Calcio italiano, scandalo arbitri: designazioni pilotate, Colombo e Doveri sentiti in Procura a Milano

L’inchiesta della Procura di Milano scuote il mondo arbitrale: testimonianze confermano un sistema di designazioni alterate

La Procura di Milano ha acquisito testimonianze di numerosi arbitri ed ex arbitri che confermerebbero l’esistenza di un sistema di designazioni pilotate nel calcio italiano. Al centro dell’indagine, coordinata dal pm Maurizio Ascione, figura l’ex designatore Gianluca Rocchi, indagato per frode sportiva insieme ad Andrea Gervasoni (supervisore VAR) e agli assistenti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo.

Le deposizioni, raccolte nel più assoluto riserbo negli ultimi mesi, delineano quello che gli inquirenti descrivono come una vera e propria rivolta interna al mondo arbitrale contro la gestione degli ultimi anni: dai criteri di valutazione alle promozioni, fino alle dinamiche che decidono chi avanza nella carriera e chi resta indietro.

Le designazioni sospette: Colombo per Bologna-Inter, Doveri dirottato in Coppa Italia

Nel rispetto della presunzione di innocenza — Rocchi non si è presentato all’interrogatorio fissato oggi presso la caserma della Guardia di Finanza di Milano, mentre Gervasoni ha invece risposto alla convocazione — emergono dettagli significativi dalle testimonianze acquisite agli atti.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le designazioni contestate riguarderebbero due scelte specifiche attribuite a Rocchi, presumibilmente concordate in un vertice a San Siro il 2 aprile 2025:

Non sorprende, pertanto, che sia Colombo che Doveri figurino tra le persone già ascoltate dal pm Ascione nel corso dell’inchiesta.

Voci interne: ex arbitri denunciano «epurazioni» e logiche di fazione

Il quadro che emerge dall’inchiesta resta, al momento, interamente circoscritto all’ambiente arbitrale. Ex fischietti come Domenico Rocca ed Eugenio Abbattista avrebbero denunciato i meccanismi di valutazione post-partita — determinanti per la continuità della carriera e dei compensi — nonché presunte epurazioni nei confronti di chi non si allineava alla corrente interna guidata da Rocchi.

Va sottolineato che nessun club, né come persona giuridica né attraverso propri dirigenti o emissari, risulta attualmente indagato nell’ambito del procedimento.

Abbattista: «L’AIA stuprata da mestieranti della poltrona»

Le parole più dure provengono da Eugenio Abbattista, unico direttore di gara ad essersi dimesso «per valori non negoziabili» in quasi 115 anni di storia dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA).

Abbattista descrive un’associazione «stuprata da mestieranti della poltrona e del voto», dove il cambiamento è apparente e il «nuovo» si traduce, a suo dire, in «reati certificati, sportivi e non, e minacce più o meno velate».

L’inchiesta è ancora nella sua fase preliminare. Le istituzioni sportive e i soggetti coinvolti avranno la possibilità di fornire la propria versione dei fatti nelle sedi competenti. La credibilità del sistema arbitrale italiano — e con essa quella dell’intero campionato — è tuttavia già al centro del dibattito pubblico.

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