Con 750 ettari di natura viva e oltre 110.000 alberi ad alto fusto, il Parco di Monza è uno dei più grandi parchi recintati d’Europa. Non si tratta soltanto di un patrimonio paesaggistico da ammirare: è un asset strategico, economico e ambientale la cui rilevanza cresce in proporzione diretta all’intensificarsi della crisi climatica. La domanda che sempre più urbanisti, amministratori e imprenditori si pongono è semplice nella forma ma complessa nella sostanza: quanto vale davvero un parco urbano?
La risposta non è solo sentimentale. Secondo la FAO, gli alberi opportunamente posizionati intorno agli edifici possono ridurre del 30% il consumo di aria condizionata e far risparmiare tra il 20 e il 50% dell’energia necessaria per il raffrescamento estivo. Nelle aree urbane, una disposizione strategica del verde abbatte la temperatura dell’aria di 2-8 gradi centigradi. E la presenza di alberi e spazi verdi aumenta il valore degli immobili circostanti fino al 20%. Sono cifre che parlano il linguaggio dell’economia, non della nostalgia.
Il verde urbano, dunque, non è una spesa: è un investimento con rendimento misurabile.
Lo conferma anche l’esperienza concreta di alcune amministrazioni italiane. Il Comune di Bologna ha destinato nel 2025 circa 128.840 euro alla piantumazione di 160 alberi e arbusti. Un singolo esemplare adulto può costare tra i 2.000 e i 3.000 euro, una cifra che spaventa i bilanci comunali ma che va letta in un quadro più ampio. L’architetto Carlo Ratti, interpellato dal Sole 24 Ore, ha ricordato che il PNRR prevedeva inizialmente 330 milioni di euro per piantare 6,6 milioni di alberi nelle 14 città metropolitane italiane, mentre il programma Forestami a Milano ragiona su investimenti nell’ordine del miliardo di euro distribuiti su decenni. «Se una parte consistente delle morti da caldo è evitabile attraverso il verde», ha sottolineato Ratti, «e a queste aggiungiamo la riduzione di ricoveri, accessi al pronto soccorso e produttività perduta, c’è un ritorno sensibile». Un ragionamento che ogni amministratore responsabile dovrebbe fare proprio.
È in questo contesto che il Festival del Parco di Monza, in programma dal 18 al 20 e dal 25 al 27 settembre, acquista un significato che va ben oltre l’evento culturale stagionale. Il Festival offre un’occasione concreta di approfondimento su temi che riguardano la pianificazione territoriale, la resilienza climatica e il futuro delle comunità urbane. Sabato 26 settembre, presso la Villa Reale alle ore 10.30, il meteorologo e divulgatore Luca Lombroso presenterà il progetto Monza and Co. Green and Blue Transition, illustrando le azioni già in corso e quelle in fase di progettazione per dotare il territorio di una strategia climatica strutturata. All’incontro parteciperanno Arianna Bettin, assessora alla Cultura del Comune di Monza, Gianluca Comazzi, assessore al Territorio e Sistemi verdi della Regione Lombardia, e Luca Santambrogio, presidente della Provincia di Monza e Brianza. Nel pomeriggio dello stesso giorno, a Villa Mirabello alle ore 15.00, sarà il climatologo Luca Mercalli a prendere la parola con l’incontro dal titolo Che clima farà?
Il sindaco di Monza, Paolo Pilotto, ha inquadrato il Festival in una prospettiva istituzionale precisa: «Sarà un’occasione utile per affrontare i temi legati alla tutela del patrimonio naturale, alla sua cura e al costante lavoro di aggiornamento e sviluppo che richiede un’area così vasta all’interno del tessuto della città. Il Festival aiuta anche a mettere in prospettiva riflessioni e approfondimenti necessari a sostenere il compito delle istituzioni nel programmare con consapevolezza e responsabilità le scelte a lungo termine». Parole che riflettono un approccio pragmatico e istituzionalmente maturo alla governance del territorio.
Monza non si limita a ospitare eventi: ha avviato una vera e propria Strategia di Transizione Climatica, denominata «Monza & Co. – Green and Blue Transition», con il supporto finanziario di Fondazione Cariplo e con il Comune come ente capofila. L’assessora Bettin ha ricordato come la lunga estate appena trascorsa, gli eventi meteorologici estremi e il superamento ormai certo della soglia di 1,5 gradi di aumento delle temperature globali rispetto ai livelli preindustriali rendano urgente e non più procrastinabile un’azione coordinata. Il Parco stesso, con il suo fogliame ingiallito precocemente per le ondate di calore, si trasforma in un indicatore visibile e immediato della crisi in corso.
La lezione che emerge da Monza è trasferibile. Le città che sapranno valorizzare, proteggere e ampliare il proprio patrimonio verde non soltanto miglioreranno la qualità della vita dei propri cittadini, ma rafforzeranno la propria competitività economica, ridurranno i costi sanitari e attrarranno investimenti. Il verde urbano non è un lusso per le stagioni favorevoli: è infrastruttura, è politica industriale, è scelta civile.

