L’estate politica italiana si chiude con un quadro dei consensi che merita una lettura attenta, al di là delle semplificazioni cui siamo spesso abituati. Il nuovo sondaggio elaborato da Only Numbers di Alessandra Ghisleri per il programma Porta a Porta fotografa una fase di assestamento che riguarda entrambi i poli, ma con dinamiche interne assai diverse, e con alcune sorprese che non è prudente ignorare.
Il dato più rilevante riguarda Fratelli d’Italia, che si attesta al 26,3%: un calo di 2,1 punti percentuali rispetto all’inizio dell’estate, avvicinandosi ai livelli minimi registrati dal partito di Giorgia Meloni dall’inizio della legislatura. Non si tratta di un crollo, ma di una tendenza che tutti i principali istituti di sondaggi hanno confermato nel corso di questi mesi, e che sarebbe imprudente liquidare come fluttuazione stagionale.
Una parte di questa erosione sembra drenata verso Futuro Nazionale, il movimento del generale Roberto Vannacci, che attrae un segmento dell’elettorato sovranista e protestatario tradizionalmente contiguo alla destra di governo. Questo fenomeno, che si aggiunge alle difficoltà più generali del centrodestra, porta la coalizione a un aggregato complessivo del 41,7%, ancora competitivo ma non più nella posizione di forza che aveva caratterizzato l’avvio della legislatura.
Sul versante opposto, il Partito Democratico non cresce: anzi, registra anch’esso un calo di 1,5 punti, fermandosi al 20,7%. Eppure il cosiddetto campo largo mostra una tenuta complessiva che i numeri rendono politicamente significativa. Il Movimento 5 Stelle guadagna mezzo punto, portandosi all’11,9%, mentre Alleanza Verdi e Sinistra perde qualcosa, scendendo al 6,5%. Il risultato aggregato del polo progressista raggiunge il 43,2%, una quota che — con l’eventuale contributo di formazioni minori — potrebbe tradursi in un vantaggio decisivo nelle urne, soprattutto alla luce della nuova legge elettorale in corso di approvazione, che prevede un premio di maggioranza per la prima coalizione.
Tra i partiti centristi, Italia Viva perde ancora terreno, scendendo al 2,1% (-0,3%), mentre la vera sorpresa viene da +Europa, che balza al 2% con un incremento di 0,8 punti. Una crescita che molti osservatori collegano, almeno in parte, all’emozione suscitata dalla scomparsa di Emma Bonino, figura simbolo del liberalismo europeo italiano, capace di mobilitare un elettorato laico, europeista e moderato che spesso fatica a riconoscersi nelle offerte politiche tradizionali. Azione di Carlo Calenda rimane invece immobile al 3,3%, confermando una stabilità che è al tempo stesso un limite e una garanzia di sopravvivenza.
Il nodo cruciale che i dati lasciano irrisolto riguarda il futuro della coalizione di centrodestra. Se Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale trovassero un accordo per presentarsi uniti alle elezioni, il quadro cambierebbe sensibilmente, rendendo nuovamente contendibile una vittoria che oggi appare sfavorevole alla destra di governo. In assenza di tale intesa, il ritorno di un governo a guida progressista appare lo scenario più probabile. Rimane però aperta la questione della leadership: secondo Only Numbers, in un’eventuale competizione attraverso le primarie sarebbe Giuseppe Conte a prevalere su Elly Schlein, sebbene altri sondaggi recenti abbiano indicato l’esito contrario, rendendo questo punto ancora tutt’altro che definito.
Ciò che emerge con chiarezza, al di là delle singole percentuali, è che il sistema politico italiano attraversa una fase di mobilità elettorale che premia la coerenza programmatica e punisce le ambiguità. In un contesto europeo che richiede stabilità e capacità decisionale, la frammentazione e le incertezze delle coalizioni rappresentano un rischio che gli elettori più avvertiti — imprenditori, professionisti, amministratori locali — tendono a valutare con crescente preoccupazione. I sondaggi sono istantanee, non profezie; ma questa istantanea dice che il prossimo appuntamento elettorale si giocherà su margini molto stretti, e che ogni scelta di alleanza avrà un peso determinante.

