Commissione Covid e legge elettorale: il centrosinistra cerca un fronte comune contro la maggioranza

Commissione Covid e legge elettorale: il centrosinistra cerca un fronte comune contro la maggioranza

Una lettera indirizzata ai presidenti di Camera e Senato, firmata da Francesco Boccia (PD), Stefano Patuanelli (M5S) e Peppe De Cristofaro (AVS), segna il tentativo delle opposizioni di costruire un fronte unitario su due dossier cruciali: la gestione della Commissione d’inchiesta sul Covid e la riforma della legge elettorale. La posta in gioco è alta, tanto sul piano istituzionale quanto su quello politico.

La Commissione Covid nel mirino: accuse di uso politico dell’organo parlamentare

Al centro della contestazione c’è Marco Lisei, esponente di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pandemia. Le opposizioni lo accusano di aver trasformato un organo di garanzia in uno strumento di attacco politico contro il governo Conte, in carica durante l’emergenza sanitaria.

La scintilla che ha fatto esplodere la crisi è l’interrogatorio di due persone informate sui fatti, avvenuto non nella sede istituzionale della Commissione, bensì in un commissariato di polizia. L’operazione sarebbe stata condotta da consulenti nominati da FdI, autorizzati tramite delega del presidente Lisei, e — denunciano le opposizioni — all’insaputa dei parlamentari componenti dell’organo.

Il centrosinistra definisce l’accaduto una «violazione costituzionale, legislativa e regolamentare di gravità evidente e inaudita», sottolineando come le informazioni così ottenute siano da considerarsi illegittime. La richiesta è netta: la rimozione di Lisei dalla presidenza e la sospensione dei lavori «fino al ripristino della legalità», o in alternativa lo scioglimento della Commissione stessa.

Dal punto di vista del rispetto delle istituzioni democratiche e del principio di legalità, la vicenda solleva interrogativi seri sul corretto funzionamento degli organi parlamentari, indipendentemente dal giudizio politico sull’operato del governo Conte durante la pandemia.

Legge elettorale: la battaglia sulle preferenze spacca la maggioranza

Sul secondo fronte, quello della legge elettorale, il centrosinistra si prepara a presentare emendamenti al testo cosiddetto «Bignami bis» entro giovedì. Il confronto tra i leader progressisti è ancora in corso, ma la strategia appare orientata verso un’azione coordinata, con modifiche sia di contenuto sia soppressive.

Il nodo più delicato riguarda le preferenze: è stato lo stesso Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di FdI, a rimetterle sul tavolo, nonostante la contrarietà di Forza Italia e Lega. Anche Noi Moderati ha annunciato un emendamento in tal senso.

Le opposizioni studiano come sfruttare questa crepa nella coalizione di governo. Se la proposta sulle preferenze arriverà in aula, PD e Movimento 5 Stelle sarebbero pronti a votarla, costringendo così FdI a una scelta scomoda: approvare le preferenze rompendo il patto con gli alleati, oppure votare contro smentendo le proprie stesse posizioni.

Picierno lascia il PD e lancia «Spazio Pubblico»: 4.000 adesioni in 24 ore

In questo contesto di fibrillazione politica si inserisce l’addio di Pina Picierno al Partito Democratico. La vicepresidente del Parlamento Europeo, già passata dal gruppo socialista al gruppo centrista Renew, ha accusato il PD di subire un’eccessiva influenza da parte di Conte e del Movimento 5 Stelle, allontanandosi così dalla vocazione europeista del partito.

Picierno ha fondato un nuovo movimento, Spazio Pubblico, con l’obiettivo dichiarato di costruire «un polo europeista e democratico» distinto sia dalla destra sia dalla sinistra tradizionale. L’iniziativa ha raccolto oltre 4.000 adesioni nelle prime 24 ore, segnale di un’area elettorale potenzialmente significativa.

L’uscita è stata accolta con favore da Carlo Calenda, anche se per ora Picierno non sembra intenzionata ad aderire ad Azione. Nel frattempo, il PD cerca di voltare pagina, anche attraverso la mobilitazione referendaria contro la riforma elettorale ribattezzata «Melonellum».

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