Criminalità giovanile in Italia: il rapporto Eurispes fotografa un’emergenza sociale complessa
Roma, 16 giugno — La devianza giovanile è un fenomeno in crescita e in continua evoluzione, che non si presta a letture semplicistiche. È quanto emerge dall’ultima indagine dell’Eurispes, presentata dal presidente Gian Maria Fara, che offre un quadro articolato delle opinioni dei cittadini italiani e dei dati forniti dalle Forze di Polizia sui giovani denunciati.
Un malessere diffuso, non omogeneo
Secondo Fara, il mondo giovanile non costituisce un gruppo sociodemografico uniforme: accanto a ragazzi arruolati dalla criminalità organizzata o privati di percorsi scolastici e familiari stabili, esistono forme di devianza cosiddetta “borghese”, che si manifestano con vandalismo, bullismo e comportamenti autodistruttivi in contesti apparentemente privi di criticità.
«Per molti ragazzi la devianza esprime il disagio derivante dal confronto con una società di cui non si sentono realmente parte, né tantomeno protagonisti», ha dichiarato il presidente dell’Eurispes.
La percezione dei cittadini: sicurezza spaccata a metà
La percezione della sicurezza divide quasi equamente la popolazione italiana: il 46% giudica positivamente la situazione nel proprio comune, mentre il 44,5% esprime un giudizio negativo. Il 46,7% dei cittadini ritiene che i comportamenti devianti tra i giovani siano aumentati rispetto al passato.
Un dato significativo riguarda il rapporto tra realtà e percezione: secondo i cittadini, i mass media rappresentano il problema della criminalità giovanile in modo realistico, o addirittura con minore gravità rispetto alla realtà effettiva. Non si registra, quindi, un divario tra dati oggettivi e percezione sociale.
Le cause: famiglia e cultura della legalità al centro
Tra i fattori alla base della devianza giovanile, i cittadini indicano in primo luogo l’inadeguatezza della famiglia (19%), seguita dalla mancanza di una cultura della legalità (18,9%) e dalla carenza di opportunità lavorative (13%).
I fattori scatenanti: famiglia assente e contesti degradati
Sul fronte dei fattori che favoriscono comportamenti violenti, l’assenza o distrazione della famiglia è giudicata influente nell’85,5% dei casi. Seguono il contesto sociale degradato (77,4%), un’educazione troppo permissiva (75,3%) e la mancanza di autorevolezza delle istituzioni (73,1%).
Anche i modelli negativi veicolati dai pari hanno un peso rilevante: il cattivo esempio di amici o conoscenti raccoglie l’85,5% dei giudizi di incidenza medio-alta, seguito dal cattivo esempio in famiglia (79,5%) e dai modelli trasmessi da influencer o serie televisive (65,5%).
I social network: amplificatori della devianza
L’Eurispes sottolinea il ruolo dei social network come strumenti che amplificano i comportamenti devianti, rendendoli attraenti, disumanizzando le vittime e desensibilizzando gli autori. Una parte del fenomeno resta inoltre «sommersa», frenata dalla resistenza delle famiglie e dalla chiusura dei ragazzi stessi.
Bande giovanili: chi le conosce e dove
Il 52% dei cittadini dichiara di non avere informazioni sulla presenza di bande giovanili nella propria area. Il 33,5% ne è venuto a conoscenza indirettamente, tramite racconti di parenti o amici, mentre il 14,5% afferma un’esperienza diretta.
La distribuzione geografica è relativamente omogenea: nel Nord-Est il 36,9% ne ha sentito parlare attraverso conoscenti, nel Centro il 34,9%, nel Nord-Ovest il 33,6%, nelle Isole il 32% e nel Sud il 29,9%.
I reati più frequenti: insulti, vandalismo, aggressioni
Le condotte più associate alle bande giovanili sono insulti e derisione (68,5%) e atti di vandalismo (67,3%), seguiti da minacce (60,8%) e aggressioni fisiche (46,8%). Scippi e borseggi sono segnalati dal 43,4% dei cittadini, furti di veicoli dal 42,6%. Il 25,4% del campione associa le bande a episodi di molestie o violenza sessuale.
Composizione delle gang: realtà eterogenea
Secondo il 42,4% degli intervistati, le bande giovanili sono composte da ragazzi italiani e stranieri insieme. Il 25,4% le ritiene formate esclusivamente da stranieri, il 16,6% solo da italiani. Il 70,9% degli intervistati dichiara di essere a conoscenza di bande composte esclusivamente da maschi.
Denuncia e auto-restrizione: i comportamenti dei cittadini
Oltre la metà del campione (57,5%) dichiara di non aver mai sporto denuncia a fronte di episodi legati alle bande giovanili. Quasi sette cittadini su dieci (69%) hanno evitato almeno una volta determinate aree urbane ritenute frequentate da gang, con il 9,4% che lo fa sistematicamente.
Le proposte dei cittadini: più forze dell’ordine e più educazione
Per affrontare il fenomeno, il 47,2% dei cittadini giudica le norme attuali troppo indulgenti. Le soluzioni più indicate sono il rafforzamento della presenza delle Forze dell’ordine (15,5%), l’inasprimento delle pene anche per i minori (15,2%) e la promozione dell’educazione alla legalità nelle scuole (14,7%).
Seguono la creazione di spazi di aggregazione positivi come centri sportivi e culturali (14%), il sostegno all’occupazione giovanile (13,6%) e il supporto alle famiglie in difficoltà (8,8%). Solo il 6% cita la promozione di un uso corretto del Web tra le misure prioritarie.
Media e realtà: una rappresentazione equilibrata
Quasi la metà dei cittadini (46,1%) ritiene che la copertura mediatica rispecchi in modo realistico la gravità della criminalità giovanile. Il 27,4% sostiene invece che i media tendano a ridimensionare il problema, mentre il 26,5% li accusa di un’eccessiva enfasi allarmistica.
Infine, la metà degli intervistati dichiara di non aver mai assistito né di essere venuta a conoscenza di comportamenti violenti giovanili nel proprio contesto. L’altra metà, tuttavia, riferisce almeno un episodio: il 28,3% più di una volta, il 21,7% almeno una volta.

