La premier lascia Evian soddisfatta: “Clima ottimo, convergenza su tutti i dossier”
Giorgia Meloni ha chiuso il G7 di Evian con un bilancio positivo, rivendicando l’unità del gruppo sui temi più delicati — dall’Ucraina all’accordo con l’Iran — e confermando la solidità del rapporto con il presidente americano Donald Trump. La presidente del Consiglio ha parlato di “vertice importante” nella conferenza stampa finale, ringraziando il padrone di casa Emmanuel Macron per l’organizzazione del summit sulle rive del Lago Lemano.
Il segnale più atteso riguardava lo stato delle relazioni tra Roma e Washington, dopo settimane di frizioni sul dossier iraniano. Meloni ha scelto di chiudere ogni ipotesi di gelo diplomatico: “Ho trovato il rapporto immutato”, ha dichiarato, precisando che con Trump non vi sono state recriminazioni né la necessità di chiarimenti formali.
Il rapporto con Trump: “Non abbiamo bisogno di chiarirci”
La premier ha descritto il suo legame con il presidente americano in termini di reciproco rispetto tra interlocutori dalla forte personalità: “Io e Donald abbiamo un carattere abbastanza forte, siamo due persone che difendono con determinazione il loro interesse nazionale”. Secondo Meloni, le divergenze non richiedono chiarimenti espliciti: i due leader hanno ripreso i lavori “con la stessa naturalezza” dei precedenti incontri.
Prima della conferenza stampa conclusiva, Meloni ha avuto un ulteriore colloquio bilaterale con Trump. Le immagini diffuse da Palazzo Chigi mostrano la premier sorridente accanto al presidente degli Stati Uniti nel salone del Royal Hotel.
L’accordo con l’Iran: congratulazioni a Trump, ora viene la parte difficile
Tra i dossier di maggior peso al vertice, l’intesa raggiunta tra Washington e Teheran ha occupato la scena centrale. “Ci siamo congratulati con il presidente Trump per l’accordo con l’Iran”, ha riferito Meloni, definendolo “un importante quadro di riferimento per la stabilità della regione nel suo complesso”.
La premier ha però avvertito che la fase più delicata è quella dell’attuazione: “È importante lavorare per la sua implementazione, a partire dalla necessità di assicurare la sicurezza delle rotte marittime internazionali e la piena libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.
Sul possibile coinvolgimento italiano in eventuali missioni di sicurezza marittima, Meloni ha confermato la disponibilità di Roma, precisando che qualsiasi operazione dovrà essere esclusivamente difensiva e autorizzata dal Parlamento. I tempi restano incerti: “Ci sono 60 giorni”, ha detto, durante i quali si valuterà l’evoluzione della situazione prima di decidere se e quando intervenire.
Ucraina: G7 compatto, ma da Mosca nessun segnale serio
Sul fronte ucraino, i leader del G7 hanno raggiunto una posizione comune. Nella dichiarazione finale, i Sette si dicono “uniti nel loro incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale”, riconoscendo “un nuovo slancio” nelle operazioni sul campo.
Sul piano militare, i paesi del G7 si sono impegnati a rafforzare le forniture a Kiev, con particolare attenzione alla difesa aerea, ai sistemi aggiuntivi e alle capacità a lungo raggio. Sul fronte economico, i leader hanno annunciato un inasprimento delle sanzioni contro la Russia, “incluse quelle sui settori petrolifero e del gas”.
Meloni ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, fotografando “una situazione sul campo molto diversa da quella che certa propaganda russa continua a raccontare”. L’obiettivo dichiarato resta quello di “favorire un confronto diretto tra Zelensky e Putin”: Kiev si è detta disponibile con una lettera aperta indirizzata al Cremlino, ma da Mosca, ha sottolineato la premier, non è arrivato “nessun segnale serio”.
Sulla scelta di un eventuale mediatore europeo, Meloni si è mostrata pragmatica: sarebbe “molto difficile” indicare un rappresentante dei grandi paesi europei, poiché rischierebbe di complicare i negoziati. Meglio, ha suggerito, orientarsi verso le medie potenze dell’Unione europea. I riflettori si spostano ora sul formato E5 di mercoledì a Berlino, con i leader di Germania, Italia, Francia, Regno Unito e Polonia.
Politica interna: Meloni fredda sull’ipotesi Vannacci in coalizione
A margine del vertice, la premier è stata interpellata anche su un tema di politica interna: l’eventuale ingresso del movimento di Roberto Vannacci nella coalizione di centrodestra. Meloni non ha nascosto le sue riserve, ricordando che il movimento ha già dichiarato la propria indisponibilità all’alleanza e sottolineando i ripetuti voti contrari alla fiducia al governo.
La premier ha però allargato la prospettiva con una considerazione di fondo: “La politica non è mai aritmetica”. E ha concluso con un messaggio chiaro in vista delle prossime elezioni: “Il modo migliore per vincere è governare bene. A farmi vincere non saranno le alleanze, ma il giudizio complessivo degli italiani sul lavoro fatto in questi anni”.

