David Miliband: «Con Hormuz la crisi è diventata globale. La leadership italiana è indispensabile»

David Miliband: «Con Hormuz la crisi è diventata globale. La leadership italiana è indispensabile»

David Miliband, ex ministro degli Esteri britannico e oggi presidente dell’International Rescue Committee, lancia l’allarme: dallo Stretto di Hormuz all’Ebola in Congo, passando per Sudan e Gaza, il mondo affronta una nuova ondata di crisi umanitarie senza precedenti. E chiede all’Italia un ruolo da protagonista.

Un disordine mondiale che accelera

Il rapporto semestrale dell’IRC, intitolato The New World Disorder: More Shocks, Fewer Shock Absorbers, fotografa un deterioramento qualitativo — non solo quantitativo — dello scenario globale. Miliband lo spiega con chiarezza: «Non avevamo previsto una guerra con l’Iran. La chiusura dello Stretto di Hormuz è un nuovo shock. La crisi di Ebola in Congo e Uganda è un nuovo shock».

Il punto di svolta, secondo l’ex ministro laburista, risiede nella natura sistemica delle conseguenze: «Quando una grande potenza come gli Stati Uniti entra in conflitto in un passaggio strategico come Hormuz, le ripercussioni sono globali. E quando i tagli agli aiuti colpiscono salute, acqua e servizi igienico-sanitari, l’effetto di ritorno è inevitabile».

Crisi dimenticate: Haiti, Sud Sudan, Congo

L’attenzione mediatica concentrata sull’Iran rischia di oscurare altre emergenze ugualmente gravi. Miliband cita la guerra dei droni ad Haiti e i 400.000 sfollati in Sud Sudan come esempi di una «pericolosa nuova normalità di caos e disordine».

Sul Congo, il ragionamento è impietoso: trascurare la prevenzione sanitaria significa pagare molto di più per gestire le epidemie. «Il mondo potrebbe dover spendere molto di più in Congo adesso di quanto avrebbe speso in prevenzione delle pandemie».

La miopia dei tagli agli aiuti

Il confronto tra spesa militare e aiuti umanitari è al centro dell’analisi di Miliband. L’obiettivo NATO del 5% del PIL per la difesa — cui l’Italia ha aderito — supera di dieci volte i bilanci degli aiuti. «In America, l’1% del bilancio federale veniva speso in aiuti. Vuol dire che 99 dollari su ogni 100 andavano a priorità interne».

A eccezione dell’Unione Europea, della Danimarca e della Norvegia, i bilanci degli aiuti sono ovunque sotto pressione. «Spero che Ebola mostri la miopia di questi tagli», afferma Miliband.

Ucraina: tenuta europea di fronte all’aggressione russa

Sul fronte ucraino, Miliband riconosce l’enorme sofferenza dei civili, ma sottolinea la risposta europea come un elemento positivo: «L’Europa si è fatta avanti per riempire il vuoto lasciato dall’ambivalenza americana». La sconfitta di Orbán alle elezioni ungheresi ha sbloccato il sostegno finanziario europeo a Kiev.

«Putin puntava sulla stanchezza verso l’Ucraina, e non ci sono prove che esista. L’Europa ha tenuto la posizione». Per Miliband, la vicenda ucraina è una storia di «straordinaria tenuta», resa possibile dalla solidarietà dei governi e dei popoli europei.

Mediterraneo: morti in aumento nonostante il calo degli arrivi

Sul fronte migratorio, i dati rivelano una contraddizione allarmante: gli arrivi nel Mediterraneo sono in calo, ma i morti aumentano. Miliband individua tre fattori strutturali:

«L’Italia ha molto da guadagnare da uno sforzo europeo coordinato, sia sul fronte diplomatico sia su quello migratorio», sottolinea Miliband, ricordando come Roma abbia storicamente rivendicato una distribuzione più equa delle responsabilità tra gli Stati membri.

Sudan e Gaza in cima alla Watchlist

Secondo i dati dell’IRC, il Sudan è oggi la più grande crisi umanitaria del mondo, seguito da Gaza. Miliband si appella direttamente al pubblico italiano: «Credete fermamente che qualsiasi euro dato dal pubblico italiano o dal governo italiano possa finanziare programmi efficaci con un impatto a lungo termine. È un mito che gli aiuti non funzionino».

L’IRC raccomanda che il 60% dei fondi per gli aiuti venga destinato agli Stati fragili e colpiti da conflitti. Vaccinare un bambino, combattere la malnutrizione, sostenere le vittime di violenza sessuale: «Questi sono investimenti a lungo termine, non solo a breve termine».

La proposta italiana sulla conversione del debito

Miliband accoglie con favore l’intenzione della premier Giorgia Meloni di dimezzare il debito detenuto dagli Stati a basso e medio reddito in Africa. «La leadership italiana in Europa e nelle crisi globali è indispensabile», afferma senza esitazione.

L’IRC sostiene da tempo la conversione del debito a fini umanitari: i risparmi derivanti dalla ristrutturazione del debito verrebbero reindirizzati verso programmi umanitari, sul modello delle già sperimentate conversioni ambientali. «Non è mai esistita una conversione umanitaria del debito. Abbiamo scritto alle autorità italiane illustrando le nostre idee, e vogliamo vederle portate avanti».

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