Da Rieti al Cilento: la seconda vita di Elsa Taddeo, memoria storica della Procura reatina

Elsa Taddeo ha dedicato 35 anni della sua vita alla giustizia, servendo come segretaria, cancelliera e funzionaria nella Procura della Repubblica di Rieti dal 1980 al 2015. Oggi, in pensione, ha scelto di trasferirsi nel Cilento, dove si dedica alla campagna e alle lunghe passeggiate con il marito.

Una carriera al servizio della giustizia

Testimone di una stagione di profonde trasformazioni che ha caratterizzato la magistratura italiana tra la fine del secolo scorso e i primi anni 2000, Taddeo ha rappresentato un punto di riferimento costante per cinque procuratori che si sono succeduti a piazza Bachelet.

“Ho scelto di vivere a Cicerale, vicino al paese dove sono nata”, racconta. “Mi dedico alla campagna, che è sempre stato il mio sfogo dopo il lavoro”. I legami con Rieti rimangono saldi: la figlia lavora come capo reparto in un supermercato locale, mentre possiede ancora un piccolo appezzamento boschivo a Contigliano.

Gli anni pioneristici della Procura

Il suo arrivo nel 1980 coincise con un periodo particolarmente intenso per la giustizia reatina. “Eravamo solo in tre nella cancelleria diretta da Fernando Moroni”, ricorda. “In quel periodo nacquero le inchieste sul terrorismo in Sabina e si verificarono importanti casi di cronaca”.

L’era pre-digitale richiedeva metodi di lavoro oggi impensabili. “Ogni dato relativo ai fascicoli veniva annotato a penna sui brogliacci, mentre per verbalizzare denunce e sequestri si usava la macchina da scrivere”, spiega Taddeo. “Ricordo intere giornate trascorse dal segretario Edmondo Grossi chino sui tasti”.

Sacrifici personali per il dovere professionale

La dedizione al lavoro comportava spesso sacrifici significativi. “C’erano giorni che non tornavo neppure a casa per il pranzo, soprattutto quando dovevo accompagnare in carcere i magistrati per interrogatori e convalide”, racconta.

Un episodio rimane particolarmente impresso nella sua memoria: “Una volta trascorsi Pasqua in ufficio insieme al pm Santangelo per preparare gli atti da trasmettere al gip per la convalida di alcuni arresti, perché il rischio era di far scadere i termini del fermo. A casa dovettero festeggiare senza di me”.

I magistrati che hanno segnato la sua carriera

Tra i procuratori con cui ha collaborato, Taddeo ricorda con particolare affetto Gaetano La Sala, il primo ad accoglierla quando fu assunta. “C’era una stima reciproca e apprezzava l’impegno che mettevo nel lavoro in un momento in cui l’organico era ai minimi storici”.

Significativa anche la collaborazione con Giovanni Canzio, che accompagnava negli interrogatori in altri carceri. “Nel caso dell’inchiesta sullo scandalo degli alberghi d’oro, che coinvolse funzionari della Regione, in un solo giorno potevamo spostarci tra Latina, Roma e Frosinone”, ricorda. “Il metodo del dottor Canzio era quello di condurre le indagini in tempi rapidi, evitando le lungaggini”.

Le inchieste che hanno lasciato il segno

Tra i casi che l’hanno maggiormente colpita, Taddeo ricorda con dolore gli abusi subiti da una bambina di nove anni in una frazione del territorio. “Conoscere i dettagli di quelle violenze fu uno dei momenti più difficili della mia attività. Quella storia me la porto ancora dentro”.

Un altro episodio particolarmente toccante la vide protagonista durante la gravidanza: “Ero al settimo mese quando, con il procuratore La Sala, dovemmo recarci alla sala mortuaria per un bambino di sei anni annegato in un fossato. Mi sentii male e l’anatomopatologo evitò di farmi presenziare”.

Il rimpianto per i rapporti umani perduti

Pur riconoscendo i benefici dell’informatizzazione, Taddeo esprime nostalgia per alcuni aspetti del passato. “Rimpiango la dialettica che esisteva tra le persone, anche quando diventava accesa per i contrasti che nascevano in ufficio”, conclude. “Oggi comandano i computer e finisce che tra colleghi non ci si parla quasi più”.

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