Retribuzioni nel pubblico impiego: indennità garantite anche in ferie, sprint per i rinnovi contrattuali entro l’estate

Retribuzioni nel pubblico impiego: indennità garantite anche in ferie, sprint per i rinnovi contrattuali entro l’estate

Due sentenze delle Corti d’Appello di Roma e Torino ridisegnano i diritti retributivi dei dipendenti pubblici italiani: le indennità di turno, notturno e festivo devono essere riconosciute anche durante le ferie. Nel frattempo, il ministro della Funzione pubblica Paolo Zangrillo punta a chiudere la tornata contrattuale 2025-27 prima dell’estate.

Le sentenze che cambiano le buste paga

La Corte d’Appello di Roma, con la sentenza n. 2737/2026, ha stabilito che una retribuzione decurtata durante il periodo di ferie produce un effetto dissuasivo sul godimento del riposo annuale, ponendosi in contrasto con il diritto europeo e con l’articolo 36 della Costituzione italiana. La Corte d’Appello di Torino ha confermato la medesima interpretazione con la sentenza n. 87/2026.

Le due pronunce si inseriscono in un quadro giurisprudenziale già consolidato: nel 2025, la Corte di Cassazione aveva anticipato questo orientamento con la sentenza n. 25528/2025, stabilendo che l’indennità di turnazione spetta anche in ferie, in quanto componente inscindibile della retribuzione ordinaria.

Chi beneficia e di quanto

I ricorsi erano stati presentati dalla Uil Fpl e riguardano lavoratori del comparto sanitario. Il primo caso coinvolge un dipendente della ASL di Vercelli, che riceverà circa 1.500 euro di arretrati per il periodo 2019-2024; il secondo riguarda un lavoratore romano, che incasserà poco più di 1.900 euro per le stesse annualità.

Gli arretrati sono soggetti alla prescrizione quinquennale. Le voci retributive interessate includono:

«Durante le ferie si ha diritto a percepire non solo la retribuzione base, ma anche tutte le indennità accessorie collegate alla prestazione», ha dichiarato Rita Longobardi, segretaria generale della Uil Fpl e reggente Uil Pa.

Un principio di portata generale

Sebbene i casi giudicati riguardino il personale sanitario, il principio affermato dalle due Corti ha portata universale e si estende a tutto il pubblico impiego: dagli enti locali ai ministeri, dalla scuola alle università. Il criterio determinante non è il comparto né la qualifica, bensì la natura funzionale dell’indennità rispetto alle mansioni svolte.

Longobardi ha sottolineato che «per la prima volta due tra le più importanti Corti d’Appello italiane convergono sul lavoro pubblico, applicando in modo rigoroso l’articolo 7 della direttiva 2003/88/CE e l’orientamento ormai consolidato della Corte di Cassazione». Spetta ora alle pubbliche amministrazioni adeguare le proprie pratiche retributive.

Rinnovi contrattuali: Zangrillo accelera

Sul fronte dei contratti collettivi, il quadro appare in rapida evoluzione. Secondo l’ultimo rapporto dell’Aran, i rinnovi contrattuali e i premi di produttività hanno già determinato una crescita salariale di quasi il 14% nel pubblico impiego.

Al Festival dell’Economia di Trento, il ministro Paolo Zangrillo ha annunciato l’intenzione di chiudere l’intera tornata contrattuale 2025-27 entro la fine dell’anno, con un obiettivo personale ancora più ambizioso: «Voglio riuscirci prima dell’estate». Un segnale concreto è già arrivato con la sottoscrizione, all’inizio di aprile, della parte economica del nuovo contratto della scuola, comparto che da solo rappresenta oltre un terzo dei lavoratori pubblici italiani.

L’insieme di questi sviluppi — sentenze favorevoli sui diritti retributivi e accelerazione dei rinnovi contrattuali — delinea una stagione di significative trasformazioni per il pubblico impiego, con ricadute concrete su centinaia di migliaia di lavoratori e sulle finanze delle amministrazioni chiamate ad adeguarsi.

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