Ottant’anni di Repubblica: Mattarella celebra il 2 giugno come «atto di libertà senza precedenti»

Ottant’anni di Repubblica: Mattarella celebra il 2 giugno come «atto di libertà senza precedenti»

«Buona Repubblica a tutti». Con queste parole il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto la celebrazione dell’80° anniversario della nascita della Repubblica italiana, scegliendo di portare la festa direttamente tra i cittadini, in piazza del Quirinale, con maxischermi collegati in centinaia di città italiane. Un format inedito per un anniversario straordinario.

Un atto fondativo, non una semplice ricorrenza

Il voto referendario del 2 giugno 1946 fu, nelle parole di Mattarella, «un atto di libertà senza precedenti»: il momento in cui gli italiani scelsero di essere cittadini e non più sudditi. Alle urne si presentò quasi il 90% degli aventi diritto, tra cui per la prima volta le donne — quasi 13 milioni, più degli uomini che avevano loro a lungo negato quel diritto.

«Non è stata la risoluzione di tutti i problemi e le difficoltà che l’Italia aveva di fronte», ha riconosciuto il Capo dello Stato, ma fu «l’avvio di un grande percorso di sviluppo civile, sociale, economico». Un percorso che ha trasformato un Paese devastato dalla guerra in una delle economie più avanzate del mondo.

I volti della Repubblica

La celebrazione serale in piazza del Quirinale ha reso omaggio ai «volti della Repubblica»: servitori dello Stato come Aldo Moro, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, protagonisti dello sport, della musica, del cinema e della danza che hanno illustrato l’Italia nel mondo, e cittadini «solo in apparenza comuni», come i sanitari che nel 2020 hanno combattuto il Covid.

La mattina aveva già visto la tradizionale parata militare ai Fori Imperiali, tributo alle Forze Armate nel giorno della festa nazionale.

Il formato inedito: il Presidente intervistato dai giovani

Prima della serata evento, Rai1 ha trasmesso «Ne parliamo con il presidente», un format registrato nei giardini del Colle in cui dieci ragazzi under 35 hanno intervistato Mattarella. Un dialogo intergenerazionale che ha affrontato temi cruciali: dall’identità repubblicana all’immigrazione, dallo scenario internazionale al futuro del Paese.

«L’Italia si gioverà molto del coraggio dei giovani», ha dichiarato il Presidente, in un messaggio di fiducia rivolto alle nuove generazioni.

Integrazione e nuovi italiani

Tra i temi affrontati, Mattarella ha posto l’accento sull’inclusione delle seconde generazioni: ragazzi che «parlano e pensano italiano, che sono nelle nostre scuole, hanno stili di vita italiani nelle letture, nello sport». Il Quirinale aveva lanciato nei giorni precedenti una campagna social per raccogliere contributi video su cosa significhi oggi la Repubblica.

«Non lo consideriamo un problema», ha detto il Presidente riferendosi al fenomeno migratorio, ricordando che l’immigrazione ha plasmato l’Italia «dall’impero romano ai giorni d’oggi». «È in fondo anche la nostra storia. E il risultato finale non ci dispiace affatto, anzi siamo orgogliosi del popolo italiano».

Lo scenario internazionale: multilateralismo sotto pressione

Con tono più preoccupato, Mattarella ha richiamato l’attenzione sugli «uomini soli al comando» che minacciano il diritto internazionale e il multilateralismo, che per l’Italia definisce «indispensabile». Un riferimento esplicito ai quattro anni di aggressione russa all’Ucraina e ai diktat di Vladimir Putin che ostacolano il processo di pace.

Il Capo dello Stato non ha citato esplicitamente il presidente americano Donald Trump — anche per tutelare i rapporti transatlantici di cui è convinto sostenitore — ma il richiamo alle autocrazie che prendono a picconate il multilateralismo ha risuonato in modo inequivocabile.

Il bilancio: la Repubblica ha corrisposto alle aspettative

Il giudizio complessivo di Mattarella sugli ottant’anni di Repubblica è positivo. «Guardando indietro questa storia, con quello che ne è derivato di crescita dei diritti, di tutela della salute, di difesa del lavoro, di tutela dei territori, si può dire che la Repubblica ha corrisposto alle aspettative che quel voto ha espresso».

Nella lettera tradizionalmente indirizzata alle Forze Armate per il 2 giugno, il Presidente ha sottolineato che la ricorrenza non è «solamente una ricorrenza storica», ma rinnova «l’impegno collettivo all’affermazione, alla tutela e alla piena attuazione dei valori che costituiscono il fulcro della nostra Costituzione» — quella Carta che definisce «”casa comune”» degli italiani.

«Donne e uomini d’Italia, il 2 giugno di ottanta anni fa, vollero la Repubblica», ha concluso dal palco. «A noi il compito di continuare a preservarla, a renderla viva. Buona Repubblica».

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