomazia non si ferma nemmeno d’agosto. Mentre milioni di italiani e spagnoli affollano aeroporti e scali turistici, una crisi silenziosa ma concreta si consuma ai varchi di controllo di Madrid, Barcellona, Malaga, Siviglia, Bilbao, Alicante, Valencia, Baleari e Canarie. Dalla mezzanotte di venerdì, la polizia spagnola ha avviato verifiche sui viaggiatori italiani, coinvolgendo il 5-10 per cento dei passeggeri dei 250 voli atterrati. Diverse migliaia di cittadini si sono ritrovati intrappolati in una disputa che, nelle sue radici più profonde, è già diventata soprattutto politica.

A tentare di ricucire lo strappo è il commissario europeo agli Affari interni, l’austriaco Magnus Brunner, che ha dichiarato di aver preso contatti diretti con i ministri dell’Interno di entrambi i Paesi. Il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, e il suo omologo spagnolo Fernando Grande-Marlaska «hanno confermato che i controlli alle frontiere interne sono temporanei», ha riferito Brunner, richiamando i «progressi compiuti nella lotta all’immigrazione clandestina» e la «fiducia» tra gli Stati membri come «risorsa più preziosa» dell’Unione. Parole di circostanza, certo, ma non prive di peso istituzionale in un momento in cui lo spazio Schengen rischia di diventare terreno di scontro elettorale.

Roma, nel frattempo, sembra aver scelto la strada della prudenza tattica. Ambasciate e consolati italiani in Spagna hanno rassicurato che i controlli a campione non stavano penalizzando eccessivamente i turisti, e fonti diplomatiche hanno fatto sapere che si intende «lasciar decantare» la situazione. Eppure, il clima non è disteso. A irritare il governo italiano non è stata soltanto la rapidità con cui Madrid ha pubblicato le fotografie dei controlli, ma soprattutto la motivazione ufficiale addotta nella lettera con cui la Spagna ha notificato all’Unione Europea la sospensione di Schengen: «la crescente pressione migratoria sulla rotta del Mediterraneo centrale che interessa l’Italia» e le sue potenziali ripercussioni «sull’ordine pubblico e sulla sicurezza interna». Un atto d’accusa diretto, che a Palazzo Chigi è stato letto come una provocazione intollerabile. Viminale e Farnesina confermano che «resta ferma la volontà» di rivalutare la sospensione entro Ferragosto, ma prima si intende osservare i flussi nell’exclave spagnola di Ceuta e consultare i report dell’intelligence.

Brunner si aggrappa a questi segnali con un ottimismo tutto istituzionale. «Le autorità spagnole ci hanno assicurato che gli eventi a Ceuta non avranno effetti duraturi sull’area Schengen», scrive il commissario, aggiungendo che «ci sono segnali dall’Italia che i controlli potrebbero essere revocati presto». La prudenza, tuttavia, è d’obbligo. Lo scontro affonda le radici in una distanza ideologica consolidata: Giorgia Meloni e Pedro Sánchez rappresentano rispettivamente i Conservatori e i Socialisti europei, famiglie politiche che si fronteggiano a Bruxelles su ogni dossier rilevante. E con le elezioni all’orizzonte per entrambi i Paesi nel 2026, nessuno dei due leader ha interesse a sembrare arrendevole. Meloni non ha mai compiuto una visita ufficiale a Madrid da quando è premier. Sánchez ne ha fatta una sola, nel 2023, e in maggio, a Roma per un vertice FAO, ha incontrato papa Leone ma non la presidente del Consiglio italiana.

Nell’opposizione italiana si alzano voci critiche su fronti opposti. Peppe Provenzano del Partito Democratico accusa Meloni di aver «aperto un’inutile quanto dannosa crisi con la Spagna per cercare di recuperare consensi in Italia». Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra va oltre, definendo «immotivata e falsa» la questione di Ceuta che ha innescato la sospensione di Schengen. Dall’altra parte dello spettro politico, Roberto Vannacci di Futuro Nazionale difende invece la posizione del governo, sostenendo che «la Spagna ha dei problemi con il controllo delle proprie frontiere e quindi è giusto che i Paesi dell’Unione europea prendano provvedimenti». Nel mezzo, un sistema di regole condivise — lo spazio Schengen, conquista concreta dell’integrazione europea — che rischia di pagare il prezzo più alto di una crisi nata lontano dai tavoli diplomatici, tra le acque di Ceuta e le spiagge estive di Lanzarote e La Maddalena, dove i due premier trascorrono le rispettive vacanze.

Quello che resta, alla fine, è la domanda più scomoda: quanto può reggere un’architettura istituzionale come Schengen quando diventa ostaggio di calcoli elettorali nazionali? La risposta, per ora, è rinviata a Ferragosto.

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