Un primato negativo che pesa sugli studenti
Il Lazio detiene un record che nessuna regione vorrebbe. Secondo i dati dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica relativi all’anno scolastico 2023-2024, analizzati da Tuttoscuola e rilanciati dalla UIL Scuola, appena 407 dei 3.203 edifici scolastici censiti nella regione risultano dotati del certificato di agibilità. Una percentuale del 12,7%: la più bassa d’Italia. Non è un dato astratto. Dietro quelle cifre ci sono aule che perdono acqua, impianti di riscaldamento fuori uso e soffitti che cedono.
Il problema non è nuovo, ma la sua persistenza lo rende sempre più urgente. Ogni anno, all’avvio del nuovo anno scolastico, studenti e famiglie tornano a fare i conti con strutture inadeguate. Ogni anno, le promesse si accumulano. I cantieri, molto meno.
Gli episodi che hanno scosso la capitale
Il dicembre 2023 ha riportato il tema della sicurezza scolastica in cima all’agenda pubblica romana. Al liceo Machiavelli, una porzione di soffitto è crollata durante le lezioni, colpendo due studentesse. Le ragazze non hanno riportato conseguenze gravi. Ma gli studenti avevano già segnalato, nelle settimane precedenti, piccoli cedimenti che nessuno aveva ritenuto urgenti.
Meno di un anno dopo, nell’ottobre 2024, il liceo Gullace Talotta è stato colpito da due incendi dolosi consecutivi nella succursale di via Deportati del Quadraro. Circa 1.470 studenti sono stati trasferiti in altre sedi per consentire i lavori di ripristino. La discontinuità didattica ha pesato su centinaia di famiglie. Poi, nell’ottobre 2025, all’istituto Piaget Diaz è crollato un controsoffitto in una delle scale dell’edificio — pochi minuti prima dell’ingresso degli studenti. Un episodio che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.
Il portale ARES e i fondi che non arrivano
Al centro della disputa istituzionale c’è il portale ARES, il sistema regionale dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica attraverso cui gli enti proprietari censiscono le strutture e segnalano gli interventi necessari. Nel 2023, su indicazione della Regione, la Città metropolitana di Roma ha caricato sul portale un elenco di edifici bisognosi di lavori, per un valore complessivo di 68,2 milioni di euro. Una richiesta precisa, documentata, protocollata.
Due anni dopo, nell’ottobre 2025, il consigliere delegato all’edilizia scolastica Daniele Parrucci denunciava pubblicamente che quelle richieste non avevano ancora ricevuto risposta. Nel frattempo, il fabbisogno stimato era lievitato: l’amministrazione metropolitana calcola oggi che servono circa 300 milioni di euro per risolvere le criticità degli istituti superiori di Roma e provincia. Tra i casi più emblematici, quello del liceo Pacinotti-Archimede: la Città metropolitana aveva presentato già nel 2023 progetti per il rifacimento del tetto e la sostituzione degli infissi, caricando su ARES una richiesta di finanziamento da 1,8 milioni di euro. A gennaio 2026 l’istituto figurava ancora tra le circa 80 scuole per le quali i fondi non erano stati erogati.
Lo scontro politico e le accuse incrociate
La questione tecnica si intreccia inevitabilmente con quella politica. Jacopo Augenti, segretario dei Giovani Democratici di Roma, è diretto: «Il problema è che i fondi per l’edilizia scolastica esistono, sono a bilancio regionale, ma non vengono allocati né messi a disposizione della Città metropolitana». L’accusa è pesante. «C’è la volontà politica di non aiutare un’amministrazione di centrosinistra. Il fatto che la Città metropolitana sia governata da un colore diverso viene usato contro gli studenti».
A sostenere questa lettura, Augenti cita il rendiconto 2025 della Regione Lazio, chiuso con un avanzo di amministrazione superiore ai 300 milioni di euro. «Non spendere i soldi che si hanno a disposizione in servizi e infrastrutture è una scelta politica», afferma. Aggiunge che le scuole romane soffrono anche di isolamento termico insufficiente, un problema che il caldo di questi giorni rende ancora più evidente.
La maggioranza regionale respinge le accuse con altrettanta fermezza. Vittorio Sambucci, consigliere di Fratelli d’Italia e presidente dell’XI Commissione, ha definito il presidio annunciato da Pd e Giovani Democratici «una protesta costruita sul nulla», assicurando che la Giunta Rocca e gli assessori competenti lavorano da settimane per garantire il miglior avvio possibile dell’anno scolastico.
Un presidio rinviato, un problema che resta
Per il 10 settembre era previsto un presidio davanti alla sede della Regione Lazio, organizzato da studenti, Giovani Democratici e Partito democratico, per chiedere lo sblocco immediato dei fondi. I temporali che hanno colpito Roma hanno costretto gli organizzatori a rinviare l’iniziativa alle settimane successive. La pioggia ha fermato la protesta. Non ha fermato il problema.
Ciò che emerge con chiarezza, al di là delle contrapposizioni partitiche, è la necessità di meccanismi istituzionali più efficaci per la gestione dell’edilizia scolastica. In un sistema democratico maturo, la manutenzione delle scuole pubbliche non dovrebbe dipendere dagli equilibri politici tra enti di governo diverso. Dovrebbe dipendere da regole certe, tempi definiti e responsabilità chiare. Su questo, la discussione nel Lazio è ancora aperta.

