Compagnia di San Paolo: patrimonio a 13,1 miliardi e nuova visione filantropica europea
La Compagnia di San Paolo chiude il bilancio 2025 con un patrimonio di 13,1 miliardi di euro e un’attività erogativa in forte crescita, mentre il suo presidente Marco Gilli delinea un modello fondazionale rinnovato: radicato nei territori, ma proiettato verso le reti filantropiche europee e internazionali.
I numeri del bilancio 2025
I proventi salgono a 515 milioni di euro, contro i 409,4 milioni dell’anno precedente, trainati principalmente dai dividendi. Le erogazioni raggiungono 288,8 milioni, in netto aumento rispetto ai 188,4 milioni del 2024 e ben al di sopra della stima previsionale di 175 milioni.
Una quota consistente dell’avanzo — 391,9 milioni — è stata destinata a riserve e fondi di stabilizzazione. La Fondazione dichiara di poter garantire circa tre anni di attività erogativa anche in assenza di nuovi proventi, senza intaccare il patrimonio.
Più erogazioni, ma con prudenza strategica
«I numeri sono positivi, ma vanno letti dentro una strategia», spiega Gilli. «Abbiamo scelto di non tradurre integralmente questa crescita in spesa immediata: una parte rilevante dell’avanzo è stata destinata al consolidamento del patrimonio».
La scelta riflette una consapevolezza precisa: le fragilità sociali, educative e relazionali sono in aumento, e la Fondazione deve essere in grado di rispondervi anche in scenari economici avversi. Un approccio che coniuga solidità istituzionale e responsabilità intergenerazionale.
La posizione in Intesa Sanpaolo e Cdp
Sul fronte delle partecipazioni strategiche, Gilli conferma la piena soddisfazione per la quota detenuta in Intesa Sanpaolo, pur escludendo qualsiasi possibilità di incremento: i vincoli previsti dall’addendum al protocollo Acri-Mef non lo consentono. Recentemente è stata invece aumentata la partecipazione in Cassa Depositi e Prestiti.
«Manteniamo un approccio da investitore paziente», sottolinea il presidente. «Interveniamo solo quando ci sono esigenze di carattere istituzionale. L’obiettivo è garantire stabilità e rendimento nel lungo periodo».
La dimensione europea e internazionale
La Compagnia di San Paolo si posiziona sempre più come attore nelle reti filantropiche europee, in un momento in cui il continente ridefinisce modelli e strumenti di intervento. La Fondazione collabora con grandi fondazioni internazionali — anche statunitensi — ed è coinvolta in iniziative promosse dalla Commissione europea, tra cui lo Scale-up Fund a sostegno della competitività delle imprese ad alta tecnologia.
Il 25 e 26 giugno Torino ospiterà il meeting dello Scientific Advisory Board del Segretario Generale dell’ONU, un appuntamento che testimonia il peso crescente della Fondazione sulla scena multilaterale.
Collaborazione tra fondazioni: sì alla rete, no alle fusioni
Sul piano interno, Gilli descrive un sistema fondazionale italiano in evoluzione verso una maggiore cooperazione, specialmente tra soggetti di dimensioni diverse. Le fondazioni più grandi possono offrire risorse e competenze; quelle locali garantiscono una conoscenza capillare dei territori.
«Non vedo una spinta verso fusioni», precisa il presidente. «Il radicamento locale resta un valore fondamentale». Un equilibrio che rispecchia la logica della sussidiarietà cara alle istituzioni europee.
Investimenti “mission related” e il modello 4P
Tra le evoluzioni più significative della strategia, Gilli evidenzia il ruolo crescente degli investimenti mission related: capitale “paziente” che accetta rendimenti inferiori al mercato in cambio di impatto concreto su innovazione, sviluppo e trasformazione sociale.
La Fondazione si definisce sempre più un attore di sistema, non un semplice erogatore. Il modello adottato è quello delle 4P — Public, Private, Philanthropic, Partnership — che prevede la costruzione di alleanze strutturate tra soggetti pubblici, privati e filantropici per generare impatti replicabili su larga scala.
Le sfide all’orizzonte
Guardando al futuro, Gilli non nasconde le incertezze: l’evoluzione degli scenari geopolitici, la volatilità dei mercati e le pressioni inflazionistiche rendono difficile ogni previsione. La risposta della Fondazione punta su solidità patrimoniale, flessibilità operativa e investimento nelle persone.
«Dobbiamo essere pronti a rispondere rapidamente a eventuali nuove fragilità», conclude il presidente. Un impegno che, in un contesto europeo sempre più complesso, assume il carattere di una vera e propria responsabilità civica.

