Riconoscimento facciale: la Camera introduce garanzie garantiste dopo il monito di Bruxelles

Il decreto legislativo italiano sull’uso dei sistemi di identificazione biometrica da parte delle forze dell’ordine, approvato in prima battuta dal Senato senza osservazioni, ha subito un significativo ridimensionamento alla Camera, dove le commissioni Affari costituzionali e Giustizia hanno inserito una serie di paletti voluti da Forza Italia, dopo che la Commissione europea aveva espresso una netta contrarietà rispetto ad alcune disposizioni ritenute incompatibili con l’AI Act. L’obiettivo del governo rimane quello di riportare il testo in Consiglio dei ministri entro il 4 agosto per il via libera definitivo.

La modifica più rilevante approvata dalle commissioni stabilisce che l’autorizzazione all’utilizzo dei sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale deve essere rilasciata dal giudice competente, e non semplicemente comunicata in forma orale al Procuratore della Repubblica, come prevedeva la versione originaria. Si tratta di una distinzione non soltanto procedurale, ma sostanziale: il coinvolgimento dell’autorità giudiziaria introduce un filtro di controllo indipendente, coerente con le garanzie costituzionali in materia di libertà personale.

Il nuovo parere, che recepisce complessivamente 19 osservazioni — non vincolanti per il governo, ma politicamente significative — prevede inoltre che la gestione dei dati biometrici sia proporzionata e condotta sotto supervisione umana, e che i risultati dell’autenticazione non possano avere autonoma efficacia probatoria. È richiesta la presenza di due operatori fisici incaricati di verificare gli esiti dell’identificazione prima di qualsiasi provvedimento che possa incidere sui diritti fondamentali.

Il monito europeo e la correzione di rotta

La frenata parlamentare è maturata in un contesto di pressioni convergenti. Il Garante per la Privacy aveva già chiesto un rafforzamento delle tutele, segnalando in particolare la previsione che consentiva la raccolta preventiva di dati biometrici di chiunque accedesse a un’area ritenuta sensibile, con conservazione in memoria per sette giorni. A questa voce si è aggiunta quella di Bruxelles: il portavoce della Commissione europea ha dichiarato senza ambiguità che l’AI Act vieta il controllo pubblico degli spostamenti quotidiani delle persone negli spazi accessibili al pubblico, qualificandolo come «un chiaro divieto».

Palazzo Chigi ha risposto con una nota in cui assicura che «l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà». La correzione di rotta è stata guidata in Parlamento da Forza Italia: la relatrice Cristina Rossello aveva già sollevato in mattinata osservazioni critiche in commissione Politiche europee, innescando il rinvio del voto su un parere che Lega e Fratelli d’Italia erano pronte ad approvare senza modifiche. Il capogruppo azzurro Enrico Costa ha rivendicato il contributo del suo partito, parlando di «significativo miglioramento in chiave garantista».

Le opposizioni, pur riconoscendo il metodo di lavoro più aperto adottato dalla maggioranza, hanno mantenuto il voto contrario. Pd, M5S, AVS, Più Europa e Italia Viva hanno organizzato un flash mob davanti a Palazzo Chigi, con cartelli recanti la scritta «No al Grande Fratello d’Italia». L’ultimo passaggio formale mancante rimane l’approvazione del parere da parte della commissione Politiche Ue della Camera, dopo la quale lo schema di decreto potrà tornare in Consiglio dei ministri per il varo definitivo.

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