Il quadro strategico: perché il Mar Rosso è cruciale per l’Europa
Lo stretto di Bab el-Mandeb non è un dettaglio geografico secondario. Collega il Golfo di Aden al Mar Rosso, controllando di fatto le rotte commerciali tra l’Oceano Indiano e il Canale di Suez — e dunque il cuore del commercio mediterraneo. La sua destabilizzazione colpisce direttamente gli interessi economici europei, dai costi energetici ai prezzi delle merci.
In questo contesto, l’Alta Rappresentante dell’UE per la politica estera, Kaja Kallas, ha inviato il 19 settembre una lettera ai governi dei Ventisette per chiedere un rafforzamento della missione Eunavfor Aspides. La mossa segue la pressione esercitata dall’Italia, con il ministro della Difesa Guido Crosetto che aveva già sollecitato un’azione europea più decisa.
I punti chiave della lettera di Kallas
La lettera dell’Alta Rappresentante individua con chiarezza le lacune operative e le minacce in campo.
La risposta dei Ventisette sarà verificata in due sedi istituzionali: la riunione dei ministri della Difesa UE del 28 settembre e il Consiglio Affari Esteri del 12 ottobre.
La posizione italiana: tra pragmatismo e frustrazione
Roma non ha aspettato in silenzio. Crosetto aveva già mosso la fregata Carlo Bergamini per scortare un mercantile italiano al largo dello Yemen, denunciando pubblicamente la presenza di sole due navi da guerra europee nell’area. Un numero palesemente inadeguato.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva posto la questione in termini netti: se gli alleati non contribuiscono militarmente, devono farlo finanziariamente. La pressione degli armatori italiani e del ministero degli Esteri aveva preceduto le uscite pubbliche di entrambi i ministri. L’Italia, insomma, ha aperto il fronte diplomatico dopo mesi di solleciti inascoltati.
Sul piano operativo, si profilano due scenari. Il primo: altri Paesi UE — sul modello di Francia e Paesi Bassi, già presenti nell’area — assumono responsabilità dirette all’interno di Aspides. Il secondo: Roma rafforza unilateralmente la propria presenza con navi basate a Gibuti, chiedendo agli alleati un contributo alle spese, pur consapevole che un’approvazione formale richiederebbe l’unanimità in sede europea.
Aspides e Atalanta: le due missioni in campo
Aspides, lanciata nel febbraio 2024 con mandato difensivo, è già autorizzata all’uso della forza per proteggere i mercantili dagli attacchi Houthi — come avvenuto con le navi italiane Caio Duilio e Fasan. Il comando strategico è affidato alla Grecia; quello operativo si alterna tra Roma e Atene, attualmente guidata dall’ammiraglio Vasileyos Griparis. Italia e Grecia hanno garantito finora le tre navi della missione, affiancate a rotazione da unità di Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Belgio.
Kallas avrebbe già consultato Griparis per valutare quante navi aggiuntive siano necessarie per rendere la missione efficace a Bab el-Mandeb. Diversi analisti, tuttavia, avvertono che il solo rafforzamento navale potrebbe non bastare: la copertura aerea appare indispensabile, data l’avanzata degli Houthi lungo interi tratti della costa yemenita.
Atalanta, attiva dal 2008 contro la pirateria nel Mar Arabico, nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso, ha il proprio comando nella base spagnola di Rota. Anche questa missione potrebbe essere oggetto di revisione, nell’eventualità di un ripensamento complessivo dell’impegno navale europeo nella regione.
Posta in gioco: costi energetici e sicurezza degli asset italiani
L’urgenza non è solo militare. Una chiusura anche parziale di Bab el-Mandeb — dopo quella già sperimentata con lo stretto di Hormuz — avrebbe ricadute dirette sui costi energetici e commerciali per tutta l’Europa. Roma, in particolare, considera cruciali circa dieci passaggi settimanali nello stretto.
L’Italia paga già un prezzo concreto: la scorsa settimana un Eurofighter italiano è andato distrutto nel bombardamento Houthi su una base saudita. Mezzi avanzati italiani sono dislocati in diverse basi dell’Arabia Saudita, oltre a contingenti in Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Kuwait — tutti esposti all’escalation regionale innescata dal conflitto con l’Iran.
La risposta europea nei prossimi giorni dirà molto sulla capacità dell’Unione di agire come attore strategico coerente, non come somma di interessi nazionali divergenti. La lettera di Kallas ha aperto il confronto. Toccherà ai governi trasformarla in decisione.

