G7 di Évian: Meloni e Trump, prove di disgelo tra battute e dossier pesanti
Un siparietto cordiale, qualche risata, e una battuta che vale più di un comunicato ufficiale. Al G7 di Évian-les-Bains, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente americano Donald Trump hanno dato vita a un momento di distensione osservato con interesse dai leader presenti, Germania in testa.
«Siete di nuovo amici?», ha chiesto sorridendo il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. «Siamo sempre stati amici», ha risposto Meloni, accarezzando il braccio di Trump. «Mmh, sono stato abbandonato…», ha replicato il tycoon, provocando la risata della premier. Sullo sfondo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha assistito divertito alla scena.
Un’amicizia uscita ammaccata
Il gelo tra Roma e Washington aveva radici concrete: la guerra in Iran, il diniego italiano all’uso della base di Sigonella e le stoccate di Trump nei confronti di Papa Leone XIV avevano incrinato un rapporto che sembrava saldo. Il tycoon aveva accusato Meloni di averlo tradito nel momento del bisogno.
La premier aveva rispedito le accuse al mittente, prima in un incontro diretto con il segretario di Stato Marco Rubio a Roma oltre un mese fa, poi lunedì sera in un primo chiarimento con Trump durante la cena all’hotel Royal, sede del summit, accompagnati dalle proposte gastronomiche del ristorante Les Fresques, una stella Michelin.
Il mantra dell’unità occidentale
Meloni ha continuato a ribadire a Trump un messaggio chiaro: preservare l’unità dell’Occidente è una priorità non negoziabile. Dividersi ora, in un contesto di crisi internazionali multiple e di una guerra combattuta a pezzi, sarebbe «inutile e dannoso».
Trump, in questo summit, ha sorpreso gli osservatori optando per un profilo moderato, lontano dai colpi di scena che avevano caratterizzato le sue precedenti partecipazioni al G7. Anche sul dossier ucraino ha smentito le previsioni della vigilia: si è detto pronto a sostenere Zelensky, ripristinando le sanzioni americane sul petrolio russo sospese il 16 maggio scorso, e non ha chiuso sulla fornitura di missili Patriot.
Medio Oriente: nebbia fitta sul perimetro dell’intesa
Alla sessione di lavoro sul Medio Oriente, Trump non ha dissipato i dubbi degli alleati. Meloni, intervenendo in un tailleur beige — «You can consider me a fighter», ha scherzato con Merz — ha posto l’accento sulla sicurezza delle rotte marittime e la libertà di navigazione, ribadendo la disponibilità italiana a contribuire attraverso missioni internazionali.
La premier ha chiesto soluzioni giuste e durature per Gaza e il Libano, respingendo l’idea di tregue di breve periodo come soluzione strutturale al conflitto.
Ucraina: la fermezza come leva negoziale
Sul fronte ucraino, Meloni ha tentato di consolidare la posizione del G7 e di ancorare Trump a un approccio più fermo. Nel suo intervento ha ricordato che la Russia, nonostante ingenti perdite, ha conquistato meno dell’1,5% del territorio ucraino, e che l’avanzata nel 2026 si è di fatto arrestata.
Contrastando la posizione emersa dal summit di Anchorage tra Trump e Putin, la premier ha affermato che Mosca non può pretendere territori che non è riuscita a ottenere militarmente: una simile concessione sarebbe priva di senso logico e giuridico. La strategia russa, ha aggiunto, punta oggi sulla stanchezza degli ucraini e dell’Occidente, colpendo infrastrutture e civili e facendo leva sulla disinformazione.
Ma anche i russi sono esausti, ha sottolineato Meloni: l’economia russa è fiaccata, e la fermezza dell’Occidente resta la leva decisiva per spingere Putin al tavolo dei negoziati. Spetta a Mosca, ha rimarcato, dare segnali concreti di volere la pace, aprendo finalmente a un confronto diretto tra lo zar e Zelensky.
La cena di gala e l’ultima giornata
A margine dei lavori, la cena di gala ha visto esibirsi tra gli altri la pianista italiana Beatrice Rana, di fama mondiale. Tra i brani eseguiti, Mission di Ennio Morricone. «La bellezza italiana torna sempre», ha commentato Meloni con soddisfazione.
Resta aperta la questione di un bilaterale formale tra la premier e Trump, al momento non in agenda. Sarebbe il sigillo definitivo del disgelo. Ma dipenderà dalla volontà del tycoon — e dal calcolo politico di Meloni.

